Benvenuti Schibriani!

Benvenuti nella gilda degli Undead Spirits,

luogo e patria dei racconti ritrovati su un antico manoscritto,

redatti da me su questo Blog.

Buona lettura.

Schibrio.

Prossimamente sul blog:

Le memorie di Yorpach: L'investitura di Darren Butler - Parte seconda (progress: 06 %)
Mi scuso con i lettori per l'improvviso cambio di programma, ma dalla trascrittura degli antichi testi ho notato che il racconto "Il matrimonio" risulterebbe troppo lungo per i limiti da me imposti nella lunghezza della singola storia. Indi per cui attuerò una separazione dello stesso in 4 racconti diversi: "La triste storia di Fleur Lacroix"; "L'investitura di Darren Butler"; "La rivoluzione dei regni"; e per finire "Il matrimonio". La prossima avventura vedrà narrare la storia di Darren Butler prima e durante la rivoluzione dei regni e vi porterà a conoscere la storia di uno dei protagonisti principali della saga "Le memorie di Yorpach".

Buona lettura.

Thursday, February 11, 2010

Le memorie di Yorpach: La fuga

Questo é un "Sequel/Spin off" del racconto "La battaglia dei due regni" presente su questo Blog. Consiglio al lettore di aver concluso la lettura del racconto principale prima di proseguire con questo scritto.

Schibrio



TUM TUM TUM
Un sonoro bussare sulla porta in mogano svegliò dal sonno profondo Victor Lefevre. Alzò un cipiglio castano e osservò il duro legno scuro dell’ingresso dallo scranno dove tranquillamente pisolava. Sperò che non fosse un controllo del comandante e a voce ferma chiese l’identificazione. Nessuna risposta. Pensò ad uno scherzo di qualche buontempone. Chiuse bofonchiando le palpebre pesanti e appoggiò la testa alla dura roccia cercando di riprendere il sonno interrotto.
La porta bussò di nuovo.
Le palpebre scattarono leste e gli occhi marroni squadrarono il rettangolo buio della porta. Provò di nuovo a domandare di riconoscere le proprie generalità a chiunque avesse bussato. Stessa risposta precedente, silenzio assoluto.
Alzò la poderosa mole dallo scranno con aria dubbiosa. La divisa nera con una torre bianca sulla parte pettorale era indosso a quell’uomo sulla quarantina. Cicatrice sulla guancia destra, barba incolta e lunga qualche centimetro, naso a patata, taglio degli occhi sottile e fronte rugosa completavano il viso burbero di Victor.
A fianco del tavolo pieno di documenti dove stava riposando pochi attimi prima trovò la picca e l’elmo che aveva appoggiato qualche ora prima. La luce delle torce rischiarava debolmente quella stanza priva di finestre. Inforcò l’elmo sulla testa e mosse un passo verso la porta con crescente tensione. L’elmo copriva il cranio lasciando spazio al viso in modo da essere più reattivi durante gli attacchi con lo sfavore però di essere più vulnerabili ai colpi portati al volto. La porta era munita di spioncino e l’omone lo sfruttò per dare un’occhiata all’esterno. La strada deserta era piastrellata con sassi schiacciati e in lontananza si udivano zoccoli di cavallo e urla di bambini festosi. Victor pensò che probabilmente era in corso la sfilata dei cavalli militari del Re e fece spallucce. Sentì una voce femminile chiedere aiuto nelle vicinanze e provò il crescente impulso di vedere cosa stesse accadendo. Con la mano sulla trave di chiusura si arrestò pensando a un espediente per entrare. Osservò di nuovo la strada deserta dallo spioncino cercando di sporgere la vista il più possibile. A destra riuscì a vedere mezzo carretto abbandonato sul ciglio della strada mentre a sinistra vide il proseguimento della strada deserta. Davanti a lui una casupola in pietra all’apparenza vuota. La voce della donna non tornò. Martellò un pensiero, che l’avessero uccisa? Sfilò la trave dalla porta e aprì l’uscio verso l’esterno. Fece un passo guardando con circospezione i dintorni rimanendo sulla soglia. Si aspettava di vedere un cadavere vicino al carretto abbandonato, ma quello che trovò fu una daga.
Proprio dritta in gola, scagliata da una mano spuntata dal cornicione proprio sopra il portone. Gorgogliò qualche parola incomprensibile portandosi le mani alla gola e arretrando spaventato. Un’ombra scese dal cornicione e con agilità toccò terra con quelle scarpe di stoffa nere. Gli occhi marroni di Victor Lefevre, prima di abbandonare il mondo, squadrarono l’esile figura smascheratasi, partendo da quei piedi nascosti da scarpe scure, proseguendo per delle gambe snelle e sottili unite a delle allenate cosce occultate da lunghi pantaloni di pelle nera. Continuò poi la visione in quei secondi rimastigli di vita squadrando quei fianchi così perfetti e quel busto magro deliziato da due seni pronunciati sotto quella sensuale divisa in cuoio scuro. Mentre la testa ruotava all’indietro non mancò di osservare un viso latteo perfezionato da splendidi occhi azzurri e da quei capelli biondo oro portati in una coda. Morì avendo visto la ragazza più bella e pericolosa del regno di Yorpäch: Fleur Lacroix.
La leggiadra coda di cavallo ondulò e il viso si trovò ad osservare con occhi gelidi la porta spalancata. Piroettando su se stessa la giovane assassina colpì con un calcio l’angolo del portone chiudendolo con vigore. Percorse la buia stanza di pietra superando la scrivania sommersa da fogli ingialliti e lo scranno dove poco prima sonnecchiava la sua vittima, raggiungendo la volta di legno che dava accesso al lungo corridoio illuminato da deboli torce accese.
Entrò nell’angusto passaggio e rimase in ascolto. Avvertì deboli bisbigli provenire dalla stanza seguente, probabilmente altre due sentinelle. Annoiata dall’attesa fischiò, attirando così volutamente l’attenzione della pattuglia che immediatamente reagì.
Quattro enormi piedi calcarono la dura pietra del passaggio, quando gli occhi dei loro padroni si accorsero di un ombra verso all’ingresso dell’androne. Il primo soldato, Lucas, avvistò un luccichio metallico poco prima che il suo cuore venisse infilzato da una lama lunga 37 cm. Il secondo militare subito dietro sguainò la spada bastarda lunga 120 cm tenendola con ambo le mani pronto alla battaglia. L’ombra, per niente turbata, iniziò a correre mentre il tonfo secco del corpo in fin di vita di Lucas risuonava nello spazio tetro. Étienne, il secondo guardiano, caricò il peso della spada all’indietro per far fronte all’attacco. La lama graffiò il muro poroso del corridoio in pietra mentre i passi rapidi della figura oscura si avvicinavano. La corporatura femminile in avvicinamento saltò sul muro laterale in contrapposizione all’arma puntata. Nella mano sbocciò un Katar ad una punta, un arma lunga 15 cm con il manico adattato alla struttura del palmo per dei colpi rapidi e precisi nelle situazioni di corpo a corpo. L’assassina camminò due passi sulla parete raggiungendo l’uomo in pochi istanti, dove colpì la sentinella con un solo, preciso, affondo al collo nudo. Étienne caracollò a terra boccheggiante mentre il suo fluido vitale abbandonava il corpo unendosi a quello del compagno, e i piedi di Fleur toccavano terra. Le dita della falange del povero uomo ebbero due contrazioni muscolari prima che il cuore e il cervello smisero di dare impulsi.
La bionda letale proseguì il resto di corridoio rimasto entrando nella successiva stanza. L’armeria era abbastanza modesta. Le rastrelliere contavano una decina d’armi l’una tra alabarde, mazzafrusti, balestre, spade bastarde, spade lunghe, lance, archi, scudi e pezzi di armatura quali elmi, spalline e usberghi. La stanza era illuminata da deboli spiragli di luce esterna provenienti da feritoie strette sulle mura laterali. Il Katar rimase tra le dita della giovane donna mentre avanzava verso una rastrelliera cogliendo un pugnale di 25 cm con la mano libera. Sul muro opposto al passaggio una porta in legno celava la stanza seguente, posto che ce ne fosse una. Si approntò a scoprirlo.
Spinse la porta in un sonoro cigolio ed entrò.

-Mio signore!- Daniel Dumas si inginocchiò dinanzi al trono dove si ergeva la reale figura di Alexander Bertrand sovrano di Cobhiris. Il re indossava un completo di stoffa gialla sotto ad un mantello di lana rosso, e una corona d’oro portata sul capo. La barba nera cresceva su un viso stanco e sfibrato, con borse sotto gli occhi verdi e rughe sulla fronte. La ripresa della serenità dopo la morte prematura della giovane moglie era lenta e difficile anche a distanza di ormai quasi due anni dalla vittoria contro SkyWorp.
-Parla DD!- ordinò a voce ferma il Re, sistemandosi meglio sul trono.
-Mio signore ho una pessima notizia da riferire! Si tratta di “Dama Fleur”!-
-Ha portato a termine l’incarico?- Alexander cambiò tonalità, usando una nota ansiosa e eccitata nel contempo.
-Si mio signore! Però…- DD indugiò qualche istante prima di proseguire -è scomparsa!!-
-COME SCOMPARSA?!?- tuonò la voce irritata del Re di Cobhiris -COSA SIGNIFICA CIO’??-
-Non so come rispondere Maestà! Mi è stato riferito dalla serva di Fleur che non è rientrata la notte scorsa e manca anche stamane!-
La figura reale meditò qualche istante prima di deporre la sua decisione -DD trova Kishma Moreau e cercatela insieme. No non cercatela, trovatela!!! Trovala e portala da me! Prima porta da me la serva, dovrei farle delle domande!!-
-Si mio signore!- DD si alzò e voltandosi venne richiamato dal suo superiore
-DD, se fallisci ti manderò a fare compagnia a Darren Butler! Non mi deludere!-

La mano stanca lasciò cadere la ciotola vuota sul pavimento delle segrete della rocca di Cobhiris. Il nero di quegli occhi privati della vita libera fissavano distrattamente le sbarre della cella dove era segregato da quasi due anni come prigioniero di guerra in attesa del momento di essere processato. Momento che non si è mai presentato. La stanzetta, se così si può definire, era piccola e angusta. Ad un lato si trovava della paglia come giaciglio per il sonno e una piccola buca per i bisogni corporali che venivano smaltiti una volta al mese, indi per cui il tanfo di sostanze biologiche impestava l’aria creando un olezzo dall’odore vomitevole per chi non vi fosse abituato. Ma Darren Butler si era abituato ormai impotente a quel puzzo durante quella prigionia.
Nelle sue pupille scure volteggiava ancora il ricordo del campo innevato del regno di Cobhiris due anni prima, quando una giovane donna poco più che ventenne sgozzò Eric Moore, Re di SkyWorp. Storef, il cavallo di Darren Butler, era ancora al galoppo verso una possibile salvataggio del proprio Re, quando il corpo privo di vita di Eric Moore lasciò il regno di Ɏorpäch inondando di liquido scuro il bianco candido della neve pomeridiana del primo giorno dell’anno. Sgomento dalla sconfitta subita dal suo regno fece cadere le armi e si arrese al suo destino. Il cavallo si arrestò lentamente all’approssimarsi dei due combattenti a fianco della figura morta di Eric Moore, nell’ordine alfabetico di Daniel Dumas e Fleur Lacroix. DD fece per sguainare la spada ma venne bloccato da Fleur accortasi dello stato arrendevole del nemico. Passarono attimi silenziosi fino all’arrivo di Alexander Bertrand in groppa al suo cavallo da battaglia Schibrio. Il Re di Cobhiris osservò la corporatura reale riversa nella neve con gioia non nascondendo però l’angoscia per la perdita della donna amata. Alzò lo sguardo verso il cavaliere imbattuto rassegnato al suo destino e pronunziò -Darren Butler, cavaliere e protettore del Re di SkyWorp, il tuo regno ha subito una sconfitta dopo aver attaccato senza ritegno e motivo il mio Reame. Hai agito per salvaguardare la libertà della tua famiglia e hai affrontato questa battaglia per volere del tuo superiore. Ti dichiaro perciò in stato di arresto come prigioniero di guerra ed abiterai nelle segrete del regno fino a che non verrai processato e quindi deciso sulla tua sorte. Accetti questa proposta o preferisci morire con onore a fianco del tuo Re?-
Darren Butler rise amaramente. Passare il resto dei suoi giorni in una segreta buia e umida ad aspettare un giudizio che sicuramente sarà stato negativo non era una prospettiva interessante. Stava per replicare la seconda proposta quando due occhi di ghiaccio si piazzarono davanti ai suoi mentre una mano soffice e delicata gli voltava leggermente la testa di lato. Poi vide gli occhi avvicinarsi con violenza al viso e sentì un dolore acuto alla tempia. La vista iniziò ad annebbiarsi e l’udito ad abbassarsi. Vide il terreno innevato avvicinarsi sempre più e delle scarpe di stoffa scure avvicinarsi. Infine sentì una voce femminile ordinare -Portiamolo via!- prima che la mente del cavaliere andasse nel regno delle fantasie.
Si risvegliò nella stessa cella che avrebbe osservato due anni più tardi posando una ciotola vuota sul pavimento, rendendosi conto di essere vivo.
Ogni giorno era sorvegliato costantemente da due guardie con l’ordine di bloccare qualsiasi tipo di suicidio o fuga il prigioniero avesse intenzione di utilizzare e più di una volta è stato barbaramente percosso per futili motivi. Il cibo e l’acqua veniva regolarmente distribuito una volta al dì attraverso le spesse sbarre d’acciaio che delimitavano la cella con l’anfitrione di guardia. Più di una volta Darren Butler invidiò i suoi carcerieri, liberi di poter uscire all’aria aperta durante il cambio della guardia; Molto spesso pensava alla compagna che avrebbe dovuto sposare a guerra finita, al figlio nato dalla loro unione e a suo fratello che sperava fosse finalmente entrato nel regno dei cieli e ogni volta che accadeva si lasciava andare in un pianto disperato: li amava tutti e tre.
Sulla soglia dei trent’anni Darren Butler era un corpo privato dell’anima, scaraventato in una cella fetida, aggregato alla compagnia di ratti e ragni, disidratato, malmenato e lasciato a marcire. Morto, ma cosciente. Vivo, ma distrutto.

Mentre Darren Butler si trovava immerso nei pensieri in una cella protetta da due guardie poco lontano da lì, Fleur entrava nella stanza adiacente alla piccola armeria della struttura. Proprio durante l’ultima missione portata a termine due giorni prima scoprì che qualcuno aveva l’intenzione di aiutare la fuga di Darren Butler dalla prigione di Cobhiris. La stanza illuminata da feritoie simili a quelle della piccola armeria presentava un aspetto malconcio: otto brande erano disposte metà sul lato sinistro e metà su quello opposto. Il pavimento era di pietra ruvida così come le pareti. Fleur fece un rapido calcolo. Tre sentinelle erano uscite al mattino e sarebbero rientrate alla sera per il cambio; altre tre erano morte per mano sua nel corridoio e all’ingresso; ne mancavano altre due se i calcoli non erano sbagliati. La giovane bionda era in grado di leggere e scrivere oltre che contare grazie agli insegnamenti di Cristianè Bernard, il famoso assassino di Ɏorpäch, che istruì lei e la rivale Pheobe Ward prima di diventare la moglie di Eric Moore sia nell’arte dell’assassinio che in quello scolastico.
Chiuse gli occhi annusando l’aria rarefatta pensò alla cicatrice che portava sulla schiena, un dono del nemico che sarebbe scappato a breve dalle segrete di Cobhiris. I ricordi si diradavano e superavano le barriere del tempo nella mente dell’assassina fino ad arrivare al momento in cui il cavaliere imbattuto posava dinanzi al Re a battaglia finita due anni prima.
-Darren Butler, cavaliere e protettore del Re di SkyWorp, il tuo regno ha subito una sconfitta dopo aver attaccato senza ritegno e motivo il mio Reame. Hai agito per salvaguardare la libertà della tua famiglia e hai affrontato questa battaglia per volere del tuo superiore. Ti dichiaro perciò in stato di arresto come prigioniero di guerra ed abiterai nelle segrete del regno fino a che non verrai processato e quindi deciso sulla tua sorte. Accetti questa proposta o preferisci morire con onore a fianco del tuo Re?-
Darren Butler si mise a ridere. Fleur, ancora dolorante per la ferita infertale, prese la decisione di mantenere in vita il suo nemico per vederne la sofferenza durante gli anni di prigionia. Lo tramortì con una testata e insieme al compagno Daniel Dumas lo portarono nelle segrete del regno sorvegliato costantemente dai soldati a servizio di Alexander Bertrand rimasti vivi dopo la battaglia: I soldati scelti presidianti della Torre Est.
Le palpebre si dischiusero e due occhi azzurro ghiaccio scrutarono l’alloggio fino alla successiva porta.
-mon dieu!! combien de portes!!!- bestemmiò Fleur seccata dalle numerose porte. Doveva far presto, a breve sarebbe avvenuta la fuga di un prigioniero di guerra. Si avvicinò al portone e lo spinse con ambo le mani. Una spada calò verso la ragazza mentre un fiotto di luce artificiale le illuminava il viso.

-Darren Butler, il cavaliere imbattuto del regno di SkyWorp! Non hai una bella cera-
Il cuore di Darren Butler per poco non esplose.
-Tu…- Incapace di credere all’evento, la testa del detenuto si scosse in diniego. Da dietro alle sbarre riusciva a vedere, avvolta dalla luce artificiale delle candele, quella donna di trent’anni ancora avviluppata della sua sensuale bellezza. L’ex cavaliere osservò quella forma ondulata di capelli castano rossastri e gli occhi neri e duri della figura femminile. Il corpo era coperto con una veste lunga e bianca che le copriva spalle e piedi. Le braccia nude e piccole prendevano il colore pallido della pelle e terminavano con dei tintinnanti bracciali d’oro sui polsi. Una mano stringeva la chiave della cella e l’altra poggiava sull’elsa della spada che portava in vita.
-Mia amata! Ho pensato a te e a nostro figlio tutti i giorni! Mi siete mancati!- Sul volto del passato guerriero lacrime di gioia scivolavano copiose e pulivano le zone sporche dal lerciume. Allungò la mano verso la sbarra scrutando il viso sorridente della sua amata. Il suo pensiero volse alla libertà e al ricongiungimento con la sua famiglia, quando la voce ferma della donna lo informò -Nostro figlio è morto Darren!- La mano quasi contro il freddo metallo della cella si bloccò a mezz’aria come tenuta da fili invisibili e ascoltò con angoscia il proseguo della notizia -Ucciso dalle guardie reali di Cobhiris dopo la presa di SkyWorp! Lui e molti altri. Ho dovuto allearmi a Cobhiris per salvaguardare la mia vita!-
L’urlo angoscioso a stento si bloccava nella gola dell’uomo in preda ad una isteria mentale. La perdita del figlio era una notizia troppo sconcertante.
-Io…-
-Non ti preoccupare. A breve dovresti essere libero abbastanza per sfogarti!-
Ma Darren Butler voleva morire. Tutte le angherie subite, le umiliazioni, e l’ultima notizia hanno eliminato l’ultimo briciolo di umanità nell’uomo che era. Un clangore vicino allarmò la donna davanti la cella che sfoderando la spada si posizionò davanti alla porta.
Interminabili momenti passarono, Darren Butler in silenzio cercava di non far scoprire la posizione alla sua amata, lei di rimando restava immobile pronta ad affrontare l’intruso, quando la porta si spalancò. La donna castana calò la spada su Fleur Lacroix che proprio quel giorno compiva 23 anni. La bionda ragazza si spostò di lato schivando il colpo e con un calcio incastrò la lama tra il suo piede e lo stipite della porta tra gli occhi increduli della compagna del guerriero. Il Katar comparve di nuovo e graffiò il braccio della figura femminile nemica che lasciando l’arma si allontanò dalla porta. Fleur entrò calciando nella stanza precedente l’arma abbandonata. Squadrò la donna con in mano le chiavi della cella e sorrise -Buona giornata Kishma Moreau! Cosa ci fai quaggiù?- chiese alla figura bianca con una nota di sarcasmo.
-Stavo per chiederti la stessa cosa Fleur Lacroix! Ti cerchiamo tutti alla rocca… Un momento… Non dirmi che tu…- Kishma sgranò gli occhi
Il Katar penetrò nella spalla della donna con precisione chirurgica. Il dolore arrivò immediato e la veste bianca si colorò di rosso sotto l’urlo di terrore del prigioniero segregato.
-E stai zitto tu!!- Inveì la bionda verso il detenuto. Un foulard di seta bianco precedentemente allacciato con un nodo a cappio magicamente apparve nelle mani di Kishma chiudendosi con estrema velocità nel polso della avversaria. Fleur se ne accorse provando a liberarsi senza riuscirci. Il nastro bianco passò attraverso una delle sbarre tornando nelle mani della donna che tirando con forza scaraventò la rivale contro la cella con un clangore vibrante. Il Katar spezzò la trappola mentre una agile forma scivolava fuori dalla stanza divincolandosi dall’attacco. Una sentinella, allarmata dal rumore,apparve dalle scale vicino al portone. Le scale portavano alle altre segrete della rocca dove ulteriori prigionieri erano reclusi. Fleur subito allarmò il guardiano indicando la porta al suo fianco e spiegando brevemente la fuga del bandito. Darren Butler era pietrificato. La sua unica possibilità era sfumata a causa di Fleur Lacroix, quando avvenne l’incredibile. Il Katar affondò nella nuca della sentinella voltatasi verso il portone e un sorriso apparve sulle labbra della giovane donna.
-Ora decidi: O aspetti che la tua morte sopraggiunga domani con la Forca o esci di qui e torni ad essere quello di un tempo?-
Darren Butler si accigliò -Parli con me?-
-No parlo con la guardia morta!- rispose stizzita Fleur guardandolo -Imbecille! Certo che parlo con te!-
-Si sono finalmente decisi a darmi una fine?- proseguì domandando l’uomo
-Stai zitto e ascolta Darren!!- Fleur si avvicinò alla sagoma moribonda del prigioniero incollando lo sguardo al suo -Sono passati due anni. Tu non sai nemmeno cos’è successo dopo la tua prigionia. Sei stato dimenticato, recluso, dichiarato morto e sepolto. Solo una settimana fa, prima che partissi per una missione che il Re ha deciso di eliminare tutti i prigionieri per… dare un esempio alla popolazione di cosa succede a chi trasgredisce le leggi. La tua data è fissata per domani mattina. Ci sono delle esercitazioni oggi in città e operai stanno montando il palco per le esecuzioni…-
-E tu sei venuta qui per assicurarti che la mia fine sopraggiunga affrontando la mia amata e riducendola in fin di vita vero???? L’assassina del Re: Fleur Lacroix, una sporca sgualdrina al servizio di sua maestà “ti lascio marcire laggiù fino alla forca” che dio vi maledica!!!-
Fleur rise. La sua risata era pura e cristallina e lambiva le segrete risuonando gioiosa. L’ex cavaliere si infuriò calciando le sbarre nervosamente.
-Mi assicuro che la tua fine sopraggiunga ammazzando le guardie, Darren?!?- Il carcerato la osservò dubbioso, ascoltando le sue parole -Il tempo stringe e tu devi uscire di qui!-
Il Katar si infilò nella chiavistello della cella e iniziò a armeggiare la serratura sotto gli occhi increduli di un individuo dimenticato.
-Perché stai facendo questo Fleur? E perché non hai aiutato la mia amata?-
-Perché la tua amata ora è dalla parte del nemic… Ascolta… l’ultima missione che ho affrontato mi ha aperto gli occhi e noi tutti siamo in grave pericolo. Tu, io, tuo figlio…-
-E’ vivo? O dio sia lodato… E’ in vita?-
-Si Darren! E’ vivo ma purtroppo ci sono diverse cose che devi sapere…- la serratura scattò e la porta si aprì cigolando -Ecco fatto! Te le dico in viaggio. Ora usciamo da qui e allontaniamoci dalla capitale!-
Darren Butler si immobilizzò sulla porta disorientato -Quale capitale?-
-Te l’ho detto che ci sono molte cose che devi ancora sapere!- rispose Fleur facendo spalluccie -Muoviti ora se non vuoi che ti porti io sulle spalle- additandogli la testa in ricordo di due anni prima.
Le gambe del fuggiasco si mossero dalla gabbia lasciandola definitivamente.

Le gambe correvano stanche, la perdita di sangue la stava indebolendo. La mano teneva un lembo di stoffa come tampone sulla ferita alla spalla. Kishma era furiosa con la traditrice del regno. Nei suoi pensieri sapeva che ormai Darren Butler poteva essere libero e quindi arrivare alla verità. Quando aveva architettato il sistema per eliminarlo con l’approvazione del Re non aveva fatto i conti con un possibile tradimento. Non era ancora brava come Fleur Lacroix, ma poteva contare su strategie di attacco impeccabili. Normale che gli assassini migliori di Yorpäch fossero due donne: Più agili, più veloci e più scattanti rispetto ai goffi uomini con i loro attributi maschili che creano impaccio.
Gli operai stavano lavorando incessanti alla costruzione del patibolo quando guardarono la graziosa donna con una veste bianca insanguinata. Tornarono al lavoro dopo che questa scomparve alla loro vista dimenticandosi ben presto della figura candida.
DD scese dal suo poderoso cavallo “Daarig” con un balzo e si accinse a sostenere la caduta della donna ferita confuso dal suo stato. -Dama Murieau! Cosa accadde mia signora?-
Kishma sputò un grumo di sangue a terra prima di rispondere con voce strozzata -Fleur… DD… cc…di… Fleur… t…a…tri…e…-
-GUARDIEEEE!!!- chiamò DD ad un piccolo plotone nei dintorni estraneo alla scena.
I soldati accorsero di corsa e aiutarono Daniel a trascinare verso la rocca la donna ferita. Il pensiero di DD accorse subito alla reazione che avrebbe avuto il Re durante la visione del corpo martoriato della sua nuova compagna. Lasciò la pattuglia portare dal medico la forma insanguinata e si mise a seguire, portando anche il suo inseparabile cavallo, le tracce di sangue lasciate nella pavimentazione. Osservò i falegnami al lavoro sul patibolo sentendosi disgustato all’idea che non avessero offerto soccorso ad una donna ferita. Proseguì imperterrito verso le tracce rosse sempre meno fresche fino a giungere davanti all’entrata delle prigioni.
Seppur le suddette segrete fossero al piano sotterraneo del palazzo reale di Cobhiris, per raggiungerlo bisognava aggirare la roccaforte fino a trovarsi sul muro posteriore. Le segrete erano costruite sotto due livelli. Il primo livello comprendeva l’androne dove un ufficiale di guardia segnava le entrate e le uscite; uno stretto corridoio comunicava tra la stanza precedente e l’armeria delle guardie carcerarie; La stanza successiva invece era l’alloggio delle guardie di presidio e una porta divideva la camera dalla prima cella; La prima cella era destinata a prigionieri di guerra importanti e per due anni è stata usufruita da Darren Butler; a fianco alla porticina comunicante si trovava la discesa delle scale verso il secondo livello. Quest’ultimo ambiente era scavato in tre stanze; La prima svolgeva la funzione di magazzino dove si tenevano e preparavano i ranci per i detenuti separato dalla seconda camera da una volta in pietra; la seconda comprendeva 8 celle (quattro per lato) dedite a contenere prigionieri di guerra minori e ladri; l’ultima, non meno importante, erano stipate altre quattro locali di prigionia (due per lato) principalmente destinate ad assassini e truffatori. Fleur e Kishma non sono classificate dal Reame come assassine, ma come “Funzionari del Regno” che comporta privilegi assoluti.
Al portone di ingresso DD estrasse la spada lucente osservando, dall’uscio spalancato, il corpo a terra all’interno dell’androne. Si avvicinò all’uomo constatandone la morte e proseguì verso il corridoio con estrema attenzione. Superò i due corpi morti e notò che erano degli omicidi provocati dalle mani di un esperto nel mestiere. Quei stupendi occhi azzurri sondarono l’armeria buia in cerca di un movimento e facendo attenzione a non provocare alcun rumore si avvicinò alla porta per gli alloggi. Proseguì oltre sempre a passo felpato scrutando l’anticamera della cella dove poco prima risiedeva Darren Butler. Nessuna traccia di movimenti e rumori, tranne quelli provenienti dalle stanze inferiori. Sul pavimento della saletta due sentinelle giacevano morte in evidente stato di battaglia. Si fermò a curiosare la prima, la quale presentava un foro preciso alla base del cranio. Capì subito che vi era un assassino all’opera e scese le scale stando attento ad ogni cambiamento dell’ambiente. Il magazzino risultò vuoto e continuò imperterrito senza paura il percorso della prigione. Aprì la stanza e venne investito da un tanfo putrescente. Alcuni prigionieri chiedevano dell’acqua, altri cibo, altri urlavano e creava nell’aria una cacofonia insopportabile dove comunque risultava priva di minacce. Avanzò cercando di resistere al frastuono fino alla successiva stanza certo del ritrovamento dei fuggiaschi ma si trovò una spiacevole sorpresa. La stanza era vuota tranne che per l’unico detenuto in una delle celle macchiatosi di aver stuprato una donna per poi assassinarla.
La rabbia pervase il cavaliere dagli occhi chiari che corse verso l’uscita. Proprio quando si trovava nel corridoio che udì il nitrito del suo cavallo e gli zoccoli scalpitanti che si allontanavano. Uscì all’esterno urlando di rabbia non potendo far altro che osservare sgomento la fuga di Darren Butler e Fleur Lacroix sul suo cavallo. Daarig galoppò fedelmente e Fleur giratasi verso il suo vecchio compagno ai piedi della porta alzò la mano in segno di saluto. Un saluto beffardo.

-FUORI DA QUESTA STANZA!!!- ordinò il Re Alexander Bertrand ai servi intenti a lavare il sangue dalla donna supina nel letto. Il medico era intento a macinare delle erbe per calmare l’emorragia quando irruppe la figura reale in un evidente stato di agitazione. Si inginocchiò ai piedi del giaciglio e appena i servitori furono andati, cominciò a piangere. Il medico si avvicinò applicando un miscuglio verdastro alle ferite con estrema cautela. Kishma mosse la mano fino a toccare quella di Bertrand -Mia amata se puoi dimmi chi ti ha ridotto così! Dimmi solo il nome e farò in modo che soffra come non ha mai sofferto in tutta la sua vita!!!-
La donna ferita lasciò scivolare lungo la guancia una tenera lacrima cristallina e sforzò il volto per fissare negli occhi il suo compagno di vita, poscia con una grande sofferenza nei movimenti dichiarò -F…F…Fleur!!!-
Il colpo fu doloroso nella mente del Re. Può Fleur averlo tradito? Può l’assassina al suo servizio ferire a morte la sua futura moglie? Alexander era incredulo e confuso. Pensò che forse Fleur aveva visto il responsabile, o magari l’avesse inseguito. Per quello che, probabilmente, non si trovava quella mattina nei suoi alloggi. Kishma si addormentò per lo sforzo e il medico proseguì con le cure.
-Medico! C’è qualche possibilità di sopravvivenza?-
-Mio signore la ferita è fresca e non ha colpito punti vitali. Non ha fatto in tempo a infettarsi perché abbiamo agito rapidamente, però i rischi ci sono lo stesso. Potrebbe aver contratto il tetano se la lama non era rigogliosa e potrebbe morire nel giro di qualche settimana. Però sono fiducioso perché il sangue sembra buono!-
-Speriamo… Speriamo!!!-
In quel mentre Daniel Dumas irruppe nella stanza inginocchiandosi davanti al Re -Mio signore mi hanno informato che potevo trovarla qui. Come sono le condizioni di Dama Morieau?-
-Discrete DD. Ora e subito, chi o che cosa ha ridotto così la mia futura moglie?-
-Mio signore penso che non sia ancora pronto alla notizia però lei è il mio Re ed io ubbidisco. Fleur Lacroix ha assassinato 7 guardie e ha liberato Darren Butler. Sono fuggiti insieme! …con il mio cavallo… mio signore.-
Il Re assimilò con lentezza le informazioni, le elaborò, pensò qualche secondo a distribuire una risposta e preso da un raptus isterico sputò saliva inveendo contro il suo campione -FLEUR LACROIX??? LA MIA FLEUR??? COSA DIAMINE FACEVI MENTRE TI RUBAVA IL CAVALLO? DORMIVI? NON HAI NEMMENO UNA FERITA! NON AVETE COMBATTUTO!! IN NOME DI DIO COSA SIGNIFICA TUTTO CIO’? PERCHE’ FLEUR DOVREBBE FARMI QUESTO? DANIEL…trovala!!! Trovala, uccidila, violentala, squartala, falle ciò che vuoi… Ma voglio il suo corpo davanti ai miei occhi. VAIIIIII!!!-
-Si mio signore- Daniel si inchinò fino a toccare il pavimento con la fronte e alzandosi uscì di corsa verso le stalle.
Alexander Bertrand du Cobhiris tornò al capezzale e pregò Dio di rimettere in sesto la donna ferita tutta la notte.

-Attenta! Dietro di te!- urlò Darren Butler alla sua salvatrice. Fleur si girò poco prima che la lama colpisse il suo corpo, riuscendo a deviare il colpo. L’ultima sentinella del piano sotterraneo era salita a controllare come mai il suo collega tardasse nel ritorno scoprendone il corpo privo di vita appena vicino alle scale. L’uomo, Gilbert di nome, avvistò la giovane donna mentre apriva la cella ad un prigioniero e sfilò l’arma lentamente dal fodero per attutire il rumore. Poi con grazia scivolò dietro alla bionda e provò un fendente. Il detenuto urlò di stare in guardia e la ragazza si voltò utilizzando una passata (piede sinistro avanti e ruotare con l’anca) e evitando l’attacco. Il Katar colpì di piatto la lama avversaria (trovar spada) deviando la direzione e portandosi al suo fianco gli squarciò il basso torace. Gilbert lasciò la presa sull’arma portando le mani sulle frattaglie che fuoriuscivano dallo stomaco cadendo a terra con spasmi di dolore.
-Andiamo via!- Urlò Fleur al fuggitivo prendendolo per mano e trascinandolo per le varie stanze.
Uscirono alla luce del sole primaverile e Darren dovette proteggersi gli occhi con una mano continuando a seguire la sua salvatrice fino ad arrivare ad un carretto ai margini della strada. Si nascosero dietro e aspettarono il passaggio di qualcuno a cui rubare un mezzo di trasporto. La dea fortuna volle premiarli con il più veloce cavallo da battaglia del regno di Cobhiris. Daniel Dumas abbandonò il suo stallone per entrare nelle segrete.
-Ti ricordi come si cavalca?- sussurrò Fleur al suo compagno il quale, evidentemente risentito, imbronciò il viso con sguardo sinistro.
-Ero il miglior cavaliere di SkyWorp prima che tu diventassi adulta, Fleur Lacroix!!- rispose stizzito l’ex detenuto.
-Allora Sali su quel dannato cavallo e portaci via da qui!!!-
Darren Butler camminò verso il cavallo con naturalezza per non spaventare l’animale, gli cinse le briglie e salì sulla sella con notevole difficoltà. Fleur si avvicinò dubbiosa -Sicuro di poter cavalcare?-
-Risparmiati i commenti e sali!!! Prova te a passare due anni di vita in una sporca segreta e poi ne riparliamo!!!-
Fleur fece spallucce e salì dietro al fuggitivo. Presero il galoppo rapidamente mentre l’urlo di DD risuonava per la strada. La giovane ragazza si voltò, salutandolo con la mano.
I due fuggitivi e Daarig cavalcarono fuori da Cobhiris attraverso il portico aperto nelle mura (da poco costruite) della città.

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