Benvenuti Schibriani!

Benvenuti nella gilda degli Undead Spirits,

luogo e patria dei racconti ritrovati su un antico manoscritto,

redatti da me su questo Blog.

Buona lettura.

Schibrio.

Prossimamente sul blog:

Le memorie di Yorpach: L'investitura di Darren Butler - Parte seconda (progress: 06 %)
Mi scuso con i lettori per l'improvviso cambio di programma, ma dalla trascrittura degli antichi testi ho notato che il racconto "Il matrimonio" risulterebbe troppo lungo per i limiti da me imposti nella lunghezza della singola storia. Indi per cui attuerò una separazione dello stesso in 4 racconti diversi: "La triste storia di Fleur Lacroix"; "L'investitura di Darren Butler"; "La rivoluzione dei regni"; e per finire "Il matrimonio". La prossima avventura vedrà narrare la storia di Darren Butler prima e durante la rivoluzione dei regni e vi porterà a conoscere la storia di uno dei protagonisti principali della saga "Le memorie di Yorpach".

Buona lettura.

Monday, February 22, 2010

Le memorie di Yorpach: La triste storia di Fleur Lacroix

Questo racconto narra la storia di Fleur Lacroix prima delle vicende esposte in "La battaglia dei due Regni". Seppur questo scritto é da considerarsi un'analessi va letto esclusivamente seguendo l'ordine cronologico de "La battaglia dei due Regni" e "La fuga".
Buona lettura.



-Io Helena Lacroix prendo te Alexander Bertrand,Re di Cobhiris e padrone di queste terre come mio sposo. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita…-
-Ecco! L’hai detta bene questa sorella adorata. Più la ripeti e più te la ricordi!-
-Fleur… J'ai peur de faire des erreurs…- L’azzurro candido e impaurito degli occhi di Helena incrociarono quelli della sorella.
-Andrà tutto bene sorellina. Vedrai!-
Le due donne sedevano al bordo della finestra al secondo piano della torre di Cobhiris, nella stanza da letto di Fleur Lacroix, la gemella della futura regina. La promessa sposa indossava una lunga tunica azzurra fino alla caviglia, tenuta da una cintura bianca e sul corpetto sfoggiavano le maniche abbottonate, una verde e l’altra gialla; Sull’abito una sopraveste tenuta da un fermaglio d’oro e ai piedi delle babbucce in stoffa azzurra; La sorella invece aveva addosso una tunica dalle maniche in stoffa nera ricamate con un quadrato bianco, e al suo interno un sole nero a raggi spirali bianchi per lato, e il busto interamente in pelle nera fino all’altezza delle ginocchia tenuto alla vita da una cintura scura dalla fibbia bianca, sulla quale si ergeva una daga dal fodero laccato nero da un lato e un sacchetto per le monete dall’altro.
-Insegnami ancora un po’ Fleur cara- chiese la sorella. Con un cenno Fleur accettò preparandosi. Da un sacco posto nelle vicinanze ne cavò un coltello strano lungo sui 15 cm dalla forma sottile ed acuminata, dove l’elsa si fondeva insieme ad un guanto di metallo sul dorso tra la terza e la quarta falange, creando un arma maneggevole, sicura e letale per gli attacchi ravvicinati (in India si chiama Katara o Katar). L’arma venne creata appositamente per lei da suo padre, un noto fabbro della città di Sfera.
Questa città, prima che morisse Guillaume Lacroix, era una città di media grandezza, gestita dal Conte François De Blanc, che a sua volta serviva il Re Anaïs Leclerc du Targis. Le mura della cittadella separavano le costruzioni da eventuali attacchi dei famosi assassini e briganti che infestavano Yorpäch. Fuori dalle mura si trovavano le piantagioni contadine che per motivi di spazio non potevano essere coltivate in città, infatti capitava che si potevano scorgere campi di grano rosso e biondo, uva, riso, cotone, carrubo e varie piante di agrumi e meli. All’esterno della centro abitato non vi erano solo terre che venivano bonificate e fertilizzate a rotazione biennale, ma passeggiavano anche pastori con mandrie di mucche o greggi di pecore. A cavallo uscivano, per andare ai loro accampamenti nel bosco, i vari cacciatori, i quali poi rivendevano le prede al mercato della città. I taglialegna disboscavano ogni giorno alcuni alberi del bosco nelle vicinanze e offrivano i loro servigi alla popolazione in cambio di danaro. Le mura erano fortificate con pietra solida e circondavano la città in modo sferico, da lì il nome della cittadella. Stazionavano 6 torri lungo le mura tutte alla stessa distanza l’una dall’altra per avere un maggiore avvistamento di un possibile pericolo. Al centro di Sfera si ergeva la fortezza del Conte, situata su 4 piani. La sua forma era tondeggiante, in perfetta simmetria con lo stile del villaggio: al piano interrato come la maggior parte delle fortezze del regno di Targis, si trovavano le segrete. La prigione della fortezza contava tre stanze: La prima aveva lo scopo funzionale di registrare le entrate e le uscite, la seconda si trovavano le celle dei dissidenti, banditi e criminali minori, e l’ultima conteneva le stanze di prigionia per gli assassini e stupratori in attesa della pena di morte. Il piano terra comprendeva l’androne, una grande stanza sfarzosa contenente specchi d’oro, mobili laccati, arazzi con i simboli del regno e della Contea e in fondo alla sala due scale speculari d’oro e legno portavano al primo piano, dove si trovavano le stanze da letto del Conte, della Contessa, degli ospiti oltre che la sala dei ricevimenti e della musica. All’ultimo piano si trovavano le stanze degli inservienti di palazzo (camerieri, faccendieri, cuochi, stallieri). La città si estendeva lungo la sfericità della stessa e ne richiamavano l’aspetto: Le case di pietra erano tondeggianti e presentavano dei tetti a fungo in paglia inumidita da una sostanza catramosa per evitare che prendessero fuoco con il sole. Gli esercizi presenti nella città erano molti: Si contavano almeno 2 conciatori per le pelli e le pellicce oltre che abiti in cuoio e lana; 1 Fabbro (Guillaume Lacroix per l’esattezza) del quale si vociferava fosse il migliore del regno; 1 chiesa; 2 mulini a vento per la lavorazione del grano; un pozzo comune per la raccolta dell’acqua; 1 forno per la produzione di pane; una locanda per la distribuzione di bevande e generi alimentari; una via adibita solo al mercato dove sono presenti bancarelle di compravendita; uno speziale per la cura di malattie o di epidemie; uno spazzino per lo smaltimento di rifiuti, organici e non, prodotti dalla popolazione; due fattorie per la produzione di uova, formaggi e concime. A fianco alla fortezza potevamo ammirare l’armeria, completa al suo interno di rastrelliere colme di armi, e l’alloggio dei soldati impegnati ogni giorno a pattugliare la città sia come difesa ad attacchi esterni, sia come guardia militare contro i banditi interni. Ai colpevoli di crimini maggiori veniva riconosciuta la pena di morte e portati sul patibolo dove si trovavano la forca e la ghigliottina comandata e gestita da un boia nominato dal Conte; per quanto riguardava i colpevoli di reati leggeri venivano condannati a passare delle giornate alla gogna senza cibo e acqua sotto gli occhi degli abitanti oppure venivano torturati alla ruota (sistema di tortura mediante il tiraggio di una corda per mezzo di una ruota sui quattro arti del corpo umano). In un modo o nell’altro quest’ultimi venivano rilasciati in buona fede che tale gesto non si sarebbe più ripetuto.

-Che cos’è Padre?- Chiese la piccola Fleur all’età di 5 anni a suo padre mentre era intento sulla fabbricazione di uno strano guanto. La risposta arrivò borbottando -Un’arma nuova piccola mia. Vedi qui? Ho allungato la lama e l’ho fusa con il guanto dopo averla incastrata in modo da non ferire chi la indossa se si dovesse sciogliere la fusione, anche se è altamente improbabile che succeda perché ho usato tutta la legna più la pece e anche la polvere segreta per alzare la temperatura del forno per potergli permettere una resistenza maggiore alle solite banali armi-
-Posso averla padre? Posso?- Gli occhi azzurri della bambina supplicarono il padre che, impietosito dalla passione della figlia per le armi, gliela regalò con la promessa di non farla vedere a nessuno altrimenti il Conte gliel’avrebbe portata via. Si sa, i bambini sono facilmente raggirabili e la piccola bambina bionda mantenne la promessa.
Un anno dopo nella fucina di suo padre la piccola Fleur assistette all’omicidio del genitore.
Quel giorno di metà giugno sedeva su uno scranno molleggiando le gambe avanti indietro, mentre osservava suo padre lavorare ad una daga per un amico che non vedeva da molto tempo giunto da lontano per rivederlo e chiedergli la commissione. L’uomo misterioso, a prima vista sui quarant’anni, dopo i convenevoli con l’amico fabbro fece conoscenza con la figlia. La bambina lo prese in simpatia e scherzò un po’ con lui. Questo misterioso individuo era abbastanza alto e indossava un mantello. L’unica parte visibile era il capo, dove una barba e baffi folti brizzolati si congiungevano allo stesso colore dei capelli nascondendo la bocca e restringendo il viso a un nasone rosa e a due occhi castani. Delle rughe si allungavano dalle palpebre e sulla fronte.
Sotto l’accondiscenda del padre la fanciulla estrasse dal sacco al suo fianco l’arma costruita dal fabbro un anno prima suscitando l’interesse dell’uomo.
-Guillaume. Hai superato te stesso!! Complimenti!- si complimentò l’individuo
-Grazie Cristianè! Questo mi fa onore!-
Cristianè si avvicinò alla bambina abbozzando un sorriso -Posso vederlo piccolina?-
Con una certa reticenza Fleur acconsentì mostrando l’oggetto. L’uomo afferrò delicatamente l’arma, la soppesò e la studiò con ammirazione -E’ tuo?- chiese infine alla piccola figura pallida di fronte a lui e come risposta ricevette un cenno di capo affermativo a testa bassa -Ehi, non avere paura di me. Non mangio i bambini. Come ti chiami?-
-F…Fleur… signore- rispose con timore la fanciulla
-Hai fratelli Fleur?-
Fleur annuì delicatamente e confermò -Una sorella, ma a lei non piace vedere papà lavorare e quindi rimane con nostra madre-
Guillaume si introdusse nel discorso -Cristianè, questa fanciulla continua a dirmi che da grande vorrebbe continuare il mio lavoro, per questo è qui. Pensa, Dio mi ha voluto dare due femmine e visto che si è accorto di avere sbagliato ne ha fatta crescere una con pensieri da maschio-
-No caro amico, potresti sbagliare. Penso che sia più per rispetto tuo e dell’affetto che prova per te! Su una cosa devo però darti ragione: ama le armi. Ho visto come ti osserva mentre stai facendo la daga che ti ho chiesto, ma quando sono entrato mentre stavi facendo l’usbergo laggiù giocava con un coltellino del tutto disinteressata. Potrebbe diventare una brava…-
Ma il padre assunse un aria alterata e spaventata -No Cristianè!!! Amico mio. In nome della nostra amicizia, non mia figlia! Te ne prego. Vorrei che continuasse il lavoro di suo padre.-
-Certo Guillaume! Stavo scherzando. Ne ho già 2 a cui badare!-
-Due? Non hai solo… come si chiama… ah già: Gaël il ragazzo biondino?-
-Sei indietro caro compagno. Si è aggiunta anche una bambina orfana di 8 anni di nome Pheobe. Proviene dalla città di SkyWorp nel sud di Targis!-
Proprio in quel preciso momento la porta della fucina si spalancò tramite un possente calcio. Entrarono tre guardie armate di alabarde e dall’usbergo rosso con lo stemma reale intimando di rimanere fermi. Non portavano l’elmo e questo significava che non era un azione di battaglia. Indossavano comunque una cotta di maglia leggera, dei calzari in stoffa e sulla cintura pendeva una spada. Una di esse fece un passo srotolando un plico dove ne lesse poi il contenuto -Per ordine di Sua Altezza il Re Anaïs Leclerc du Targis, regnante di Targis, giudico il qui presente Cristianè Bernard come ricercato di assassinio e lo condanno alla prigionia di giorni 2 nelle segrete di Sfera e alla sentenza di morte al terzo giorno per decapitazione. La cerimonia verrà applicata nella piazza centrale sotto gli occhi dei presenti. In caso di rifiuto la sentenza si svolgerà immediatamente per mano delle guardie reali.-
Guillaume cercò di affrontare verbalmente le guardie -Ma come vi permettete a comportarvi così sotto gli occhi di una bambina!- Indicò la figlia nascosta dalla paura di fianco allo scranno. Scostando il corpo del l’amico dalle guardie armate continuò la protesta -Andate fuori di qui a fare queste cose- e inavvertitamente poggiò la mano su una picca scatenando la rivalsa opposta. L’alabarda penetrò nel petto dell’uomo che si inginocchiò sputando sangue sotto le urla di dolore della figlia e un sibilo di sgomento da parte di Cristianè. Scivolò in posizione fetale contorcendosi e dimenandosi dal dolore. L’amico di Guillaume afferrò la daga costruita per lui e attaccò. L’azione risultò fulminea e sorprendente: Dal basso verso l’alto mirò un fendente sul primo soldato tagliando la carta della sentenza fino ad arrivare al viso paffutello contornato da una folta barba ispida, il quale venne segato dalla violenza del colpo. La faccia si spaccò in due mentre gli altri soldati cercavano di assimilare l’accaduto. I capelli lunghi e grigi dell’assassino rotearono opposti alla successiva preda. Gli occhi castani squadrarono quella esile figura nascosta sotto l’usbergo rosso e partirono alla carica, schivando l’affondo della picca e infilzando la corta spada nella carotide del malcapitato soldato. L’ultimo soldato fece cadere l’alabarda e sguainò la spada fermandosi ad osservare terrificato gli occhi di ghiaccio e l’espressione infuriata della bambina a pochi passi da lui. Inserita nella mano, un guanto di ferro di molte misure più grande, dal quale sporgeva una corta lama. Proprio questo tentennamento gli costò la vita. Cristianè fece scivolare la lama affilata dello spadino sulla gola, mettendo fine alla sua esistenza. Fleur era sgomenta e immobile quando il braccio dell’assassino la cinse e le comandò di seguirlo. La bambina si lasciò trasportare fuori dall’edificio verso il cavallo con il quale era arrivato l’uomo. Montarono in sella e scapparono mentre una pattuglia di soldati di Sfera accortisi del misfatto provarono a seguirli appiedati, venendo quindi seminati per le vie della città. Un corno venne suonato per avvertire la fuga e molte guardie si mobilitarono. Le sbarre del portone vennero abbassate mentre gli zoccoli dell’animale di Cristianè superavano l’ombra in discesa del cancello e schiacciavano la terra battuta all’esterno delle cinta murarie. Dardi lanciati da balestre circondavano i due fuggiaschi e uno di questi graffiò la coscia del cavallo che per poco non imbizzarrì. Calmato al galoppo dall’uomo, continuarono il loro viaggio: Una terrorizzata Fleur verso una meta indefinita e uno sconvolto Cristianè verso casa sua. Entrambi nei loro pensieri vi era la figura paterna e amica di Guillaume Lacroix, morto per proteggerli.

Uno spadino comparve nella mano di Helena Lacroix cercando, con un affondo, di colpire la sorella. Di tutto rimando Fleur parò il colpo usando il palmo della mano sulla parte piatta dell’arma scostandola di lato mentre sfoderava la sua daga dal fodero e piroettando sul pavimento, la accostava al collo della sorella. Helena rimase pietrificata dalla rapidità del contrattacco. Provò di nuovo. Si allontanò lo spazio necessario ad un nuovo assalto e mulinò lo stocco verso la figura vestita di nero davanti. I due fili delle lame si incrociarono con un debole clangore. Fleur spostò la guardia a sinistra sbilanciando la forza impressa dal fendente. Helena spostò il suo corpo in avanti e per poco non perse l’equilibrio mentre la sorella calò la spada verso il suo fianco. La sorella in difficoltà bloccò e deviò l’attacco con grande fatica e provò a contrattaccare menando uno “sgualembro” (Colpo diagonale dalla spalla al fianco opposto), ma l’azione venne bloccata da Fleur con naturalezza -Piede destro davanti e sinistro di lato sorella!! Devi andare in guardia!- proruppe Fleur all’avversaria. Helena seguì il consiglio colpendo di piatto la lama dell’assassina. Rimasero in quella posizione diversi secondi. La futura regina ansimava e cercava di riprendere fiato, mentre la sorella era in attesa della mossa successiva per nulla affaticata. La lama dello spadino riprese vita puntando al collo di Fleur. Quest’ultima per nulla preoccupata schivò la mossa e con abile destrezza colpì con il piatto della daga lo stomaco della sorella che si accasciò boccheggiante al suolo.
La lama della daga si poggiò sulla schiena di Helena dolcemente. In quel momento entrò nella stanza una ragazza dai capelli rossicci raccolti in uno chignon, vestita di una tunica bianca e una cintura color latte in vita. I suoi occhi violacei ammirarono stupefatti la posizione bellicosa delle due donne timorosi di aver assistito ad un litigio e quindi di subire ritorsioni per l’intrusione privata. L’adolescente abbassò immediatamente lo sguardo imbarazzato. Fleur fece sparire la lama nel fodero e la sorella ne seguì l’esempio poggiando la sua arma su una cassapanca nelle vicinanze. La giovane donna dai capelli rossi continuò a rimanere come pietrificata.
-Puoi parlare ancella. Ci sono novità? - chiese bruscamente Fleur alla ragazzina sulla porta, che parve risvegliarsi dall’asprezza delle parole pronunciate.
-Mia signora… Il Re Alexander Bertrand du Cobhiris chiede un udienza privata con lei mia signora!- Si rivolse a Helena inchinandosi leggermente col busto. Le due sorelle incrociarono gli sguardi maliziosi e sorrisero -Udienza privata? Dove?- chiese questa volta la promessa sposa.
-Nella stanza reale mia signora!- tentennò l’ancella.
-Je crois qu'il veut faire l'amour!- scherzo Helena alla sorella alzando i cipigli in maniera maliziosa. Fleur rise di gusto e annuì.
-Vai pure sorella cara. Penso che in quella disciplina sei migliore te di me!!- si burlò l’assassina. Le guance di Helena e dell’ancella si arrossarono dalla vergogna, e mentre la prima sorrise malignamente alla maestra d’armi, la seconda tenne lo sguardo incollato al pavimento di marmo.
Uscirono dalla enorme stanza adibita per la sorella della futura regina. Una camera dalle pareti bianche adornate di statue a ridosso delle mura e ad arazzi con i colori della casata. Il buco nella parete dalla forma ovale a ‘mo di finestra era velato da un tendaggio purpureo e nascondeva i pezzi di vetro a mosaico che componevano l’apertura. La porta in radica opposta alla finestra chiudeva la stanza altrimenti irraggiungibile. Un letto faceva padrone della camera. Un comodo giaciglio dalle lenzuola rosa e dalle federe bianche profumate con uno strano olio aromatico. Fleur slacciò la cintura facendola cadere sul pavimento che tintinnò al tocco della daga e lasciò che il suo corpo cadesse nelle braccia comode del lettone. Pensò alla vita che si prospettava davanti agli occhi della sorella e combattendo contro un intrepido orgoglio, fu felice per lei. Se non fosse stato per Cristianè tutto questo non sarebbe mai successo. I sogni la abbracciarono con dolcezza e la riportarono indietro di 11 anni.

-Già di ritorno maestro?- Chiese Gaël Fontaine alla figura ammantata sul destriero appena arrivata, mentre la zappa si incassava nella terra. Poi osservò con curiosità la piccola bambina alle sue spalle. Il ragazzo undicenne fermò il suo lavoro e rimase in assorta contemplazione
-Dentro al rifugio, svelto! Chiama anche Pheobe!-
-Si sta allenando in palestra. La chiamo subito!- Lasciò cadere la zappa e prese a correre verso il retro della casa visibilmente preoccupato.
Il rifugio era una casupola in legno di modeste dimensioni. Le finestre erano dei rettangoli neri dal quale si poteva avere accesso all’interno della casa agilmente se non quando in casi di assedio delle assi di egual misura potevano essere facilmente incastrate per prevenire intrusioni. Il legno della casupola era foderato con un secondo muro interno sempre dello stesso materiale. La prima parete serviva come protezione dal freddo della regione e il doppio muro per resistere agli attacchi. La porta era in noce con cardini in acciaio nati dalle mani di Guillaume Lacroix, mentre il tetto in pietra rendeva quel riparo sicuro come una fortezza a fronte di frecce infuocate o di attacchi da balista leggera. Dietro alla casupola un cubo in pietra conteneva la palestra di Cristianè Bernard dove si stava allenando Pheobe Ward. I nuovi arrivati entrarono nella casa. La bambina osservò la pulizia che albergava sovrana. Nella stanza principale, a prima veduta un parente alla lontana di un salotto ospitava un tavolo in legno con sei sedie; un piccolo camino acceso con sopra un paiolo quasi in ebollizione che emanava un fragrante profumino di minestra; Le pareti in legno resinoso contribuivano a diffondere un aroma di alberi in un bosco, così spoglie e nude senza nessun ornamento tranne per quei pochi arnesi da cucina appesi a dei chiodi. Il pavimento in fredda pietra rendeva più confortevole la convivenza e posava su tutto il perimetro della casa, comprese le due camere adiacenti alla stanza principale: La prima, più grande, vi riposavano i due (fino a quel momento) adepti del famoso assassino; La seconda invece era la camera da letto dell’uomo. Quello stesso giorno nella stanza più grande si aggiunse una terza branda di paglia per Fleur, la nuova arrivata.
-Maestro!- Gaël e Pheobe si prostrarono in ginocchio davanti a Cristianè fermi sull’uscio. L’uomo sorrise e portò avanti a se una spaesata Fleur -Ragazzi questa è la figlia dell’uomo che sono andato a trovare due giorni fa. Per cause nefaste rimarrà da noi per un po’. Trattatela bene mi raccomando!!-
L’uomo uscì e ne tornò con un sacco dove al suo interno ne estrasse cibarie, comprate in città poco prima di trovare il padre di Fleur, che distribuì a tutti i bambini e il guanto di Fleur sotto lo stupore degli altri due. La bambina lo prese e cominciò a giocarci mentre masticava del pane raffermo aspettando la zuppa preparata dal ragazzino più grande. Nella sua mente il ricordo del giorno prima, della picca nel corpo di suo padre e i suoi occhi vitrei nella pozza di sangue. Suo padre o senza i convenevoli, il suo papà. Morto da innocente per errore. Come riportava la pergamena? “Per ordine di Sua Altezza il Re Anaïs Leclerc du Targis, regnante di Targis…” Fleur era decisa già all’età di 6 anni a vendicarsi della morte di suo padre verso la figura del Re.
Strinse i pugni e osservò il guanto sul tavolo al suo fianco. Si, era proprio decisa a farlo.
Cristianè captò dai gesti, i pensieri della fanciulla e avvicinandosi le sussurrò: -So quanto ti fa male dentro Fleur. Per me tuo padre era un grande amico e la sua morte è assai dolorosa. Se vuoi posso insegnarti come difendere te stessa e le persone a te care, ma non devi pensare assolutamente a vendicarti di ciò che è stato fatto! Certe cose non possono essere cancellate, ma altre possono essere rimediate. Cara Fleur, per l’amicizia di tuo padre, io mi prenderò cura di te. A sfera ti conoscono, non puoi tornare. Almeno per il momento. Vuoi imparare come difenderti piccola Fleur?-
La bambina non scostando lo sguardo dal Katar annuì. Lo fece con tutta se stessa: coraggio per difendere se stessa e i suoi cari; tristezza per la perdita della persona che amava; gioia per non essere sola in quei momenti nefasti; fierezza per le scelte mature che si prefissava mantenere. Una bambina può anche essere piccola ma nel dolore si avverte una crescita ed una forza nel continuare a non mollare mai. E Fleur strinse più assiduamente i pugni, guardò in faccia l’interlocutore e annuì -SI signor Cristianè. Per tutti quelli che hanno bisogno. SI!- Si sentiva un eroina.

-Madame Fleur!- Un omino bassetto e grassottello entro ossequioso a testa bassa nella camera della fortezza di Cobhiris. Fleur aprì gli occhi di ghiaccio e squadrò il soffitto bianco. Si ricordò immediatamente che era nuda sul letto e i suoi vestiti sulla sedia. Con un rapido balzo si arrotolò la coperta sul corpo rosa e cercò il suo Katar. Si fermò a fare mente locale, quindi si girò verso l’ometto immobilizzandolo con uno sguardo gelido -Se ci provi un'altra volta ti ammazzo! Non si bussa nella camera di una signora?-
-Mi scusi! Mi scusi! Non accadrà più lo giuro!- strillò umilmente perdono il paffuto paggio, ma a Fleur non scappò l’occhio soddisfatto dell’uomo al pensiero del suo corpo nudo. Decise di lasciare perdere -Anche perché se ricapita sarà l’ultima cosa che vedrai! Di che cosa hai bisogno?- e mentre parlava si accorse che nella mano dell’omino vi era una pergamena chiusa in ceralacca. Sapeva già chi era il mittente.
-Una lettera da Calvin Butler di SkyWorp, Madame Fleur! Per lei!-
Nel cuore della ragazza si accese un fuocherello di passione e ardore oltre alla bramosia per la lettura immediata del plico.
Quando l’ometto se ne andò la giovane donna staccò la ceralacca e srotolò il messaggio.
Riportava questo testo:
“Cara Fleur, mia amata.
Spero con tutto il cuore che questa lettera ti giunga mentre alloggi nel castello di Alexander Bertrand in Cobhiris. Ogni giorno osservo le stelle e la stella più luminosa tra tutte mi ricorda la tua bellezza così pura e sensuale. La tua mancanza da SkyWorp strugge il mio cuore, e rimango in attesa del tuo arrivo o di un tuo messaggio.
Mio fratello è stato investito del ruolo di cavaliere dal Re Eric Moore tre settimane dopo la tua partenza e io sono diventato suo scudiero il giorno dopo. Darren non vede l’ora di misurarsi ancora con te in un duello, e sembra convinto di poterti battere. Ti manda i suoi saluti.
A volte mi sembra di vederti per le strade della città e quando provo a scoprirlo con mio rammarico scopro che ho sbagliato. Ho ancora in mente la fragranza stupenda che indossi quando i nostri corpi si incontrano e la tua pelle delicata così gentile e liscia. Sento irrimediabilmente la tua mancanza e sai che non ho scrupoli nell’infrangere le regole. A SkyWorp sei bene accetta anche in questo periodo turbolento.
Tanti saluti quanti sono i fiori del nostro prato, là dove tu rimani quello più bello.
Tuo Calvin Butler.
Fleur stringeva la dura carta della lettera con gli occhi lucidi di felicità. Una lacrima ne discese sulla guancia, prontamente arrestata dal palmo della ragazza. Nella sua mente vi era un turbinio di emozioni, ma quello che prevaricava sugli altri era senza dubbio la gioia.
Si avvicinò allo specchio posto davanti al letto e maledicendo quei capelli disordinati decise di andare a fare un bagno. Si vestì di tutto punto e capelli al vento marciò verso l’uscita.
Lungo in corridoio del secondo piano non si vedeva anima viva se non qualche ragnetto sulle pareti in pietra che si rifugiava dalla paura nelle fenditure. Svoltando il primo angolo notò una serva di corte giocare con una piccola spada cercando di mimare fendenti e affondi con grande difficoltà. Quando si accorse di Fleur con un sobbalzo fece cadere l’oggetto che risuonò sulla pietra e cercò di dare spiegazioni tentennando mezze parole.
-Tranquilla, tranquilla!- le sorrise per confortarla -Mi chiedevo… Posso fare un bagno?-
-Certamente Madame. Padrona mia lo preparo subito!- Con un inchino fece per allontanarsi.
-Aspetta!!- La bloccò sul nascere Fleur -Preparamelo e basta. Sono abituata a farmelo da sola, non ho bisogno che qualcuno mi lavi e soprattutto che mi rivesta. Prima però vieni qui!-
La giovane servitrice si avvicinò. Fleur avvicinò la bocca al suo orecchio e le sussurrò -Non dirò nulla promesso. Però se vuoi imparare a combattere basta solo che bussi alla mia porta! Ora puoi andare a preparare la vasca!-. La serva si inchinò profondamente tenendo la veste con le dita e abbassando gambe e testa, e partì verso il bagno sorridendo. Fleur volse lo sguardo al panorama che si stendeva oltre alla finestra, e il pensiero principale volse al suo Calvin Butler.
L’acqua della vasca era magnificamente calda, così rilassante e purificante. I sali da bagno usati facevano risaltare un profumo di rose e pesche e Fleur si ritrovò a pensare. Ma non a Calvin Butler, quanto più al giorno in cui arrivò a casa di Cristianè Bernard.

La minestra calava lentamente nel piatto sul tavolo davanti alle quattro figure nella camera. Il silenzio regnava sovrano finché Gaël non lo ruppe esordendo rivolto alla bambina nuova -Come ti chiami tu?-
-Fleur Lacroix, per servirla-
-Fleur, qui non si serve nessuno!! Tu sei padrona solo di te stessa!- Precisò Cristianè introducendosi nel discorso. La bambina osservandolo mestamente annuì timida, ma Gaël rimboccò: -E come mai sei qui?-
Fleur seguitò per rispondere, ma l’interruppe il maestro che rispose: -E’ qui perché ha perso qualcuno esattamente come te piccolo Gaël! Il nostro compito sarà quello di istruire la piccolina per diventare come noi!-
-Ma maestro! Sono due bambine! Non capisco cosa ci fanno qui!!!-
-Spiegati meglio Gaël-
Il bambino guardò le due presenze femminili nella stanza con aria stizzosa -Sono due femmine. Non potranno mai diventare delle brave assassine!!-
Fleur rimase sgomenta. Assassina aveva appena pronunziato quel giovane ragazzo biondo dagli occhi verdi. Lei non voleva essere un assassina, ma solo proteggere chi aveva bisogno
-Gaël per Dio!! Voi non siete assassini e rifletti su ciò che hai detto! Se io nella mia vita ho abbracciato l’arte dell’assassinio mercenario è stato solo per le mie capacità e la morbosa voglia di danaro. Per qualche moneta ho ucciso delle persone, esattamente come gli assassini dei tuoi genitori hanno fatto! Poi ho capito! Ho capito che era sbagliato! Che la vita è un dono cui hanno diritto solo le persone meritevoli. Per quello vi sto istruendo: Per vedere da voi, chi ha diritto di vivere e chi no, per proteggere altri bambini come voi dalle perdite famigliari. Gaël caro, tu sei il mio primo discepolo, non mi cadere in tentazioni omicide. Agisci secondo il bene di Yorpach. Per quanto riguarda le femmine come “assassine” perché non possono esservene? Non hanno due braccia come te? Non hanno due gambe come te? Non hanno un cervello come te? Pensi che non abbiano forza per imbracciare una spada? Ah che stolto. Guarda cosa usa la piccola Fleur. Quel guanto lo sa alzare perfino una bambina, figurati da adulta cosa può fare!-
Ma Cristianè aveva già capito il motivo del disappunto del suo primo allievo dagli sguardi affascinati che egli lanciava nella direzione dell’ultima arrivata. Sorrise dentro se e incrociando le braccia annuì -Bene giovani promesse! Voi due avete pomeriggio libero, ma tu…- e indicò la piccola Fleur -...Tu vieni in palestra con me. È ora che inizi a capire quello che insegno a queste pesti!-
-Prendi quella daga Fleur!- ordinò Cristianè, all’ingresso della piccola palestra, alla piccola confusa bimba davanti a lui, indicando una rastrelliera piena di armi dalla quale in evidenza si vedeva un piccolo spadino di 20 cm sporgere ad un estremità. Cristianè sfilò dal fodero sulla cintura la sua lama, un coltello lungo sui 25 cm. La bambina tornò dal maestro con l’arma, tenendola con una mano in modo maldestro. L’uomo capì subito che la graziosa fanciulla non aveva mai toccato un arma prima di allora.
Fleur era terrorizzata dalla statura raddoppiata rispetto alla sua, ma cercò comunque di darsi coraggio pensando alla morte di suo padre mentre cercava di proteggerla. Nella mente gli occhi vitrei di suo papà, la caduta, il sonoro tonfo, il sangue che zampillava. Chiuse gli occhi dalla rabbia e urlò di rabbia, di frustrazione, di odio, di disperazione, di dolore. Urlava e piangeva. Cristianè rimase esterrefatto. Fleur si inginocchiò tenendosi la pancia mentre furiose lacrime le scorrevano sul viso. Tutti i sentimenti repressi vennero fuori in quel momento. Poi con una carica improvvisa calò il corto spadino sulla superficie legnosa del pavimento della palestra che rimbalzò rumorosamente. Con l’oscurità delle palpebre rivide nella mente la tozza figura del soldato che uccise il padre. Lo vide vivo, mentre rideva amaro sul corpo di Guillaume. Lei lo osservò con odio e partì alla carica per ucciderlo. La guardia reale rimase immobile dall’assoluta quanto inaspettata mossa della bambina, che con un solo gesto graffiò la gamba dell’uomo con la lama del suo spadino. Poi aprì gli occhi accorgendosi che effettivamente la sua spada era sporca di sangue e che al suo fianco un fiero Cristianè poggiò la mano sulla spalla della bimba mentre la sua gamba zampillava fluido rossastro -Fleur, sei rapida e agile! Non ho fatto in tempo a pararlo!!-
La fanciulla lasciò la presa sull’arma portandosi le mani vergognosamente alla bocca ed azzardò -Mi… Mi scusi signor Cristianè!! n'était pas mon intention de le faire!!! s'il vous plaît Monsieur Cristianè, Pardonnez-moi de ce que j'ai fait…-
-Stai tranquilla piccolo fiore. Lascia stare la lingua di Sfera e parla quella di Yorpach. Hai dimostrato di avere grinta, tenacia e determinazione. Sono le doti necessarie se vuoi diventare quello che ti prospetti. Ora vado a medicarmi con delle erbe e torno dopo. Intanto allenati un po’ da sola. Cerca di trovare un equilibrio tra spada e mente. Quando torno, ti insegno delle mosse.- e lo disse con un sorriso orgoglioso. Fleur annuì serena e improvvisò un sorriso. L’uomo si allontanò zoppicando lasciando la bambina da sola sul pavimento di legno della palestra. Sola con i suoi pensieri.

Sola come in quella sfarzosa vasca di legno cesellato nella roccaforte del Re di Cobhiris, mentre gli effluvi naturali dei Sali disciolti nell’acqua la ristoravano. Osservò il foro sul pavimento a ridosso del muro, a pochi passi da dove giaceva. Sentiva in effetti uno strano stimolo corporale. Si erse dalla vasca silenziosamente ed afferrando il panno lasciatole dalla serva se lo fasciò intorno al corpo avvicinandosi al rudimentale gabinetto. Espletati i bisogni corporei tornò a pulirsi nella tinozza tiepida uscendone fresca e pulita come una rosa.
S’adagiò la tunica nera sul corpo e calzò anche un calzone aderente cucitosi da sola per le cavalcate e per non mostrare le sue preziosità femminili durante i movimenti. Infilatasi le comode calzature in stoffa uscì a grandi falcate dal bagno verso l’uscita della rocca.
Appena fuori volse lo sguardo alle scuderie situate proprio a fianco del torrione centrale dove un giovane Daniel Dumas strigliava il suo cavallo da battaglia “Daarig” con grande cura. Si inchinò alla splendida fanciulla bionda entrata nella stalla salutandola con i cortesi convenevoli. Fleur chiese al giovane cavaliere bruno dagl’occhi cobalto dove fosse il proprio cavallo, e questi del tutto ammaliato dalla bellezza della donna l’accompagnò.
Il Camargue bianco uscì al galoppo dalle scuderie portando sulle proprie spalle la bellezza scultorea di Fleur Lacroix in direzione del Regno di SkyWorp, dal suo amato Calvin Butler.

Thursday, February 11, 2010

Le memorie di Yorpach: La fuga

Questo é un "Sequel/Spin off" del racconto "La battaglia dei due regni" presente su questo Blog. Consiglio al lettore di aver concluso la lettura del racconto principale prima di proseguire con questo scritto.

Schibrio



TUM TUM TUM
Un sonoro bussare sulla porta in mogano svegliò dal sonno profondo Victor Lefevre. Alzò un cipiglio castano e osservò il duro legno scuro dell’ingresso dallo scranno dove tranquillamente pisolava. Sperò che non fosse un controllo del comandante e a voce ferma chiese l’identificazione. Nessuna risposta. Pensò ad uno scherzo di qualche buontempone. Chiuse bofonchiando le palpebre pesanti e appoggiò la testa alla dura roccia cercando di riprendere il sonno interrotto.
La porta bussò di nuovo.
Le palpebre scattarono leste e gli occhi marroni squadrarono il rettangolo buio della porta. Provò di nuovo a domandare di riconoscere le proprie generalità a chiunque avesse bussato. Stessa risposta precedente, silenzio assoluto.
Alzò la poderosa mole dallo scranno con aria dubbiosa. La divisa nera con una torre bianca sulla parte pettorale era indosso a quell’uomo sulla quarantina. Cicatrice sulla guancia destra, barba incolta e lunga qualche centimetro, naso a patata, taglio degli occhi sottile e fronte rugosa completavano il viso burbero di Victor.
A fianco del tavolo pieno di documenti dove stava riposando pochi attimi prima trovò la picca e l’elmo che aveva appoggiato qualche ora prima. La luce delle torce rischiarava debolmente quella stanza priva di finestre. Inforcò l’elmo sulla testa e mosse un passo verso la porta con crescente tensione. L’elmo copriva il cranio lasciando spazio al viso in modo da essere più reattivi durante gli attacchi con lo sfavore però di essere più vulnerabili ai colpi portati al volto. La porta era munita di spioncino e l’omone lo sfruttò per dare un’occhiata all’esterno. La strada deserta era piastrellata con sassi schiacciati e in lontananza si udivano zoccoli di cavallo e urla di bambini festosi. Victor pensò che probabilmente era in corso la sfilata dei cavalli militari del Re e fece spallucce. Sentì una voce femminile chiedere aiuto nelle vicinanze e provò il crescente impulso di vedere cosa stesse accadendo. Con la mano sulla trave di chiusura si arrestò pensando a un espediente per entrare. Osservò di nuovo la strada deserta dallo spioncino cercando di sporgere la vista il più possibile. A destra riuscì a vedere mezzo carretto abbandonato sul ciglio della strada mentre a sinistra vide il proseguimento della strada deserta. Davanti a lui una casupola in pietra all’apparenza vuota. La voce della donna non tornò. Martellò un pensiero, che l’avessero uccisa? Sfilò la trave dalla porta e aprì l’uscio verso l’esterno. Fece un passo guardando con circospezione i dintorni rimanendo sulla soglia. Si aspettava di vedere un cadavere vicino al carretto abbandonato, ma quello che trovò fu una daga.
Proprio dritta in gola, scagliata da una mano spuntata dal cornicione proprio sopra il portone. Gorgogliò qualche parola incomprensibile portandosi le mani alla gola e arretrando spaventato. Un’ombra scese dal cornicione e con agilità toccò terra con quelle scarpe di stoffa nere. Gli occhi marroni di Victor Lefevre, prima di abbandonare il mondo, squadrarono l’esile figura smascheratasi, partendo da quei piedi nascosti da scarpe scure, proseguendo per delle gambe snelle e sottili unite a delle allenate cosce occultate da lunghi pantaloni di pelle nera. Continuò poi la visione in quei secondi rimastigli di vita squadrando quei fianchi così perfetti e quel busto magro deliziato da due seni pronunciati sotto quella sensuale divisa in cuoio scuro. Mentre la testa ruotava all’indietro non mancò di osservare un viso latteo perfezionato da splendidi occhi azzurri e da quei capelli biondo oro portati in una coda. Morì avendo visto la ragazza più bella e pericolosa del regno di Yorpäch: Fleur Lacroix.
La leggiadra coda di cavallo ondulò e il viso si trovò ad osservare con occhi gelidi la porta spalancata. Piroettando su se stessa la giovane assassina colpì con un calcio l’angolo del portone chiudendolo con vigore. Percorse la buia stanza di pietra superando la scrivania sommersa da fogli ingialliti e lo scranno dove poco prima sonnecchiava la sua vittima, raggiungendo la volta di legno che dava accesso al lungo corridoio illuminato da deboli torce accese.
Entrò nell’angusto passaggio e rimase in ascolto. Avvertì deboli bisbigli provenire dalla stanza seguente, probabilmente altre due sentinelle. Annoiata dall’attesa fischiò, attirando così volutamente l’attenzione della pattuglia che immediatamente reagì.
Quattro enormi piedi calcarono la dura pietra del passaggio, quando gli occhi dei loro padroni si accorsero di un ombra verso all’ingresso dell’androne. Il primo soldato, Lucas, avvistò un luccichio metallico poco prima che il suo cuore venisse infilzato da una lama lunga 37 cm. Il secondo militare subito dietro sguainò la spada bastarda lunga 120 cm tenendola con ambo le mani pronto alla battaglia. L’ombra, per niente turbata, iniziò a correre mentre il tonfo secco del corpo in fin di vita di Lucas risuonava nello spazio tetro. Étienne, il secondo guardiano, caricò il peso della spada all’indietro per far fronte all’attacco. La lama graffiò il muro poroso del corridoio in pietra mentre i passi rapidi della figura oscura si avvicinavano. La corporatura femminile in avvicinamento saltò sul muro laterale in contrapposizione all’arma puntata. Nella mano sbocciò un Katar ad una punta, un arma lunga 15 cm con il manico adattato alla struttura del palmo per dei colpi rapidi e precisi nelle situazioni di corpo a corpo. L’assassina camminò due passi sulla parete raggiungendo l’uomo in pochi istanti, dove colpì la sentinella con un solo, preciso, affondo al collo nudo. Étienne caracollò a terra boccheggiante mentre il suo fluido vitale abbandonava il corpo unendosi a quello del compagno, e i piedi di Fleur toccavano terra. Le dita della falange del povero uomo ebbero due contrazioni muscolari prima che il cuore e il cervello smisero di dare impulsi.
La bionda letale proseguì il resto di corridoio rimasto entrando nella successiva stanza. L’armeria era abbastanza modesta. Le rastrelliere contavano una decina d’armi l’una tra alabarde, mazzafrusti, balestre, spade bastarde, spade lunghe, lance, archi, scudi e pezzi di armatura quali elmi, spalline e usberghi. La stanza era illuminata da deboli spiragli di luce esterna provenienti da feritoie strette sulle mura laterali. Il Katar rimase tra le dita della giovane donna mentre avanzava verso una rastrelliera cogliendo un pugnale di 25 cm con la mano libera. Sul muro opposto al passaggio una porta in legno celava la stanza seguente, posto che ce ne fosse una. Si approntò a scoprirlo.
Spinse la porta in un sonoro cigolio ed entrò.

-Mio signore!- Daniel Dumas si inginocchiò dinanzi al trono dove si ergeva la reale figura di Alexander Bertrand sovrano di Cobhiris. Il re indossava un completo di stoffa gialla sotto ad un mantello di lana rosso, e una corona d’oro portata sul capo. La barba nera cresceva su un viso stanco e sfibrato, con borse sotto gli occhi verdi e rughe sulla fronte. La ripresa della serenità dopo la morte prematura della giovane moglie era lenta e difficile anche a distanza di ormai quasi due anni dalla vittoria contro SkyWorp.
-Parla DD!- ordinò a voce ferma il Re, sistemandosi meglio sul trono.
-Mio signore ho una pessima notizia da riferire! Si tratta di “Dama Fleur”!-
-Ha portato a termine l’incarico?- Alexander cambiò tonalità, usando una nota ansiosa e eccitata nel contempo.
-Si mio signore! Però…- DD indugiò qualche istante prima di proseguire -è scomparsa!!-
-COME SCOMPARSA?!?- tuonò la voce irritata del Re di Cobhiris -COSA SIGNIFICA CIO’??-
-Non so come rispondere Maestà! Mi è stato riferito dalla serva di Fleur che non è rientrata la notte scorsa e manca anche stamane!-
La figura reale meditò qualche istante prima di deporre la sua decisione -DD trova Kishma Moreau e cercatela insieme. No non cercatela, trovatela!!! Trovala e portala da me! Prima porta da me la serva, dovrei farle delle domande!!-
-Si mio signore!- DD si alzò e voltandosi venne richiamato dal suo superiore
-DD, se fallisci ti manderò a fare compagnia a Darren Butler! Non mi deludere!-

La mano stanca lasciò cadere la ciotola vuota sul pavimento delle segrete della rocca di Cobhiris. Il nero di quegli occhi privati della vita libera fissavano distrattamente le sbarre della cella dove era segregato da quasi due anni come prigioniero di guerra in attesa del momento di essere processato. Momento che non si è mai presentato. La stanzetta, se così si può definire, era piccola e angusta. Ad un lato si trovava della paglia come giaciglio per il sonno e una piccola buca per i bisogni corporali che venivano smaltiti una volta al mese, indi per cui il tanfo di sostanze biologiche impestava l’aria creando un olezzo dall’odore vomitevole per chi non vi fosse abituato. Ma Darren Butler si era abituato ormai impotente a quel puzzo durante quella prigionia.
Nelle sue pupille scure volteggiava ancora il ricordo del campo innevato del regno di Cobhiris due anni prima, quando una giovane donna poco più che ventenne sgozzò Eric Moore, Re di SkyWorp. Storef, il cavallo di Darren Butler, era ancora al galoppo verso una possibile salvataggio del proprio Re, quando il corpo privo di vita di Eric Moore lasciò il regno di Ɏorpäch inondando di liquido scuro il bianco candido della neve pomeridiana del primo giorno dell’anno. Sgomento dalla sconfitta subita dal suo regno fece cadere le armi e si arrese al suo destino. Il cavallo si arrestò lentamente all’approssimarsi dei due combattenti a fianco della figura morta di Eric Moore, nell’ordine alfabetico di Daniel Dumas e Fleur Lacroix. DD fece per sguainare la spada ma venne bloccato da Fleur accortasi dello stato arrendevole del nemico. Passarono attimi silenziosi fino all’arrivo di Alexander Bertrand in groppa al suo cavallo da battaglia Schibrio. Il Re di Cobhiris osservò la corporatura reale riversa nella neve con gioia non nascondendo però l’angoscia per la perdita della donna amata. Alzò lo sguardo verso il cavaliere imbattuto rassegnato al suo destino e pronunziò -Darren Butler, cavaliere e protettore del Re di SkyWorp, il tuo regno ha subito una sconfitta dopo aver attaccato senza ritegno e motivo il mio Reame. Hai agito per salvaguardare la libertà della tua famiglia e hai affrontato questa battaglia per volere del tuo superiore. Ti dichiaro perciò in stato di arresto come prigioniero di guerra ed abiterai nelle segrete del regno fino a che non verrai processato e quindi deciso sulla tua sorte. Accetti questa proposta o preferisci morire con onore a fianco del tuo Re?-
Darren Butler rise amaramente. Passare il resto dei suoi giorni in una segreta buia e umida ad aspettare un giudizio che sicuramente sarà stato negativo non era una prospettiva interessante. Stava per replicare la seconda proposta quando due occhi di ghiaccio si piazzarono davanti ai suoi mentre una mano soffice e delicata gli voltava leggermente la testa di lato. Poi vide gli occhi avvicinarsi con violenza al viso e sentì un dolore acuto alla tempia. La vista iniziò ad annebbiarsi e l’udito ad abbassarsi. Vide il terreno innevato avvicinarsi sempre più e delle scarpe di stoffa scure avvicinarsi. Infine sentì una voce femminile ordinare -Portiamolo via!- prima che la mente del cavaliere andasse nel regno delle fantasie.
Si risvegliò nella stessa cella che avrebbe osservato due anni più tardi posando una ciotola vuota sul pavimento, rendendosi conto di essere vivo.
Ogni giorno era sorvegliato costantemente da due guardie con l’ordine di bloccare qualsiasi tipo di suicidio o fuga il prigioniero avesse intenzione di utilizzare e più di una volta è stato barbaramente percosso per futili motivi. Il cibo e l’acqua veniva regolarmente distribuito una volta al dì attraverso le spesse sbarre d’acciaio che delimitavano la cella con l’anfitrione di guardia. Più di una volta Darren Butler invidiò i suoi carcerieri, liberi di poter uscire all’aria aperta durante il cambio della guardia; Molto spesso pensava alla compagna che avrebbe dovuto sposare a guerra finita, al figlio nato dalla loro unione e a suo fratello che sperava fosse finalmente entrato nel regno dei cieli e ogni volta che accadeva si lasciava andare in un pianto disperato: li amava tutti e tre.
Sulla soglia dei trent’anni Darren Butler era un corpo privato dell’anima, scaraventato in una cella fetida, aggregato alla compagnia di ratti e ragni, disidratato, malmenato e lasciato a marcire. Morto, ma cosciente. Vivo, ma distrutto.

Mentre Darren Butler si trovava immerso nei pensieri in una cella protetta da due guardie poco lontano da lì, Fleur entrava nella stanza adiacente alla piccola armeria della struttura. Proprio durante l’ultima missione portata a termine due giorni prima scoprì che qualcuno aveva l’intenzione di aiutare la fuga di Darren Butler dalla prigione di Cobhiris. La stanza illuminata da feritoie simili a quelle della piccola armeria presentava un aspetto malconcio: otto brande erano disposte metà sul lato sinistro e metà su quello opposto. Il pavimento era di pietra ruvida così come le pareti. Fleur fece un rapido calcolo. Tre sentinelle erano uscite al mattino e sarebbero rientrate alla sera per il cambio; altre tre erano morte per mano sua nel corridoio e all’ingresso; ne mancavano altre due se i calcoli non erano sbagliati. La giovane bionda era in grado di leggere e scrivere oltre che contare grazie agli insegnamenti di Cristianè Bernard, il famoso assassino di Ɏorpäch, che istruì lei e la rivale Pheobe Ward prima di diventare la moglie di Eric Moore sia nell’arte dell’assassinio che in quello scolastico.
Chiuse gli occhi annusando l’aria rarefatta pensò alla cicatrice che portava sulla schiena, un dono del nemico che sarebbe scappato a breve dalle segrete di Cobhiris. I ricordi si diradavano e superavano le barriere del tempo nella mente dell’assassina fino ad arrivare al momento in cui il cavaliere imbattuto posava dinanzi al Re a battaglia finita due anni prima.
-Darren Butler, cavaliere e protettore del Re di SkyWorp, il tuo regno ha subito una sconfitta dopo aver attaccato senza ritegno e motivo il mio Reame. Hai agito per salvaguardare la libertà della tua famiglia e hai affrontato questa battaglia per volere del tuo superiore. Ti dichiaro perciò in stato di arresto come prigioniero di guerra ed abiterai nelle segrete del regno fino a che non verrai processato e quindi deciso sulla tua sorte. Accetti questa proposta o preferisci morire con onore a fianco del tuo Re?-
Darren Butler si mise a ridere. Fleur, ancora dolorante per la ferita infertale, prese la decisione di mantenere in vita il suo nemico per vederne la sofferenza durante gli anni di prigionia. Lo tramortì con una testata e insieme al compagno Daniel Dumas lo portarono nelle segrete del regno sorvegliato costantemente dai soldati a servizio di Alexander Bertrand rimasti vivi dopo la battaglia: I soldati scelti presidianti della Torre Est.
Le palpebre si dischiusero e due occhi azzurro ghiaccio scrutarono l’alloggio fino alla successiva porta.
-mon dieu!! combien de portes!!!- bestemmiò Fleur seccata dalle numerose porte. Doveva far presto, a breve sarebbe avvenuta la fuga di un prigioniero di guerra. Si avvicinò al portone e lo spinse con ambo le mani. Una spada calò verso la ragazza mentre un fiotto di luce artificiale le illuminava il viso.

-Darren Butler, il cavaliere imbattuto del regno di SkyWorp! Non hai una bella cera-
Il cuore di Darren Butler per poco non esplose.
-Tu…- Incapace di credere all’evento, la testa del detenuto si scosse in diniego. Da dietro alle sbarre riusciva a vedere, avvolta dalla luce artificiale delle candele, quella donna di trent’anni ancora avviluppata della sua sensuale bellezza. L’ex cavaliere osservò quella forma ondulata di capelli castano rossastri e gli occhi neri e duri della figura femminile. Il corpo era coperto con una veste lunga e bianca che le copriva spalle e piedi. Le braccia nude e piccole prendevano il colore pallido della pelle e terminavano con dei tintinnanti bracciali d’oro sui polsi. Una mano stringeva la chiave della cella e l’altra poggiava sull’elsa della spada che portava in vita.
-Mia amata! Ho pensato a te e a nostro figlio tutti i giorni! Mi siete mancati!- Sul volto del passato guerriero lacrime di gioia scivolavano copiose e pulivano le zone sporche dal lerciume. Allungò la mano verso la sbarra scrutando il viso sorridente della sua amata. Il suo pensiero volse alla libertà e al ricongiungimento con la sua famiglia, quando la voce ferma della donna lo informò -Nostro figlio è morto Darren!- La mano quasi contro il freddo metallo della cella si bloccò a mezz’aria come tenuta da fili invisibili e ascoltò con angoscia il proseguo della notizia -Ucciso dalle guardie reali di Cobhiris dopo la presa di SkyWorp! Lui e molti altri. Ho dovuto allearmi a Cobhiris per salvaguardare la mia vita!-
L’urlo angoscioso a stento si bloccava nella gola dell’uomo in preda ad una isteria mentale. La perdita del figlio era una notizia troppo sconcertante.
-Io…-
-Non ti preoccupare. A breve dovresti essere libero abbastanza per sfogarti!-
Ma Darren Butler voleva morire. Tutte le angherie subite, le umiliazioni, e l’ultima notizia hanno eliminato l’ultimo briciolo di umanità nell’uomo che era. Un clangore vicino allarmò la donna davanti la cella che sfoderando la spada si posizionò davanti alla porta.
Interminabili momenti passarono, Darren Butler in silenzio cercava di non far scoprire la posizione alla sua amata, lei di rimando restava immobile pronta ad affrontare l’intruso, quando la porta si spalancò. La donna castana calò la spada su Fleur Lacroix che proprio quel giorno compiva 23 anni. La bionda ragazza si spostò di lato schivando il colpo e con un calcio incastrò la lama tra il suo piede e lo stipite della porta tra gli occhi increduli della compagna del guerriero. Il Katar comparve di nuovo e graffiò il braccio della figura femminile nemica che lasciando l’arma si allontanò dalla porta. Fleur entrò calciando nella stanza precedente l’arma abbandonata. Squadrò la donna con in mano le chiavi della cella e sorrise -Buona giornata Kishma Moreau! Cosa ci fai quaggiù?- chiese alla figura bianca con una nota di sarcasmo.
-Stavo per chiederti la stessa cosa Fleur Lacroix! Ti cerchiamo tutti alla rocca… Un momento… Non dirmi che tu…- Kishma sgranò gli occhi
Il Katar penetrò nella spalla della donna con precisione chirurgica. Il dolore arrivò immediato e la veste bianca si colorò di rosso sotto l’urlo di terrore del prigioniero segregato.
-E stai zitto tu!!- Inveì la bionda verso il detenuto. Un foulard di seta bianco precedentemente allacciato con un nodo a cappio magicamente apparve nelle mani di Kishma chiudendosi con estrema velocità nel polso della avversaria. Fleur se ne accorse provando a liberarsi senza riuscirci. Il nastro bianco passò attraverso una delle sbarre tornando nelle mani della donna che tirando con forza scaraventò la rivale contro la cella con un clangore vibrante. Il Katar spezzò la trappola mentre una agile forma scivolava fuori dalla stanza divincolandosi dall’attacco. Una sentinella, allarmata dal rumore,apparve dalle scale vicino al portone. Le scale portavano alle altre segrete della rocca dove ulteriori prigionieri erano reclusi. Fleur subito allarmò il guardiano indicando la porta al suo fianco e spiegando brevemente la fuga del bandito. Darren Butler era pietrificato. La sua unica possibilità era sfumata a causa di Fleur Lacroix, quando avvenne l’incredibile. Il Katar affondò nella nuca della sentinella voltatasi verso il portone e un sorriso apparve sulle labbra della giovane donna.
-Ora decidi: O aspetti che la tua morte sopraggiunga domani con la Forca o esci di qui e torni ad essere quello di un tempo?-
Darren Butler si accigliò -Parli con me?-
-No parlo con la guardia morta!- rispose stizzita Fleur guardandolo -Imbecille! Certo che parlo con te!-
-Si sono finalmente decisi a darmi una fine?- proseguì domandando l’uomo
-Stai zitto e ascolta Darren!!- Fleur si avvicinò alla sagoma moribonda del prigioniero incollando lo sguardo al suo -Sono passati due anni. Tu non sai nemmeno cos’è successo dopo la tua prigionia. Sei stato dimenticato, recluso, dichiarato morto e sepolto. Solo una settimana fa, prima che partissi per una missione che il Re ha deciso di eliminare tutti i prigionieri per… dare un esempio alla popolazione di cosa succede a chi trasgredisce le leggi. La tua data è fissata per domani mattina. Ci sono delle esercitazioni oggi in città e operai stanno montando il palco per le esecuzioni…-
-E tu sei venuta qui per assicurarti che la mia fine sopraggiunga affrontando la mia amata e riducendola in fin di vita vero???? L’assassina del Re: Fleur Lacroix, una sporca sgualdrina al servizio di sua maestà “ti lascio marcire laggiù fino alla forca” che dio vi maledica!!!-
Fleur rise. La sua risata era pura e cristallina e lambiva le segrete risuonando gioiosa. L’ex cavaliere si infuriò calciando le sbarre nervosamente.
-Mi assicuro che la tua fine sopraggiunga ammazzando le guardie, Darren?!?- Il carcerato la osservò dubbioso, ascoltando le sue parole -Il tempo stringe e tu devi uscire di qui!-
Il Katar si infilò nella chiavistello della cella e iniziò a armeggiare la serratura sotto gli occhi increduli di un individuo dimenticato.
-Perché stai facendo questo Fleur? E perché non hai aiutato la mia amata?-
-Perché la tua amata ora è dalla parte del nemic… Ascolta… l’ultima missione che ho affrontato mi ha aperto gli occhi e noi tutti siamo in grave pericolo. Tu, io, tuo figlio…-
-E’ vivo? O dio sia lodato… E’ in vita?-
-Si Darren! E’ vivo ma purtroppo ci sono diverse cose che devi sapere…- la serratura scattò e la porta si aprì cigolando -Ecco fatto! Te le dico in viaggio. Ora usciamo da qui e allontaniamoci dalla capitale!-
Darren Butler si immobilizzò sulla porta disorientato -Quale capitale?-
-Te l’ho detto che ci sono molte cose che devi ancora sapere!- rispose Fleur facendo spalluccie -Muoviti ora se non vuoi che ti porti io sulle spalle- additandogli la testa in ricordo di due anni prima.
Le gambe del fuggiasco si mossero dalla gabbia lasciandola definitivamente.

Le gambe correvano stanche, la perdita di sangue la stava indebolendo. La mano teneva un lembo di stoffa come tampone sulla ferita alla spalla. Kishma era furiosa con la traditrice del regno. Nei suoi pensieri sapeva che ormai Darren Butler poteva essere libero e quindi arrivare alla verità. Quando aveva architettato il sistema per eliminarlo con l’approvazione del Re non aveva fatto i conti con un possibile tradimento. Non era ancora brava come Fleur Lacroix, ma poteva contare su strategie di attacco impeccabili. Normale che gli assassini migliori di Yorpäch fossero due donne: Più agili, più veloci e più scattanti rispetto ai goffi uomini con i loro attributi maschili che creano impaccio.
Gli operai stavano lavorando incessanti alla costruzione del patibolo quando guardarono la graziosa donna con una veste bianca insanguinata. Tornarono al lavoro dopo che questa scomparve alla loro vista dimenticandosi ben presto della figura candida.
DD scese dal suo poderoso cavallo “Daarig” con un balzo e si accinse a sostenere la caduta della donna ferita confuso dal suo stato. -Dama Murieau! Cosa accadde mia signora?-
Kishma sputò un grumo di sangue a terra prima di rispondere con voce strozzata -Fleur… DD… cc…di… Fleur… t…a…tri…e…-
-GUARDIEEEE!!!- chiamò DD ad un piccolo plotone nei dintorni estraneo alla scena.
I soldati accorsero di corsa e aiutarono Daniel a trascinare verso la rocca la donna ferita. Il pensiero di DD accorse subito alla reazione che avrebbe avuto il Re durante la visione del corpo martoriato della sua nuova compagna. Lasciò la pattuglia portare dal medico la forma insanguinata e si mise a seguire, portando anche il suo inseparabile cavallo, le tracce di sangue lasciate nella pavimentazione. Osservò i falegnami al lavoro sul patibolo sentendosi disgustato all’idea che non avessero offerto soccorso ad una donna ferita. Proseguì imperterrito verso le tracce rosse sempre meno fresche fino a giungere davanti all’entrata delle prigioni.
Seppur le suddette segrete fossero al piano sotterraneo del palazzo reale di Cobhiris, per raggiungerlo bisognava aggirare la roccaforte fino a trovarsi sul muro posteriore. Le segrete erano costruite sotto due livelli. Il primo livello comprendeva l’androne dove un ufficiale di guardia segnava le entrate e le uscite; uno stretto corridoio comunicava tra la stanza precedente e l’armeria delle guardie carcerarie; La stanza successiva invece era l’alloggio delle guardie di presidio e una porta divideva la camera dalla prima cella; La prima cella era destinata a prigionieri di guerra importanti e per due anni è stata usufruita da Darren Butler; a fianco alla porticina comunicante si trovava la discesa delle scale verso il secondo livello. Quest’ultimo ambiente era scavato in tre stanze; La prima svolgeva la funzione di magazzino dove si tenevano e preparavano i ranci per i detenuti separato dalla seconda camera da una volta in pietra; la seconda comprendeva 8 celle (quattro per lato) dedite a contenere prigionieri di guerra minori e ladri; l’ultima, non meno importante, erano stipate altre quattro locali di prigionia (due per lato) principalmente destinate ad assassini e truffatori. Fleur e Kishma non sono classificate dal Reame come assassine, ma come “Funzionari del Regno” che comporta privilegi assoluti.
Al portone di ingresso DD estrasse la spada lucente osservando, dall’uscio spalancato, il corpo a terra all’interno dell’androne. Si avvicinò all’uomo constatandone la morte e proseguì verso il corridoio con estrema attenzione. Superò i due corpi morti e notò che erano degli omicidi provocati dalle mani di un esperto nel mestiere. Quei stupendi occhi azzurri sondarono l’armeria buia in cerca di un movimento e facendo attenzione a non provocare alcun rumore si avvicinò alla porta per gli alloggi. Proseguì oltre sempre a passo felpato scrutando l’anticamera della cella dove poco prima risiedeva Darren Butler. Nessuna traccia di movimenti e rumori, tranne quelli provenienti dalle stanze inferiori. Sul pavimento della saletta due sentinelle giacevano morte in evidente stato di battaglia. Si fermò a curiosare la prima, la quale presentava un foro preciso alla base del cranio. Capì subito che vi era un assassino all’opera e scese le scale stando attento ad ogni cambiamento dell’ambiente. Il magazzino risultò vuoto e continuò imperterrito senza paura il percorso della prigione. Aprì la stanza e venne investito da un tanfo putrescente. Alcuni prigionieri chiedevano dell’acqua, altri cibo, altri urlavano e creava nell’aria una cacofonia insopportabile dove comunque risultava priva di minacce. Avanzò cercando di resistere al frastuono fino alla successiva stanza certo del ritrovamento dei fuggiaschi ma si trovò una spiacevole sorpresa. La stanza era vuota tranne che per l’unico detenuto in una delle celle macchiatosi di aver stuprato una donna per poi assassinarla.
La rabbia pervase il cavaliere dagli occhi chiari che corse verso l’uscita. Proprio quando si trovava nel corridoio che udì il nitrito del suo cavallo e gli zoccoli scalpitanti che si allontanavano. Uscì all’esterno urlando di rabbia non potendo far altro che osservare sgomento la fuga di Darren Butler e Fleur Lacroix sul suo cavallo. Daarig galoppò fedelmente e Fleur giratasi verso il suo vecchio compagno ai piedi della porta alzò la mano in segno di saluto. Un saluto beffardo.

-FUORI DA QUESTA STANZA!!!- ordinò il Re Alexander Bertrand ai servi intenti a lavare il sangue dalla donna supina nel letto. Il medico era intento a macinare delle erbe per calmare l’emorragia quando irruppe la figura reale in un evidente stato di agitazione. Si inginocchiò ai piedi del giaciglio e appena i servitori furono andati, cominciò a piangere. Il medico si avvicinò applicando un miscuglio verdastro alle ferite con estrema cautela. Kishma mosse la mano fino a toccare quella di Bertrand -Mia amata se puoi dimmi chi ti ha ridotto così! Dimmi solo il nome e farò in modo che soffra come non ha mai sofferto in tutta la sua vita!!!-
La donna ferita lasciò scivolare lungo la guancia una tenera lacrima cristallina e sforzò il volto per fissare negli occhi il suo compagno di vita, poscia con una grande sofferenza nei movimenti dichiarò -F…F…Fleur!!!-
Il colpo fu doloroso nella mente del Re. Può Fleur averlo tradito? Può l’assassina al suo servizio ferire a morte la sua futura moglie? Alexander era incredulo e confuso. Pensò che forse Fleur aveva visto il responsabile, o magari l’avesse inseguito. Per quello che, probabilmente, non si trovava quella mattina nei suoi alloggi. Kishma si addormentò per lo sforzo e il medico proseguì con le cure.
-Medico! C’è qualche possibilità di sopravvivenza?-
-Mio signore la ferita è fresca e non ha colpito punti vitali. Non ha fatto in tempo a infettarsi perché abbiamo agito rapidamente, però i rischi ci sono lo stesso. Potrebbe aver contratto il tetano se la lama non era rigogliosa e potrebbe morire nel giro di qualche settimana. Però sono fiducioso perché il sangue sembra buono!-
-Speriamo… Speriamo!!!-
In quel mentre Daniel Dumas irruppe nella stanza inginocchiandosi davanti al Re -Mio signore mi hanno informato che potevo trovarla qui. Come sono le condizioni di Dama Morieau?-
-Discrete DD. Ora e subito, chi o che cosa ha ridotto così la mia futura moglie?-
-Mio signore penso che non sia ancora pronto alla notizia però lei è il mio Re ed io ubbidisco. Fleur Lacroix ha assassinato 7 guardie e ha liberato Darren Butler. Sono fuggiti insieme! …con il mio cavallo… mio signore.-
Il Re assimilò con lentezza le informazioni, le elaborò, pensò qualche secondo a distribuire una risposta e preso da un raptus isterico sputò saliva inveendo contro il suo campione -FLEUR LACROIX??? LA MIA FLEUR??? COSA DIAMINE FACEVI MENTRE TI RUBAVA IL CAVALLO? DORMIVI? NON HAI NEMMENO UNA FERITA! NON AVETE COMBATTUTO!! IN NOME DI DIO COSA SIGNIFICA TUTTO CIO’? PERCHE’ FLEUR DOVREBBE FARMI QUESTO? DANIEL…trovala!!! Trovala, uccidila, violentala, squartala, falle ciò che vuoi… Ma voglio il suo corpo davanti ai miei occhi. VAIIIIII!!!-
-Si mio signore- Daniel si inchinò fino a toccare il pavimento con la fronte e alzandosi uscì di corsa verso le stalle.
Alexander Bertrand du Cobhiris tornò al capezzale e pregò Dio di rimettere in sesto la donna ferita tutta la notte.

-Attenta! Dietro di te!- urlò Darren Butler alla sua salvatrice. Fleur si girò poco prima che la lama colpisse il suo corpo, riuscendo a deviare il colpo. L’ultima sentinella del piano sotterraneo era salita a controllare come mai il suo collega tardasse nel ritorno scoprendone il corpo privo di vita appena vicino alle scale. L’uomo, Gilbert di nome, avvistò la giovane donna mentre apriva la cella ad un prigioniero e sfilò l’arma lentamente dal fodero per attutire il rumore. Poi con grazia scivolò dietro alla bionda e provò un fendente. Il detenuto urlò di stare in guardia e la ragazza si voltò utilizzando una passata (piede sinistro avanti e ruotare con l’anca) e evitando l’attacco. Il Katar colpì di piatto la lama avversaria (trovar spada) deviando la direzione e portandosi al suo fianco gli squarciò il basso torace. Gilbert lasciò la presa sull’arma portando le mani sulle frattaglie che fuoriuscivano dallo stomaco cadendo a terra con spasmi di dolore.
-Andiamo via!- Urlò Fleur al fuggitivo prendendolo per mano e trascinandolo per le varie stanze.
Uscirono alla luce del sole primaverile e Darren dovette proteggersi gli occhi con una mano continuando a seguire la sua salvatrice fino ad arrivare ad un carretto ai margini della strada. Si nascosero dietro e aspettarono il passaggio di qualcuno a cui rubare un mezzo di trasporto. La dea fortuna volle premiarli con il più veloce cavallo da battaglia del regno di Cobhiris. Daniel Dumas abbandonò il suo stallone per entrare nelle segrete.
-Ti ricordi come si cavalca?- sussurrò Fleur al suo compagno il quale, evidentemente risentito, imbronciò il viso con sguardo sinistro.
-Ero il miglior cavaliere di SkyWorp prima che tu diventassi adulta, Fleur Lacroix!!- rispose stizzito l’ex detenuto.
-Allora Sali su quel dannato cavallo e portaci via da qui!!!-
Darren Butler camminò verso il cavallo con naturalezza per non spaventare l’animale, gli cinse le briglie e salì sulla sella con notevole difficoltà. Fleur si avvicinò dubbiosa -Sicuro di poter cavalcare?-
-Risparmiati i commenti e sali!!! Prova te a passare due anni di vita in una sporca segreta e poi ne riparliamo!!!-
Fleur fece spallucce e salì dietro al fuggitivo. Presero il galoppo rapidamente mentre l’urlo di DD risuonava per la strada. La giovane ragazza si voltò, salutandolo con la mano.
I due fuggitivi e Daarig cavalcarono fuori da Cobhiris attraverso il portico aperto nelle mura (da poco costruite) della città.

Thursday, February 4, 2010

Le memorie di Yorpach: La battaglia dei due regni

Almeno non v’è dubbio; Sarà uno scontro alla pari.




Prendo carta e calamaio, intingo nell’inchiostro nero e scrivo:
“Oggi, 1 gennaio nel nuovo anno del signore Gesù Cristo, il regno di Cobhiris è sotto assedio da parte del regno di SkyWorp.
Un contingente armato ostile ha appena varcato il confine che da secoli delimita i due regni.
Le torri di avvistamento comunicano di prepararsi all’imminente battaglia, e avvertono che uno dei cavalieri che parteciperanno allo scontro sarà Darren Butler avvistato nella solita tenuta di battaglia bianca e oro marciare a fianco del suo Re.
Io, Alexander Bertrand du Cobhiris, regnante assoluto di questo territorio, non approvo che mia moglie partecipi allo scontro, ma sono purtroppo costretto ad accettare il consiglio dei miei cavalieri di schierarla nelle nostre file, in quanto vanta di essere la sorella e allieva di Fleur Lacroix e perciò può essere di aiuto durante questa sciagura immane che ci è capitata.
Oggi è giorno di guerra.
Oggi è giorno di luce e di ombra.
Oggi è giorno in cui si deciderà la vita e la morte.
Dio Abbia in gloria tutti noi
Alexander Bertrand Du Cobhiris”
Inforco l’elmo sul capo, sento l’odore di ferro e ruggine. Appoggio la mano all’elsa della spada ed esco dalla stanza reale tra applausi ed ovazioni. Mia moglie si schiera al mio fianco, vestita con un completo in cuoio e una pettorina leggera in acciaio nera, con una torre color argento come simbolo del mio regno. Bionda, occhi azzurri, bellissima in questa giornata funesta la vedo seria e corrucciata. Una delle rare volte in cui la vedo in questo stato, conversa con sua sorella gemella la strategia necessaria per fronteggiare l’attacco. Helena appoggia le mie richieste di fronteggiare gli avversari con un attacco pesante e frontale, mentre la gemella insiste nella sua teoria di affrontarli in una morsa a tenaglia su due fronti , anche se questo vuol dire dividere la mia già debole presenza sul campo. No, manterrò la mia strategia e Fleur dovrà adattarsi. Elie e Daniel in groppa a Arabesque e Daarig, due stalloni puri, si avvicinano per proteggermi nella battaglia che avverrà, scintillanti nelle loro lucenti armature scure. Si inchinano con il braccio in segno di rispetto senza smontare dagli animali, e li saluto brevemente. Proseguiamo il nostro cammino verso le scuderie, dove sta attendendo con trepidazione “Schibrio”, il mio cavallo da battaglia. Monto sul potente destriero a manto oscuro e al passo mi incammino verso il piccolo contingente militare che ubbidisce ai miei comandi, seguito dal ronzino di mia moglie, un giovane stallone arabo a baio castagno. Hugo è già all’opera a coordinare la fanteria che avrà il compito di spronare, e se possibile frenare, l’assalto nemico. Appena arriviamo i soldati si inchinano alla mia vista. Ci siamo tutti.
Un trafelato ragazzo arriva di corsa spronando un aveglinese slavato portando la notizia che la torre di avvistamento ad ovest del confine sta per essere attaccata. Al mio segnale tutto l’esercito si mette in movimento. Dobbiamo arrivare in tempo per salvare i cinque arcieri assediati all’interno della torre.
-In Marcia!!!!
Direzione: Torre di avvistamento ovest!-

Il regno di Cobhiris conta 203 anime, 15 in meno del vicino regno bellicoso di SkyWorp. Il piccolo castello di proprietà di Alexander Bertrand du Cobhiris, nasce al centro dell’unico villaggio del paese dal nome omonimo. Questo paesino, oltre al maniero, comprende diversi ettari di terreno agricolo; strade in terra battuta; un magazzino per i materiali, dove ogni abitante doveva consegnare le proprie produzioni per il bene comune e poteva, tramite permesso, prendere poi il materiale che gli serviva; varie casupole di pietra aventi tetti costruiti con travi di legno ricoperti di paglia bagnata con pece per evitare la penetrazione dell’acqua; una cappella che svolgeva la funzione ecclesiastica ogni domenica e lunedì oltre che alle feste, facente a capo il monsignor Thomas Bonnet; un mulino a fianco ad un campo di grano forniva invece pane ed acqua alla popolazione sfruttando i dolci e chiari liquidi offerti gentilmente dal fiume Lovèle, condotta dai fratelli Ferdinand e Louis Ponthieu e i loro 7 figli; una forgeria sempre aperta di giorno forniva gli abitanti di utensili e l’esercito di armi e armature, gestita da Henry De Prej e i suoi due figli ormai maggiorenni; una conceria che sfruttando pelli di animali morti produceva vestiti e protezioni, diretta da Lorenne Devoux e la splendida figlia sedicenne Claude; una fattoria che produceva prodotti di animali quali latte e formaggi oltre che uova, forniva poi, alla morte di questi, la pelle per la conceria, custodita e amministrata da Philippe Santiau e sua moglie; Un carretto portato dal vecchio Antòn ogni mattina aveva la servile funzione di trasportare tutti gli espletamenti biologici della popolazione in una fossa al di fuori del regno in una zona di nessuna proprietà; Diverse fattorie invece si occupavano della proliferazione e della raccolta di alberi da frutto, per la maggiore di mele e arance ma si potevano scorgere molti limoni, che rallegravano coi loro colori le piccole pianure del regno di Cobhiris; a fianco della rocca risiede l’armeria e l’alloggio dei soldati. La Rocca è costituita da quattro piani: il piano interrato che ospita le prigioni; il piano terra invece l'ingresso, l'atrio, il cortile, il camerone dei soldati destinato ad ospitare i mercenari, le cucine e la sala da pranzo; il primo piano è di sede l'antisala, la sala dei ricevimenti e la camera da letto dei regnanti, mentre l’ultimo piano accoglie la stanza della musica, e la stanze delle ancelle e dei cortigiani quali cuochi e faccendieri.
Lo sviluppo costante dell’economia basata sul prodotto interno e con l’accumulo e il razionamento dei beni collettivo ha permesso la crescita artigianale in modo che a tutti avessero l’indispensabile in modo eguale. Un economia chiusa esattamente come il regno gemello comandato dal selvatico e irascibile Re Eric Moore del regno di SkyWorp, che vantava di possedere all'incirca le stesse costruzioni del rivale, forse copiate da soffiate pervenute dalle proprie spie.
Sul confine tra i due regni troviamo la torre di avvistamento ad Est per prevenire manovre militari provenienti dal territorio del nord dove risiede l’arcinoto ed ormai pericoloso regno di SkyWorp, gestita da cinque arcieri nell’ordine di: Christopher, Étienne, Gilbert, Jules e Léandre (cinque dei dieci arcieri in tutto arruolati nel regno di Cobhiris); invece dalla parte opposta risiede la torre di avvistamento ovest avente lo stesso scopo della prima, presidiata dagli ultimi cinque arcieri: Lucas, Mathieu, Macaire, Maël e il vecchio Maurice (chiamato anche Occhio di Falco per la sua formidabile vista nonostante l’età avanzata). Ed è proprio quest’ultima che si stava difendendo quel giorno del 1 di gennaio, quando il nemico penetrò con forza sconfinando nel territorio avversario. Un confine delimitato da un verde e rigoglioso bosco nelle stagioni temperate, ora imbiancato dalla candida neve che avvolge la regione in un paesaggio invernale.

-Dio mio! Ai posti di combattimento! Ci attaccano!-
Non ci credo, e pensare che diffidavo dal volere del Re di stare su questa inutile torre. Io che pensavo che mai ci avrebbero attaccato. Quel maledetto Moore ci sta mandando la fanteria. Prima freccia in arrivo.
-Tutti giù!!!!- Il legno si sfracella sulla dura pietra di un merlo.
Contrattacco.
-Puntareeee- Prendo la mira.
Dove sono quei bastardi? Si nascondono dietro alle piante quei finocchi dalle armature bianche. Come si fa a scorgerli nella neve?
-A chi miro?- Mi domanda Macaire.
-E che ne so! Lancia!- Gli rispondo.
Lanciamo quasi insieme e non si sentono urla di dolore. Non ne abbiamo preso manco uno. Ci rispondono con una frecciata continua, e sento un urlo. Hanno colpito Maël. Una freccia ha passato un buco tra i merli e lo ha preso sulla spalla. Dio mio. Lo vedo che si alza per prendere la mira.
-NOOO!!!- gli urlo, ma un’altra freccia lo colpisce al petto fuoriuscendo dalla schiena.
-Tutti Giù!!! Non prendiamo iniziative!!!- urlo ai miei compagni.
Discutiamo su come fare. Non siamo pronti a sparare a uomini che si nascondono.
-Tutti insieme ci alziamo e spariamo. Pronti? ORAAA!!!-
Ci alziamo e puntiamo contro le piante. Non si vede nulla. Poi sento un rumore proprio dietro di me. Mi giro. Vedo una figura che indossa una veste bianca come il latte e con lo stemma del cavallo d’oro verso le scale. NO! Un assassino di Moore. Il volto coperto dal cappuccio gli nasconde la faccia. Tira fuori dal fodero uno stiletto e con un veloce fendente taglia la gola di Macaire. Mathieu estrae la sua spada ma viene bloccata subito e viene infilzato nel petto. Gli schizzi di sangue di Macaire e Mathieu hanno sporcato la veste pura dell’assassino. Merita di morire. Lucas lascia cadere l’arco e prova a sfoderare. Nulla da fare, cade ai miei piedi con la gola aperta. Rimango solo io, un vecchio a cui non manca molto morire. -Uccidimi, avanti!!!- gli urlo. Tira indietro il cappuccio. Rimango stupefatto, e dalla mia bocca esce solamente il suo nome appena udibile: -Pheobe!!!-
Vedo il suo movimento e sento la divisa che indosso bagnarsi. Provo a parlare ma escono solo suoni gutturali. Sento le forze che mi abbandonano e la mia vista che piano piano sparisce. Ho fallito. Non sono riuscito a proteggere Cobhiris. Spero comunque che…

Pheobe e Fleur, antagoniste fin da bambine ma addestrate dallo stesso maestro nell’arte dell’assassinio. Non c’è alcun dubbio su chi sia la migliore. Fleur ha una agilità e una destrezza nettamente superiore alla rivale. Pheobe al massimo può ritenersi allo stesso livello della sorella di Fleur, Helena allenata duramente dalla sorella. Può ritenersi addirittura simile in quanto sia l’una che l’altra sono sposate con i due Re dei regni avversari. Saputa la notizia dell’unione d’amore tra il Re di Cobhiris e la sorella di Fleur Lacroix, Eric Moore condusse una ricerca nel suo regno per trovare una degna sposa che si prendesse il coraggio di difendere il regno qualora il Re fosse assente. La sua ricerca impiegò due anni ma ebbe i suoi frutti, cogliendo il dolce frutto d’amore di Pheobe Ward, ex allieva di Cristianè Bernard il famoso assassino di Ɏorpäch che si dice fosse nato proprio nel feudo di Alexander Bertrand e che mandava su tutte le furie il Re di SkyWorp. La sua manovra matrimoniale non era da attribuirsi alla passione e all’amore, quanto più per invidia e rivalsa verso l’arcinemico, ma questo la “dama assassina” ne era del tutto ignara.
Il regno di SkyWorp era amministrato da un avido esattore dei tributi che strappava dalle mani dei contadini il 75 % del loro prodotto netto e che funzionari reali amministravano i beni confiscati vendendoli al regno dei “Maldicapo” o come ironicamente li aveva soprannominati Eric Moore “Regno degli stupidi italiani” disprezzati da quest’ultimo in quanto a suo dire “non capaci di produrre beni per loro stessi da soli”, ma lodati in quanto erano i principali fornitori d’oro del regno, che trovavano scavando nelle rare miniere di Ɏorpäch che guarda il caso si trovino la maggior parte nel loro territorio. Ma per guadagnarsi il rispetto e iniziare l’opera di conquista ed espansione del territorio doveva prima sconfiggere uno dei nemici più temuti. Ed è quello che stava iniziando a fare.
La torre ad ovest di Cobhiris era già caduta a suo favore, e il Re Eric Moore osservava, da dietro le sue linee di difesa, le lingue di fuoco propagarsi dalla costruzione in fiamme, ed era fiero di un primo trionfo verso l’odiato nemico che si avvicinava sempre di più al suo esercito. Si mosse verso lo spadaccino Jason Palmer alla sua destra e gli diede l’ordine di attaccare sul fronte destro in direzione della fanteria nemica ma di fare attenzione a non ingaggiare una battaglia multipla e di non sottovalutare il nemico. Poi istruì anche i suoi commilitoni di fare da esca per permettere un’azione intrusiva di Jason e Darren Butler nei confronti di DD e Élie Rousseau, i due cavalieri di Bertrand. Il fratello di Darren, Calvin Butler, invece aveva l’ordine di fermare l’avanzata di Hugo Rousseau e di distrarre la fanteria avversaria.
Aspettò il ritorno di Pheobe al galoppo di un cavallo baio purosangue inglese che si mise al suo fianco in attesa di ordini. Ne ricevette uno all’istante: Intercettare Helena o Fleur e ucciderle senza pietà. Un sogghigno malefico si instaurò sul volto della regina e il purosangue ripartì nella loro folle corsa.

Mi muovo di soppiatto nelle zone in cui ho rimosso la neve e mi faccio strada attraverso delle trincee improvvisate. Non morirò facilmente in questa stupida guerra. Io sono Fleur Lacroix, e sono la migliore in quello che faccio. Questo stupido vestito di cuoio nero mi rende facilmente visibile al nemico, ma tra poco sarà notte e allora diventerà il mio territorio. Cristianè mi diceva sempre che bisogna uccidere solo chi merita di morire. Sono diventata cittadina di Cobhiris più per rispetto di mia sorella che per mio volere, sono sempre stata neutrale sul mio stato di appartenenza, ma c’è qualcosa che mi spinge a sentirmi parte del regno di Alexander, forse sentimentalismo. Al diavolo, non sono mai stata sentimentale. Una cosa che non sopporto però sono i soprusi e gli invasori, e quel bastardo di Eric è uno di quelli. Tanto si sapeva che prima o poi ci sarebbe stata battaglia, sono sempre stati in guerra Cobhiris e SkyWorp, però la tensione non si propagava. Oggi si è accesa la battaglia, ho visto la torre ovest bruciare e la sagoma indimenticabile di Pheobe lasciare le rovine sul suo destriero di nome “Trent”. Da quanto tempo che non vedevo il cavallino che le regalò Cristianè al suo primo omicidio. A me invece regalò questa daga che tutt’ora porto con me. Non ci voleva questo movimento bellico in questo tempo. Poi è proprio stupido, i nostri sono due regni in cui, data la scarsità di guerre, il numero effettivo dell’esercito è ridotto a poche decine di unità. Moore è proprio un pazzo. Prima della rivoluzione dei regni e la pace dell’ORU (Organizzazione regni uniti) Yorpäch contava guerre da migliaia di unità, ma adesso… E questo chi è? Ssshhh non devo fare rumore. Questo uomo con le spalle voltate davanti a me è senza dubbio un soldato di Eric Moore. Indossa una cotta di maglia sotto la tunica bianco candido. Provo una morbosa follia di macchiarla con il suo sangue. Mi avvicino e sfilo lentamente lo stiletto dal fodero di quercia che ho fabbricato io e mi accosto furtivamente al suo fianco. Non si è accorto di nulla. Poi uso il solito scatto felino e infilo la lama nel fianco del collo dove c’è lo spiraglio tra l’elmo e la cotta di maglia. Muore sul colpo e crolla come un sasso con la bocca sgorgante di sangue sporcando la tunica. Che piacevole sensazione. Sento un fruscio dietro alle spalle e mi accorgo che si avvicina un altro soldato. Si trova sulle trincee che ho fatto poco fa. Proprio sulla mia traiettoria. Di soppiatto corro silenziosamente verso di lui che intanto sembra confuso riguardo a quelle strisce scavate nella neve. Si accorge di me, ma ormai è troppo tardi. Lancio la daga contro il soldato che affonda nel petto graffiando la cotta e lasciandolo senza fiato. Si piega in due e sono abbastanza vicina per ucciderlo. Raccolgo l’arma e gli apro la gola con un taglio netto.
Mi guardo intorno e vedo lo svolgersi della battaglia in lontananza. Cosa ci facevano dunque questi due soldati qui da soli? Che volessero arrivare alla Rocca in solitaria per prenderne possesso?
Vedo il mio prossimo bersaglio: Darren Butler, il cavaliere imbattuto.
Mi muovo verso la sua direzione facendo bene attenzione a non farmi vedere. La mia solita sfortuna vuole che Darren si è mosso verso di me e ha appena lanciato un occhiata di sfida. Mi lancio nella folle corsa per raggiungerlo in un confronto faccia a faccia e vedo che lo sta facendo anche lui sopra il suo cavallo bianco. Vediamo chi è il migliore tra me e te.

Il matrimonio tra Alexander Bertrand e Helena Lacroix fu svolto mediante rito ecclesiastico dal reverendo Thomas Bonnet nella cappella della città di Cobhiris quattro anni prima dello svolgersi della battaglia tra i due regni. Esattamente due anni prima del matrimonio tra Eric Moore e Phoebe Ward. Quello che distingueva le due coppie era il sentimento dell’amore che per il primo era forte e prosperoso mentre nel secondo era arido e sfiorente. Pheobe eseguiva gli ordini di suo marito senza mostrarsi contrariata, dovuto all’istinto omicida impartitole tempo addietro. Helena invece dagli insegnamenti della sorella imparò ad usare la logica e la strategia durante i combattimenti. Ed era proprio quest’ultima che stava usando mentre si avvicinava alla fortezza di SkyWorp indossando un mantello che le nascondeva l’armatura all’ignara popolazione del regno nemico. Suo marito non voleva che affrontasse la missione da sola e voleva che ad accompagnarla ci fosse la sorella o DD, ma la bionda regina ribadì che i combattenti servivano sul fronte mentre lei era impegnata nella campagna di rendere pan per focaccia a Eric Moore. Lasciato il suo stallone arabo chiamato “Pefatur” nei pressi del villaggio camminava a testa china per non farsi scoprire verso la vendetta. La fortezza di SkyWorp in confronto a quella di Cobhiris era posta in centro a due torrioni da difesa e ospitava solamente 3 piani; Nell’interrato, come la rocca nemica alloggiavano i prigionieri nelle celle del regno; al piano terra vi risiedeva l’atrio, la stanza del trono e la camera degli inservienti. Al primo piano invece si trovava la cucina, il bagno e la camera dei regnanti. Poco importava ad Helena Bertrand di come fosse la roccaforte. A lei importava solo chi c’era dentro gli alti cilindri di guardia. Alexander ha deciso di provocare al nemico quello che è stato provocato a lui, ovvero la morte di vari componenti a guardia del regno. La donna si avvicinò all’entrata della grande torre circolare a ponente del castello e aprì la porta di metallo verso l’esterno. Salì le scale circolari in senso orario e si incontrò con cinque stupefatti balestrieri disarmati. L’attacco risultò simile a quello sostenuto dalla compagna d’arme di sua sorella. Infilzò il primo con la spada ad una mano preparata in partenza, poi con una giravolta squarciò la fronte del secondo, e quando questi aprì la bocca per il dolore conficcò la spada nelle sue fauci ponendo fine alle sue sofferenze. Gli ultimi tre stavano recuperando le balestre ma Helena, mulinando come una falce la lama sporca del sangue dei due balestrieri, li colpì tutti insieme facendoli indietreggiare. Quella mossa costò la vita a due di loro, dove uno morì tenendosi gli intestini con le mani e l’altro senza la testa. L’ultimo morì senza infliggere nessun colpo, scivolato tra i merli durante una tentata fuga e caduto senza possibilità di sopravvivenza dalla torre. Helena sentiva l’odore di sangue provenire dai corpi, ma si limitò ad osservare verso levante dove Il secondo torrione spuntava da dietro la visuale della fortezza. Una lunga passerella congiungeva le due torri alla fortezza, e la bionda donna capì subito qual’era la prossima mossa da effettuare per aiutare suo marito.

Sento gli zoccoli mimare un battito cardiaco accelerato, avverto i poderosi fianchi tendersi eccitati e gli zoccoli che felici mangiano la neve lasciando vistosi avvallamenti di terra mentre continuiamo la nostra sfrenata corsa per raggiungere Elie e “Rosteau”, attaccati da Jason Palmer e Darren Butler in una morsa serrata. Darren si sta allontanando. Cosa succede? Osservo il territorio sobbalzante mentre il mio “Daarig” mi avvicina a Elie e noto la direzione intrapresa dal fratello maggiore Butler, il più pericoloso: Di fianco a quella grande quercia scura Fleur si mette a correre verso il cavaliere imbattuto. Chissà poi perché lo chiamano così? Penso che in uno scontro serio le nostre abilità potrebbero essere simili. Ma ora è andato a cercarsi pane per i suoi denti. Fleur non gli lascerà scampo.
Vai Daarig!!! Più veloce bello!!!
Sprono il possente animale e acquisto maggior velocità.
Daarig è il mio cavallo, un Akhal-Teké nero, la più bella razza di cavalli esistente. L’ho trovato quando era un puledro e lo addestrai come equino da combattimento. Altro che l’albino di Darren.
Eccomi in prossimità di Elie Rousseau. Rallento per incutere paura al nemico e mi preparo alla battaglia. Daarig sbuffa nervosamente verso il nemico. Jason Palmer, spadaccino di Eric Moore ci studia. Due contro uno. Un sorriso si insidia sotto l’elmo pesante. Dagli spiragli vedo il viso avversario trasformarsi in una maschera di paura. Daarig avverte che qualcosa non và come dovrebbe andare. C’è tensione nell’aria.
-Arrenditi Palmer! Due contro uno vuol dire solo morte!- Provo ad urlargli.
-Sarò sempre fedele al mio Re “DD”!!!- mi risponde. Poi lo vedo togliersi l’elmo e mettere la mano alla spada -Anche se questa azione mi costerà la vita- Stà osservando Elie con accanimento.
Si lancia in un breve assalto verso il mio compagno d’arme. Rimango pietrificato dall’azione in svolgimento. Elie lascia cadere la lancia dalla mano e prende la spada. La lama di Jason cozza contro lo scudo di Rousseau e si vedono pezzi di legno staccarsi dalla plancia con un sonoro “TUNG”. Il contraccolpo arretra leggermente i due avversari. Devo intervenire. Sfilo dal fodero posto sull’anca di Daarig la spada ad una mano e mezza e provo a lanciarmi alla carica. Palmer lancia il suo scudo contro Elie sbilanciandolo e con una furia decisiva infilza con la punta della spada sotto l’ascella del mio compagno. Avverto un tremito nelle braccia. Che sensazione terribile… Vedo Elie cadere a terra in ginocchioni. Tutto sembra proseguire al rallentatore. I sobbalzi di Daarig portati al galoppo, la lama di Palmer che inesorabile si avvicina al collo di Elie, la mia lama che mulina nel vento presa da una carica istantanea, tutte e tre le urla che si mescolano in una cacofonia di suoni gutturali, il sangue del mio compagno che sgorga verticalmente dalla testa mozzata e gli occhi infuocati del nemico che vedo diventare sempre più nitidi. Poi agisco. Lui sta aspettando una carica frontale, ed è proprio quello che volevo fargli credere. Tiro la redine sinistra calciando Daarig sulla destra creando un effetto frenante immediato. L’avversario è disorientato e spostando Daarig alla sua destra, mi trovo proprio nel vantaggio di poter colpire tranquillamente essendo mancino a differenza sua. Il loro elmo è aperto sulla volto per permettere una maggior visione ma anche una minor difesa. Calco perciò la spada di punta in viso squarciandoglielo di netto. Mentre cade moribondo, urlo. Daarig s’impenna rabbioso. Scendo dal mio destriero e recido di netto la testa. Salgo di nuovo in groppa e sputo su quella che è, ormai, una carcassa di cibo per animali spazzini. Con tristezza nel cuore alzo lo sguardo osservando il combattimento tra Fleur e Darren Butler.

Paul Blonde non si chiamava così. Il suo nome era Paul Pierre-Luis Gandesperres, ma era soprannominato Paul Blonde in quanto era biondo e si poteva distinguere quindi dal commilitone suo omonimo Paul Marron ovviamente castano. Paul Blonde nacque venticinque anni prima della guerra tra Cobhiris e SkyWorp dall’unione amorosa tra Louis Gandesperres e Isabelle (della quale cognome non è sopraggiunto al tempo di questa narrazione). La madre, giovanissima, era una donna di casa, ma la sua longevità non durò molto, infatti morì di parto dando alla luce quindi il suo unico figlio. Il padre invece era un cittadino di Cobhiris e gestiva un emporio di liquori che importava dal reame di Cestricupe, un attiguo regno caratterizzato da un modesto monastero con annesse piantagioni di grano e vigneti dove producevano e distillavano vini, grappe e birre per lo stesso regno e per tutti quelli di Yorpäch che potevano permettersi la spesa. Proprio in quel regno conobbe la madre di Paul e la trasferì a Cobhiris pochi mesi prima del concepimento di Paul e del loro matrimonio. Purtroppo però l’emporio chiuse alla morte del venditore e l’unico figlio non era intenzionato a proseguire l’attività paterna. Si arruolò invece con stoltezza nell’esercito del regno, certo che non sarebbe mai successo nulla. Si sbagliava.
Il primo di gennaio, Paul Blonde, teneva stretto lo scudo di mogano con inciso una torre bianca verso il corpo, zavorrato da una pesante armatura scura brandiva una spada ad una mano faticando ad ogni passo. Si muoveva un passo dopo l’altro, la cappa di calore all’interno dell’elmo gli inzuppava i capelli e scendeva in rivoli d’acqua lungo le guance. Sentiva la schiena bagnata e avvertiva la spossatezza e la sonnolenza giunta dal caldo anche se all’esterno si misurava una temperatura inferiore allo zero.
Si trovava insieme ai suoi commilitoni a marciare verso le schiere nemiche che bloccavano l’accesso al regno. Si voltò verso destra scorgendo le figure dei suoi compagni Olivier, Quentin e Lucas, poi ruotò il viso verso sinistra sentendosi rincuorato alla vista di Thibaud, César, Félix, e Paul Marron.
Il comandante Elie Rousseau, poco più avanti di loro, vide l’arrivo di Jason Palmer e Darren Butler oltre che la fanteria avversaria. Decise con un gesto eroico di distrarre i due capitani dalla truppa, perciò ordinò ai suoi subordinati di proseguire nell’azione di sfondamento della fanteria avversaria per poi spostarsi verso destra attirando i due aguzzini come mosche al miele. Osservando in lontananza alle sue spalle vide suo fratello proteggere fedelmente il Re stando al suo fianco e ciò lo rincuorò. Tutti loro dovevano fare la propria parte per proteggere il regno e il sovrano e non lasciare tutto nelle mani dei Moore. Però la narrazione deve proseguire con gli occhi di Paul Blonde perché quelli di Elie Rousseau si sarebbero chiusi a breve da quel momento. Avanzando verso i soldati, dall’armatura chiara e dalla tunica similneve con un cavallo nero sulla plancia della sopraveste, si avvertì lo scontro finito in parità tra il fratello minore di Hugo Rousseau e Jason Palmer. Lo scontro delle due prime linee di attacco risultò a favore del regno di Cobhiris, essendo 2 unità più numerosi dell’esercito opposto. Grazie a Fleur. Gli zoccoli impazienti del bianco animale di Darren Butler scalpitavano frenetici sul manto di neve soffice, lanciando solchi profondi, verso l’assassina al servizio del Re di Cobhiris. Paul Blonde volse lo sguardo verso la spada che Daniel Dumas infilzò nel viso di Jason Palmer, quando un fiotto di sangue gli sporcò l’elmo e la tunica. Si accorse del viso feroce di un soldato nemico a pochi passi da lui a braccio teso verso Thibaud. Seguì con gli occhi l’arto in tutta la sua lunghezza, proseguì sulla lama color argento che brandiva e si fermò quando vide che almeno metà della suddetta arma era infilzata nelle scapole del suo compagno d’arme e gocciolava liquido rosso in abbondanza. Spaventato dalla rapidità e dalla ferocia dell’attacco Paul reagì recidendo di netto la testa del rivale. Il corpo senza testa del soldato candido Crispin crollò sul suolo innevato colorando i cristalli di un rosso purpureo mentre il capo roteava verso i piedi del compagno defunto Thibaud durante il tempo in cui stramazzava a terra con ancora la spada argentea infilzata nel fianco.
La morte di un altro alleato sopraggiunse nell’immediato futuro, e questa volta la scomparsa toccò a Quentin, investito da una picca alla base del collo da parte del soldato di SkyWorp Richard Dolsen. Daarig si alza sui fianchi posteriori in un sonoro nitrito avvicinandosi alla fanteria per dare man forte ai compagni. In quel mentre l’esercito dalle tuniche brunita accusò ad un ulteriore perdita: il povero César, ucciso dall’ immacolata veste lattea del soldato Henry (del quale cognome si è persa traccia). La vendetta si manifestò appena dopo con la mutilazione dell’assassino di César da parte di Paul Marron subito dopo l’omicidio. Dopo l’alternanza delle morti tra la fanteria, Benjamin un soldato della “carne da macello” nemica provò ad allontanarsi dalla battaglia verso il villaggio di Cobhiris. Non fece molta strada. Alle sue spalle uno sbuffo sul collo nudo fece capire lui di essere morto. Si accorse del sangue poco prima di cedere l’anima al Paradiso e le ultime cose che vide furono gli occhi neri di Daarig e la lama ad una mano e mezza in mano a DD sporca della sua linfa vitale.
Richard Dolsen ebbe un altro momento di gloria poco prima di morire uccidendo Lucas in uno scontro rapido. La lancia era ancora infilzata nello sterno del giovane combattente di Cobhiris quando la sua testa cadde zampillando fluido rossastro. A prendersi il merito capitò a Olivier, che date le vicinanze ebbe avuto la proverbiale destrezza nel render indietro il torto subito. L’esercito di Cobhiris era ancora in vantaggio per numero di fanteria disponibile e questo fluiva a loro vantaggio. Questo fino a pochi attimi dopo, quando Calvin Butler arrivato in gran fretta sul fronte, recise di netto la testa dell’ormai orfano Paul Blonde disperdendo così l’avanzata delle truppe di Alexander Bertrand e pareggiando le fila del suo esercito.
DD intanto raggiunse Hugo Rousseau e il sovrano in cerca di nuove istruzioni. Il Re di Cobhiris pronunziò tre sole e chiare parole: -Uccidi Eric Moore!!!-
Dal compagno e amico in lutto per la perdita del fratello ricevette solo parole di conforto: -Buona fortuna DD! Che Dio sia con te!-

Quante volte mi domando se conduco una vita pericolosa o meno. Pensavo che essere la moglie del Re fosse un ruolo dolce, delicato, tranquillo, dove le giornate passano a camminare per il villaggio, cenare nella Rocca ogni sera con cibi diversi, concedersi al Re ogni notte… Non di certo mi aspettavo di tornare alla vecchia vita. Quando mio marito trovò esanime il mio corpo nudo a fianco di quel maledetto porco che uccisi poco prima di rimanere tramortita dalla botta che mi diede, fece di tutto per non punirmi. Anzi, mi fece Regina. So per certo che è stato amore a prima vista da parte di entrambi e di questo ne vado particolarmente fiera. Chissà se Pheobe non nutra un po’ di invidia per questo. Immagino che nemmeno si renda conto di essere sfruttata da quel sadico di Moore. Mi avvicino di soppiatto all’edificio di difesa della Rocca nemica. Penso che si aspettino un mio attacco, non sono stata molto silenziosa. Maledizione!!! Avvolgo di nuovo il corpo nel mantello e fingo di essere spaventata come i diversi paesani del villaggio arretrando lentamente verso la dura roccia del torrione e la porticina. Ho fatto credere di transitare per la passatoia per distrarre il nemico, infatti sono tutti concentrati su quel vialetto e posso agire di nascosto.
Apro la porta dell’atrio e mi ritrovo davanti un energumeno dalla tunica bianca con in mano una daga scintillante. Schivo, lanciandomi sul lato sinistro del ballatoio, il fendente dell’uomo ed estraendo fulminea la mia lama la infilzo nell’incavo dell’elmo proprio sul tendine del collo. Sgorga un sangue simil marrone, devo avergli tagliato qualche vena. Crolla a terra con un tonfo metallico tra armatura e armi e questo fa scoprire la mia posizione ai presidianti della torre. Fleur, sorella adorata, ora farò in modo che i tuoi insegnamenti non siano andati perduti. Arriva il primo soldato seguito dal secondo. Stanno scendendo le scale a chiocciola di corsa. Sono pronta ad agire. Afferro la daga persa dalla prima vittima e noto che sotto la veste non ha l’armatura. Fantastico, tutti loro fanno parte della fanteria leggerissima. Lancio con forza la daga che ho nella mano sinistra contro il primo soldato trafiggendogli il petto, poi corro verso di lui saltando sulla spada e usandola come trampolino. Con lo slancio ottenuto scavalco il soldato trapassato e salto sulla testa dal secondo che con una opportuna torsione delle gambe gli spezzo il collo con un sonoro “CRACK”. Entrambi cadono all’unisono, che dolore alle gambe però dopo aver fatto quell’azione con l’elmo in testa al soldato. Arriva un terzo che infilzo al cuore con la mia spada mentre sta scendendo le scale e completa poi ormai cadavere gli ultimi gradini rimasti, raggiungendo i suoi compagni defunti. Ma quanti ce ne sono ancora? Sento le braccia tremolanti dalla fatica e le gambe che pulsano dal dolore. Sento passi discendere la chiocciola di scalini e mi preparo all’azione. Ecco arrivare il sesto sorvegliante del torrione, questo è grosso e cattivo. Con la sua stazza occupa tutta la corsia sfavorendo i compagni al seguito. Ho un’idea se mi riesce. In mano ha una mazza chiodata. Qui la situazione si fa brutta. Alza l’arma e prova a colpirmi con tutte le forze. Scarto di lato dato che è un colpo potente ma lento e mi accorgo che il colpo mancatomi frantuma lo scalino dove pochi attimi prima presenziavo con il mio corpo. Che paura. Muove la mazza verso di me e non rimane altro che buttarmi all’indietro. Cado sui corpi morti dei guardiani sui primi scalini e il gigante incombe verso me. Non voglio morire. NON VOGLIO MORIRE!!! -Hai esposto la gambe vecchio mio, ora te le taglio!!!- urlo all’energumeno. Ha abboccato. Il gigante si guarda i piedi e io agisco lanciando verso il suo corpo la spada che affonda nella carne della spalla sinistra. Urla dal dolore e cerca con tutte e due le mani di strapparsi l’arma dal corpo e non perdo tempo per agire balzandogli contro e spingendogli la mazza con violenza sul grugno. Lascia cadere l’enorme randello di ferro e porta le mani al viso con urla disordinate lanciandomi epiteti che dimenticherò presto. Ne approfitto per estrarre la daga dalla carne e completare il lavoro aprendogli la giugulare. Spingo il corpo all’indietro dove si trovano due alleati dell’energumeno estinto in modo da arretrarli sugli scalini. L’effetto voluto si è manifestato bene, i due sono barcollati indietro ed hanno perso l’equilibrio. Salgo sulla pancia del enorme corpo e infilzo al cuore quello a sinistra e sfilando dallo sterno la lama colpisco di riflesso anche quello a destra sul volto, sfigurandolo. Poi finisco anche quello. Sono indebolita. Quanti uomini ha messo Moore su questa maledetta torre?
Salgo la lunga scala tondeggiante di pietra ansimando. Riesco ad arrivare al tetto. Avverto le vene delle gambe pulsare e il cuore pompare catrame. Sul piano ci sono le ultime (spero) tre sentinelle che logicamente si sono voltate a guardarmi e stanno caricando un assalto. Arriva il primo che vortica la lama cercando di tranciarmi la testa. Usa una spada a una mano e mezza, troppo lenta contro la mia agilità. Cado in ginocchio e sento la lama sfiorarmi la nuca. Taglio i ginocchi dell’uomo che cade a terra lasciando l’arma e vedo il secondo avvicinarsi. Usa una spada normale. Ho un’altra idea. Arriva il fendente laterale, che agilmente paro e convergo l’attacco verso il corpo dello (ormai) zoppo soldato di prima. Fleur, non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che mi insegnasti. Mi alzo di scatto afferrando il braccio del mio avversario trasformando il fendente che sono riuscita a parare in un attacco verso il nemico trafiggendo il corpo del soldato a terra. Il combattente cui sono riuscita a buggerare è disorientato. Mi accingo quindi istantaneamente a raccogliere la daga, e la infilzo dunque nel corpo dell’uomo in stato confusionale. Muore anche lui. Manca l’ultimo che si trova fermo a qualche passo da me inorridito e impaurito. Mi accorgo che è giovane dal viso che mostra sotto l’elmo.
-Come ti chiami ragazzo?- gli chiedo. Dovrà avere al massimo una ventina d’anni.
-Tucker signora!- risponde fieramente alzando il viso e scoprendo il collo nudo.
-Hai fretta di morire Tucker?- domando.
-No Signora!- risponde ora con una nota strozzata e lascia cadere la spada.
-Togliti quell’armatura e vattene da qui se non vuoi che il tuo corpo sia sepolto quassù!!- provo a ordinargli e, non ci credo, lo fa sul serio.
La fortezza è presa, ma non basta. Per vincere questa battaglia e non avere più rappresaglie in futuro bisogna uccidere Eric Moore. Speriamo che mio marito comprenda questa soluzione e non si limiti a difendersi e basta. Amore mio ti prego, uccidi Moore e tutti quelli che un giorno potrebbero farci del male. Agisci con criterio, ma dai importanza al tuo popolo. Spero che tu possa sentirmi attraverso questi pensieri perché la nostra gente ha bisogno solo che tu esegua questa soluzione.

Helena Lacroix cavalcò Pefatur sulle pianure innevate per ricongiungersi al marito e ricevere nuove istruzioni.
Calvin Butler inseguì un Paul Marron spaventato dalla potenza nemica.
DD e Daarig cavalcavano verso Eric Moore e il suo guardiano: Timmy Barker, spietato lanciere e spadaccino al servizio di SkyWorp.
Alexander Bertrand ordinò, ad un Hugo Rousseau refrattario, di abbandonare la sua posizione di guardiano del Re e raggiungere la fanteria decimata per offrirle un degno aiuto.
Hugo Rousseau marciò verso Calvin Butler e la sua preda.
Pheobe Ward osservava silenziosamente nascosta nel boschetto limitrofo l’allontanamento del difensore di Alexander Bertrand e l’abbandono totale del regnante stando pronta all’azione.
Timmy Barker alzò la picca scrutando in lontananza l’avvicinarsi di un cavaliere nero.
Eric Moore sguainò la spada reale e armeggiò lo scudo di legno bianco in attesa del contrattacco.
Fleur schivava i colpi di Darren Butler disinteressata al resto della battaglia; alla mano la daga del suo maestro.
Darren Butler cercava di colpire la sinuosa figura femminile dai capelli d’oro sua nemica con una spada bastarda.
La battaglia dei due regni stava per giungere al termine.
La punta della lama strisciò lungo l’acciaio della spada nemica in uno stridio acuto e fastidioso. “Storef” il cavallo candido di Darren indietreggiò al improvvisarsi del rumore. Darren scese dall’animale e iniziò il combattimento faccia a faccia con Fleur Lacroix. La spada ad una mano e mezza cadde dalla mano, subito rimpiazzata da una lama di piccole dimensioni. Fleur sorrise al corazzato avversario. Roteò su se stessa scivolando volutamente verso le ginocchia di Darren. Il cavaliere, prevedendo la mossa, parò il colpo scaraventando addosso alla ragazza lo scudo che la colpì al rene. Fleur accusò il colpo e rimase bocconi in ginocchio sul tappeto di neve sporca. Seguì il contrattacco alzandosi, scartando di pochi millimetri un affondo del cavaliere imbattuto e trovare uno spazio per graffiargli con la lama il corpo privo di protezioni visibile tra la pettorina e le spalline. Azione che funzionò infliggendo un danno al cavaliere. Leggermente ferito dall’attacco Butler lanciò lontano lo scudo e l’elmo. Fleur decisa a vincere il duello si protese verso il collo rivale, ma l’azione era calcolata dall’avversario, che parò il colpo e deviò la traiettoria della lama sbilanciando l’assassina. Fleur cadde ginocchioni e la piccola e tagliente lama di Darren Butler, forgiata da un fabbricante d’armi di SkyWorp, le graffiò la pettorina in cuoio incidendo anche lo strato di pelle della schiena. Gocciolante di sangue si rialzò voltandosi verso il guerriero mirando con un fendente al braccio dell’avversario che parò di nuovo il colpo con semplicità. Questa volta Fleur aveva un piano, infatti scivolando con il proprio corpo verso le gambe di Darren incrociò la precarietà di equilibrio del cavaliere corazzato cozzando contro un tallone e provocando un tonfo secco di metallo contro terra.
Si rialzarono entrambi pronti a concludere le sorti della sfida Quando un nitrito di morte a poche decine di metri da loro li destò da quella barriera immaginaria e li ricondusse a Cobhiris, su un luogo di guerra.
Una lancia era infilzata alla cervice di Calvin Butler che a terra si contorceva spasmodicamente mentre il suo cavallo lentamente lasciò andare la propria vita con una spada infilzata nel cuore. A tenere il corpo del fratello minore Butler inchiodato a terra era Hugo giunto in prima linea per risolvere la situazione di svantaggio del suo regno.
Fleur indebolita dalla ferita si inginocchiò a terra mentre un disperato Darren Butler caricò con tutto il suo odio l’assassino di suo fratello. Hugo si accorse troppo tardi dell’assalto del fratello maggiore della sua ultima vittima. Funesto e imperscrutabile quanto preciso, il fendente colpì il braccio del lanciere appoggiato all’arma infilzata nel corpo del giovane Calvin scagliandolo a diversi passi. Hugo fece in tempo a vedere la faccia carica d’ira di Darren prima che la sua testa venisse calpestata dagli zoccoli di Storef dopo essere opportunamente stata falciata dalla lama di un guerriero imbattuto.

-Amore mio missione compiuta! La fortezza di SkyWorp è senza protezione!-
Sorride. Tutte le sue preoccupazioni per la sorte del regno stanno svanendo, lo so. Mio marito è un uomo forte e ha sempre creduto in me. In noi tutti.
-Helena, grazie a Dio per essere tornata. Ero in pensiero per te amore mio!!! -
Smonto da cavallo e mi avvicino alla sua mole che attende a braccia aperte.
Le sue braccia si afflosciano e assume un aria turbata e sbigottita. Cerca di dirmi qualcosa e corre verso di me alzando un braccio. Che cosa vuole dirm…

Nascosta nella neve, la regina vestita di bianco si avvicinò ai due regnanti. Quando fu abbastanza vicina sfilò la lama dal fodero latteo al suo fianco e si avvicinò a Helena Lacroix. Si erse silenziosamente per tutta la sua statura. Alexander corse in difesa di sua moglie. Un inutile tentativo di protezione. Abbracciò il collo della donna con il filo della lama e recise tutti i legami con la vita. Spirò sul colpo sulle note stridule e disperate di Alexander Bertrand in lacrime. Si mosse verso la figura reale, la prossima vittima. Fece un passo, quando qualcosa le toccò la spalla. Volgendosi indietro scoprì i lineamenti di Fleur Lacroix che immediatamente le pronunciò -Se permetti questo è il mio turno, maledetta!!!- trapassando lo sterno dell’altra regina con una semplicità sorprendente.
Fleur s’inginocchiò con occhi velati di lacrime sul corpo sgozzato della sorella. Chiuse le mani a pugno e si avvicinò a Pefatur salendo in groppa all’animale.
Intanto nelle vicinanze un soldato nemico uccise Olivier dopo che abbassò la guardia.
Fleur portò al galoppo Pefatur verso Timmy Barker e Eric Moore ed un possibile epilogo della battaglia.
DD si trovava già nei pressi del Re nemico e cercava una strategia per sconfiggere Timmy Barker. Il picchiere del re incrociò la lama con DD. Non durò molto il combattimento perché al galoppo arrivò Fleur dove si lanciò sopra l’avversario affondando la dura lama fredda nella calotta cranica.
Fleur lanciò uno sguardo interrogativo al viso indignato di DD
-Era mio Fleur- Disse il cavaliere del Re
-Si trovava sull’appezzamento senza neve DD! Piantala e ringraziami che ti ho slavato il sederino!- rispose la ragazza con arroganza.
Entrambi concordarono qualche tipo di litigio a guerra finita e avanzarono inesorabili verso Eric Moore.
Darren Butler cercò di arrivare in tempo per salvare il proprio Re, ma non ce la fece.
Fleur si avvicinò al Re di SkyWorp, che non poté far altro che un passo in avanti e dichiararsi, in lacrime, sconfitto.
-Chess Mate Eric!-
Fleur uccise Eric Moore.

-Quando ti ho mangiato la regina non mi ero accorto dell’alfiere Alex!-
-Questo è perché devi allenarti più duramente fratellino! Vedrai che riuscirai a battermi un giorno!-
-Cavolo però… Ero partito bene…-
-Si però la prossima volta le torri muovile, senno le perdi come è successo!!!-
-Si Alex!-
Un quindicenne si alza dal tavolino di quel soggiorno in quell’appartamento nel centro di Londra. Osserva il fratello più piccolo di soli due anni, braccia appoggiate in vita, con espressione trionfante. Eric rimane con lo sguardo, incollato a quella scacchiera in vetro a studiare le pedine e il loro posizionamento.
-È inutile che ti crucci tanto Eric. Sarà per un’altra volta!!-
Il fratello più piccolo annuisce mestamente e alza gli occhi brillanti.
-A che ora torna la mamma?-
-È andata a fare la spesa. Tornerà tra un oretta!-
-Abbiamo tempo per fare un'altra partita?-
-No dai Eric, sono stanco di scacchi!-
Eric si rassegna e annuisce al fratello maggiore.
Alex ed Eric ripongono le pedine all’interno della scacchiera e la mettono via. Poi si osservano l’un l’altro.
-Ora a cosa vuoi giocare Eric?-
-Al Computer ti va?-
-E Computer sia allora! A cosa?-
-Vediamo… C’è un gioco virtuale che mi piace tanto. Si chiama: Le memorie di Yorpach. Conosci?-
-Francamente no, però vediamo un po’ com’è. Ti batterò sicuro!-
-Non credo Alex!!-

A pagina 11 la lista dei personaggi (è nascosta per non rovinare la sorpresa)










Regno di Cobhiris - Black

King Black: Alexander Bertrand du Cobhiris (regnante di Cobhiris)
Queen Black: Helena Lacroix in Bertrand du Cobhiris (Moglie del regnante)
Alfiere 1 Black: Hugo Rousseau (Lanciere scelto alla protezione del re)
Alfiere 2 Black: Fleur Lacroix (Assassina sorella di Helena)
Cavallo 1 Black: Élie Rousseau (Fratello di Hugo e cavaliere del re)
Cavallo 2 Black: Daniel Dumas (Cavaliere del re, chiamato anche DD)
Torre Ovest (arcieri scelti): Lucas, Mathieu, Macaire, Maël e il vecchio Maurice.
Torre Est (arcieri scelti): Christopher, Étienne, Gilbert, Jules e Léandre.

Pedoni:
1 – Olivier
2 – Paul biondo
3 – Paul bruno
4 – Quentin
5 – Félix
6 – César
7 – Lucas
8 – Thibaud

Il regno di SkyWorp - White

King White: Eric Moore
Queen White: Pheobe Ward in Moore
Alfiere 1 White: Timmy Barker (spietato lanciere e balestriere)
Alfiere 2 White: Jason Palmer (Lanciere e spadaccino del re)
Cavallo 1 White: Darren Butler (cavaliere imbattuto)
Cavallo 2 White: Calvin Butler (cavaliere fratello del famoso Darren)
Torre est White (fanteria leggera): Chad, Dalton, Rylan, Jordon, Jaydon, Isiah, Percival, Oscar, Tobin, Tucker.
Torre Ovest white (balestrieri): Travis, Wilmer, Zander, Alfred e Abraham

Pedoni:
1 – Henry
2 – Benjamin
3 – Crispin
4 – Reggie
5 – Patrick
6 – Oscar
7 – Richard Dolsen
8 – Seward