"La battaglia dei due regni"
"La fuga"
"La triste storia di Fleur Lacroix"
La seconda parte é in fase di scrittura.
Buona lettura.

Quel fendente poteva dividere in due una persona.
Per sfortuna di un povero albero la spada si incassò nella corteccia, ferendolo malamente. Quel braccio abbronzato, forte e muscoloso reggeva ancora l’elsa della lama incastonata, che vibrava costante dall’urto. Dalla chioma fluente castana e dagli occhi incisivi neri un tenebroso, quanto giovane, Darren Butler s’allenava in quel bosco. I pettorali nudi e allenati sobbalzavano durante i respiri affannosi del giovane che vestiva solamente di due calzoni sporchi di terra e due calzari di cuoio. La folta barba castana e i baffi nascondevano il viso del futuro cavaliere dal quale spiccavano solamente quel naso minuto e gli scuri occhi che mai si distraevano. I capelli di media lunghezza cadevano ribelli sulla fronte giovane e lasciavano colare sudore sul viso pallido del guerriero. La lama scivolò sulla ferita dell’albero uscendone illesa. Roteò sulla mano del campione e fendette l’aria con un sonoro “Swissshhh”, e poi ancora mimò un “montante” (dal basso verso l’alto) e subito dopo un “roverso” (colpo orizzontale parallelo al terreno) terminando sulla parte opposta alla ferita dell’albero precedente tagliato che, privato di una stabilità, cadde esattamente dopo che l’arma se ne andò per l’ultima volta dal suo corpo tondo. Un cavallo si avvicinò al galoppo verso quella radura nel boschetto ai pressi di SkyWorp. Darren riconobbe subito quel manto rossastro di “Percival”, il ronzino di suo fratello. Un frisone dal manto corvino che calcava la terra con i suoi zoccoli ferrati. In groppa all’animale, Calvin Butler accorciava le distanze tra lui e suo fratello. Il combattente ripose lo spadone a due mani nel fodero alla cintura ed attese l’arrivo di Calvin. Quando raggiunse Darren, un diciannovenne dal bell’aspetto scese dal destriero e si scostò con le dita i capelli caduti sulla fronte. Si avvicinò al fratello con un sorriso entusiasta
-Fratello!- Esordì subito il ragazzo a piena voce.
Darren rispose prontamente -Novità Calvin?-
L’eccitazione del fratello più giovane non lasciò un minimo di pathos, perché attaccò -Fratello caro, mi sono innamorato!-
Darren rimase sgomento dalla notizia. Suo fratello innamorato di una fanciulla. Nella sua mente prendeva già forma questa possibile sposa di Calvin: Capelli corvini lunghi fino alle spalle, occhi neri luccicanti, viso pallido e leggermente paffuto, zigomi arrossati dal sole, naso appuntito e allungato, il tutto accompagnato da un corpo non troppo magro. Pensava di conoscere suo fratello e gli abitanti della città di SkyWorp. Pensava di sapere anche chi fosse la designata. Si sbagliava. -Mi congratulo con te caro fratello. E l’altra parte cosa ne pensa?-
-Anche lei è innamorata di me fratello adorato! Me l’ha detto stamane. E’ venuta a trovarci e dopo una passeggiata al mercato ci siamo dichiarati!-
-Grandioso Calvin! Hai 19 anni ed è ora che ti ammogli anche tu. Chi è la fortunata che avrà l’onore di avere mio fratello come consorte?-
-Fratello caro è ancora troppo presto per il matrimonio. Non da parte mia, ma dalla sua!-
-I genitori non le concedono la mano? Potrei far leva sul Duca Moore tramite Eric e concerti la mano della fanciulla…-
-No Darren. Non è di SkyWorp! La conosci anche tu. È l’amica di Lady Ward: Fleur Lacroix!-
Il cuore del guerriero ebbe un sobbalzo. Conosceva di nome Fleur Lacroix. Si diceva fosse una guerriera impareggiabile e una maestra d’arme. Darren Butler in cuor suo era molto diffidente da queste dicerie, ma ora avrebbe potuto vedere coi propri occhi la bravura di questa ragazza, che perlopiù risultava fosse una possibile promessa sposa per suo fratello. Qual miglior occasione per constatare che moglie potesse essere questa chiacchierata Fleur Lacroix. Calvin lo osservò impaziente di un’approvazione che tardava ad arrivare. Arrivò sotto forma di un sorriso competitivo. Annuì unendo le mani e portandole all’altezza del petto dove il fratello lo imitò, poggiandovi sopra le sue -Sono felice per te fratello caro, però ti chiedo il permesso di valorizzare la tua amata in un duello. Dicono che sia una maestra d’arme molto brava!-
-Certo fratello! Ma il permesso non lo devi chiedere a me. Se vuoi seguirmi te la presento.-
I due uomini si allontanarono a piedi verso il centro della città seguiti da Percival.
-Signori Butler è un altro maschietto!-
Per Sarah Dumbledor e Charles Butler, la notizia del medico era straordinariamente bella. Cinque anni prima la coppia partorì il primogenito maschio, Darren, e quel giorno raddoppiarono dando la vita a Calvin.
Charles Butler prima di ammalarsi di cuore è stato capitano dell’esercito nel ducato di SkyWorp. Stimato da tutti i commilitoni salvaguardò la sicurezza del territorio da briganti e tagliagole fino alla sua sostituzione. Sarah Dumbledor, salvata dalle grinfie di alcuni predoni che avevano assalito il gruppo con il quale viaggiava, si innamorò del suo difensore proprio nella figura del comandante Charles, dove ella venne ricambiata. Prenderle la mano fu cosa facile, dato che Sarah perse entrambi i genitori e quindi risultava orfana. Si sposarono dopo un anno con un matrimonio ecclesiastico, dove vi presenziò l’intera città e il Duca Donald Moore. Costruirono una casa nei pressi della città, a fianco di uno dei due mulini di SkyWorp.
La città era strutturata non molto diversamente dalla città attigua Cobhiris: Senza mura essendo una piccola città presentava tre ingressi agibili con carri e animali; Il primo ingresso, il più grande si estendeva fino all’ingresso della roccaforte del Duca; Lungo la strada vi si poteva trovare una chiesa dove un ministro del culto leggeva nei giorni di festa antichi testi religiosi; Davanti al luogo di culto si scorgevano dei campi di grano e proprio dietro delle risaie; Delle casupole di legno e pietra coprivano poi il resto della strada fino all’ingresso della città; Dalla rocca partivano quattro strade che si diramavano ai quattro angoli del borgo: La prima strada comprendeva una locanda e al suo lato opposto l’armeria dei soldati; Al fianco della struttura d’arme entrava nella scena anche l’alloggio delle guardie, un grande cubo in pietra dalla capacità di 30 soldati assonnati; Attraversando la strada, lavorava il ferro il fabbro della città; Il vicino del fabbro era un uomo dallo sguardo bieco che gestiva la falegnameria; La via terminava all’entrata dello “scalpellino” che lavorava ogni giorno alla pietra che giungeva dalla cava sulle montagne di Hilpeìn nel ducato di Vittens nel Nord-est del regno di Targis; Tornando indietro alla fortezza e proseguendo sulla seconda diramazione potevamo trovare: Il piccolo cantone del falconiere sempre intento ad addestrare quei difficili volatili; Ai suoi pressi bersagliato dagli escrementi degli uccelli si era posizionato il mulino a vento che macinava il grano e produceva farina e luppolo per la locanda e i cittadini; sul lato opposto un vecchio zoppo comandava i suoi tre figliuoli nella mungitura delle vacche e delle pecore, in aggiunta alla loro tosatura e alla nutrizione degli stessi oltre che dei suini e galline; Questi poi vendevano i beni alimentari prodotti dagli animali ai popolani, e i beni di consumo alla conceria a fianco che due donne ben in carne provvedevano a trasformare le pelli in veri e propri capolavori di vestiario; La terza strada conduceva alle prigioni del ducato mentre nell’ultima si trovavano gli ultimi servizi della città: Sul ciglio dell’incrocio si posizionava il carretto dello spazzino che attaccava il turno al primo mattino e sul far della sera girando per la città raccattando rifiuti e prodotti organici che svuotava poi fuori dalla città in una conca scavata apposta per quel genere di prodotto; Al suo fianco un triste quanto grazioso cimitero si stagliava lungo quella distesa erbosa, dove varie croci piantate suscitavano tremenda malinconia per le persone scomparse; Davanti al cimitero, come a significare qualcosa che solo chi ha avuto la sfortuna di farne uso pare aver capito, vi era un patibolo dove posto sopra due gogne dall’aspetto truce si mostravano alla popolazione che vi faceva passaggio; Fuori dal villaggio meli e aranci coloravano l’entrata della cittadella. La Roccaforte ducale era simile alla limitrofa fortificazione di Cobhiris tranne che per due torri di osservazione posizionate ai lati della stessa, presidiate da alcuni soldati. Situata su quattro piani e avendo quindi le segrete all’esterno era così disposta: Al piano terra risiedeva l’atrio e la camera dei ricevimenti; Una scala enorme portava al primo piano i nobili, mentre una scala a chiocciola all’interno di una nicchia era di utilità alla servitù; Al primo piano si trovava il bagno, dove una magnifica vasca in legno enorme lo riempiva, vicino alla stanza del duca, alla camera della duchessa, alla cameretta del primogenito e quella dei futuri figli; Al secondo piano risiedevano le camere degli ospiti di rango elevato compreso di bagno personale; Quanto all’ultimo piano, venivano stipati nelle loro camere, la servitù del Forte e i loro figli. L’economia di SkyWorp seguiva quella reale di Targis. Con l’utilizzo della moneta si scambiavano i prodotti e parte di questi guadagni venivano tributati mediante tasse al Duca, che a sua volta devolveva metà di questi tributi in cambio del comando su quelle terre come feudatario (valvassore).
La moneta era così giunta: Il taglio più grande era chiamato “Targio” ed era rappresentato da monete d’oro con il volto del Re di profilo in rilievo; la moneta intermedia prodotta in argento invece, chiara rappresentazione dei feudi più grandi, era detto “Girotta” dove prende il nome dal ducato omonimo nei pressi della capitale; La moneta più piccola invece si faceva chiamare “Räme”, ed era si fatta di rame ma la sua detta nomenclatura derivava da un ducato limitrofo alla contea di Sfera, dal nome appunto omonimo alla moneta.
Ma proprio laggiù, vicino a quel mulino, dentro quella casa, che si era appena concluso il parto di Calvin Butler, mentre davanti alla Roccaforte del ducato due bambini di cinque e nove anni correvano per la strada con dei bastoni alla mano. Darren, il più piccolo dei due, menava fendenti con il sorriso sulle labbra senza colpire l’avversario. Eric invece, schivava con maestria i colpi del suo amico cercando di trovare un punto scoperto del corpo. I randelli si scontrarono e il contraccolpo li allontanò. Le risate crescevano di volume. Molti paesani si voltarono ad osservare lo spettacolo offerto dai due giovani fanciulli con divertente godimento. Il più grande dei due roteò con il corpo cercando di colpire l’avversario di lato, ma l’altro parò con difficoltà il colpo. Darren Butler in quel periodo aveva appena iniziato gli allenamenti con il padre, mentre il piccolo Duca Eric Moore era istruito da un allenatore personale. Il legno di Eric colpì infine la spalla di Darren poggiandosi sul collo. Molti individui batterono le mani aspettando il contrattacco.
In quel momento arrivò una carrozza trainata da dei splendidi cavalli bianchi. Il calesse era rifinito in legno bianco dagli interni in stoffa purpurea e contornato da rifiniture dorate. Il cocchiere era vestito con dei calzoni verdi e una camicia gialla, sul capo una cuffietta rossa. Presto si affrettò a scendere dalla guida e si avvicinò alla piccola porticina, aprendola verso l’esterno e inchinandosi. La popolazione lasciò lo sguardo ai due giovani per rivolgerlo all’ultimo arrivato. Perfino Darren ed Eric si arrestarono dal combattimento. Dalla carrozza ne discese un uomo abbastanza alto abbigliato con una veste gialla sotto ad un mantello largo color porpora. Un cappello nero risaltava un viso lungo e magro, la barba ben fatta, un naso piccolo e dalle linee marcate e due occhi neri che sembravano penetrarti l’anima. L’ormai quarantenne Duca Arnòld Bertrand calcò la terra della strada verso il castello del suo compagno d’arme. Darren Butler rimase senza fiato alla vista del Duca di Cobhiris, nonostante come amico avesse un futuro Duca. Non gli era permesso entrare nella rocca e vedere il signore, perciò era la prima volta che vedeva una persona di rango elevato. La figura regale si perse tra le mezze porte dell’entrata della roccaforte, lasciando i popolani tornare taluni ai propri lavori, altri all’osservare la fine del combattimento dei bambini, i quali cominciarono subito dopo il passaggio del pomposo individuo.
Le spade s’azzuffarono di nuovo, ma quel giorno era diverso da quello in cui combatterono 9 anni prima. I muscoli di Darren Butler si erano sviluppati sopra quel corpo da quattordicenne, al contrario di Eric Moore troppo impegnato negli studi per allenarsi. L’abilità scolastica del figlio del Nobile Butler stazionava sulla lettura di testi semplici, mentre il suo amico era in grado di leggere e scrivere con abilità stupefacente. L’abilità del combattimento di Darren era perfetta e precisa. La lama toccò di piatto la coscia del vecchio amico, che spostandosi all’indietro dal dolore, venne caricato sulla spalla dove un altro livido gli venne inflitto. Un sorriso di sfida abbozzò sul viso serio del ragazzo più giovane. Eric attaccò l’amico provando uno “sgualembro rovescio” ed arretrò di un passo. Utilizzando un “mezzotempo” Darren individuò la mossa nemica e avanzando verso il rivale lo colpì al braccio. Eric cadde a terra tenendosi il braccio, mentre la lama non affilata della spada del quattordicenne si appoggiò al collo del piccolo Duca. La spada scomparve e al suo posto fece ingresso una mano tesa dell’amico sorridente -Penso che tuo padre mi frusterà dopo che vedrà come ti ho ridotto!-
-Ci puoi scommettere!- Annuì ironicamente il diciottenne Eric accettando l’aiuto offerto dall’amico e rassettandosi in piedi. Sul ciglio della strada il fratellino di Darren di 9 anni batteva le mani eccitato.
Eric poggiò la mano sulla spalla dell’amico con aria fiera -A Targis tra qualche mese ci sarà un torneo Darren. Mio padre vorrebbe averti al suo fianco!- annunciò ad un incredulo Darren -Ce l’hai fatta Darren! Inizierai l’apprendistato da scudiero! E durante il torneo presenzierà anche il Re non dimenticarlo. Mio padre parlerà di te. Oggi oltre al duello sono venuto a dirti che hai un udienza con mio padre per domani mattina! Dovrai farti un bagno e avere decenza di parteciparvi!!-
Darren rimase basito dalla notizia. Fantasticò con la mente al momento del torneo quando avrebbe passeggiato al fianco del Duca Donald Moore portandogli armi e scudi. Fu risvegliato da uno scossone dell’amico che ridendo si congedò lasciandolo solo nei propri pensieri. Girando l’angolo della locanda per poco non si scontrò con una ragazza di 15 anni. Gli occhi del giovane Darren si soffermarono sulla pura bellezza che la ragazza mostrava in quel suo viso lungo e sottile, contornato da quei splendidi capelli castano rossicci raccolti in una treccia lunga fino all’anca, adornato poi da due lucidi occhi neri e un nasino delizioso che dava modo di risaltare quelle labbra sottili e rosate. La pelle della ragazza era pallida, chiaro segno di una poca esposizione alla luce solare. Indossava una vestaglia giallastra e trasportava su una mano un cesto pieno di bucato. Il giovane futuro scudiero se ne innamorò subito e per la seconda volta nella giornata rimase immobile nei suoi sogni, mentre la giovane ragazza dagli occhi neri passava al suo fianco e lasciava la scena con un sorriso.
I piedi si muovevano veloci verso la casa in pietra vicino al mulino. Entrò con violenza rifugiandosi nella sua stanza. La casa era su un piano ed era palese che ospitava un personaggio di rilievo, ovvero il capitano delle guardie ducali Charles Butler. La conformazione della struttura della casa era di quattro comode stanze; La prima si accedeva dall’ingresso di questa e dava accesso alla cucina e sala da pranzo, addobbata con oggetti prodotti a mano e arazzi simboleggianti i colori del ducato; Nella stanza a fianco vi era costruita la camera da letto dei due figli riempita dei giochi di Calvin e da armi spuntate e rotte di Darren datele dal padre quali scarti dell’esercito; La camera attigua era adibita ai due coniugi tappezzata da veli bianchi e da un bellissimo mobile in cedro contenente i vestiti del nucleo famigliare, oltre che da un letto matrimoniale; L’ultima camera era di utilizzo e concessione a “Cetra” la serva di casa che rassettava, rammendava, puliva per conto del padrone di casa. Darren Butler si adagiò sul giaciglio costituito da un lenzuolo con l’interno in piume, e ad occhi aperti spaziò nei pensieri tra la scelta del Duca come proprio scudiero e la misteriosa ragazza dai capelli rossastri.
Si risvegliò di mattina presto con i primi raggi di sole che nascevano ad est visibili dalla finestra di camera sua. Scattò in piedi vestendosi con delle calzoni arancioni e una tunica bianca. Si rassettò i capelli e infilatosi le scarpe di stoffa partì alla volta della Fortezza con forte apprensione. L’entrata era composta da due enormi battenti custoditi da altrettante guardie corazzate e armate di alabarda. Al suo avvicinamento le guardie si spostarono e aprirono le porte. L’atrio della rocca apparve agli occhi del ragazzo da quella Volta in pietra aperta. Proseguì lungo il percorso non nascondendo una certa ansia, passando così il varco e riuscendo ad avere un ampia visuale. L’atrio era composto da enormi arazzi del ducato che coprivano circa il 60 % della stanza; Il pavimento era di tasselli in legno incastonati tra loro e dal portone alle scale un drappo rosso ne congiungeva le estremità. Intorno alla stanza si potevano ammirare armi d’oro affisse alle pareti, armature nobiliarie lucide appoggiate ai piedistalli ad ognuno dei quattro angoli, e credenze contenenti oggetti quali premi di giostre e medaglie. Passeggiò fino a metà sala sul drappo rosso, e attese.
Dopo diversi minuti arrivò un paggio tutto trafelato. Vestiva con calzoni e veste corta sul marroncino chiaro e un basco verde sul capo.
-Darren Butler, il Duca Donald Moore è pronto a riceverla. Se vuole seguirmi…- E lasciò morire la frase mentre si allontanava. Darren lo seguì verso una porta di media dimensione ed entrarono dentro ad una stanza bianca. Un quadro enorme con lo sfondo di una battaglia era situato proprio dietro ai tre grandi scranni ove sedevano il Duca Donald Moore in mezzo, la moglie Elizabeth White alla sua sinistra, e dall’altro lato il figlio della coppia Eric Moore che adagiava sul seggio con un sorriso fiero per l’amico arrivato. Le pareti laterali avevano molti quadri, raffiguranti membri della casata precedenti.
-Darren Butler!- Attaccò Donald Moore ergendosi in tutta la sua poderosa statura davanti al ragazzo impaurito -Inginocchiati figlio di Charles Butler!-
Darren ubbidì posando entrambe le ginocchia al terreno e chinando la testa.
-Ho discusso con mio Figlio e tuo padre riguardo a questa proposta. Come tu sai solo i figli dei Signori possono intraprendere la carriera di scudieri e poi, se si è valorosi anche cavalieri. Mio figlio ha un grandissimo rispetto per te, e dato il suo rifiuto a investire questo ruolo, ha raccomandato te come suo sostituto. Questo da te richiede assoluta obbedienza ai miei comandi e accompagnarmi ad ogni mio spostamento, sia se sono semplici tornei e giostre, sia se sono battaglie con rischi mortali. Giuri di proteggermi da ogni pericolo e assistermi fino alla fine? Se accetti giuralo, altrimenti torna indietro per quella porta!-
Dopo alcuni minuti di solenne silenzio la voce candida e gravida di potere di Darren pronunziò -Lo giuro sulla mia vita!-
Il sorriso sul volto di Donald Moore apparve in contemporanea con la mano destra in movimento verso la spalla sinistra del nuovo scudiero. Darren venne preso da una gioia irrefrenabile e mancò poco di bagnar d’urina il pavimento del Duca. -Alzati scudiero!!- ordinò Donald Moore, e il ragazzo ubbidì -Domani inizierai l’addestramento seguito dal maestro di Figlio Eric: Frank Palmer. All’alba ti aspetterà. Vedi di esserci scudiero!-
-Si, mio signore!- Rispose il giovane Darren inchinandosi e uscendo dalla stanza senza dare di schiena al suo signore. Una volta fuori dalla sala dei ricevimenti corse con tutto il fiato a disposizione oltre l’ingresso della Roccaforte, oltre l’incrocio delle stradine, oltre la chiesa, verso il boschetto ai margini della città, dove con un urlo sfogò la sua gioia e i suoi bisogni fisiologici.
Frank Palmer tese un pazzo di metallo spuntato a forma di spada al giovane scudiero. Sul viso di Darren si stampò un sorriso di orgoglio. Sullo scranno ad un angolo della radura vicino al cimitero di SkyWorp sedeva Eric Moore visibilmente felice per l’allenamento che stava per intraprendere il suo miglior amico e osservava i due combattenti scambiarsi i convenevoli ed iniziare il finto combattimento.
-Il Signor Duca mi ha detto di istruirti sulle varie armi che si usano nei tornei e in battaglia. Inoltre mi ha anche detto che devo valutare le tue capacità combattive. Quindi prima di iniziare a spiegarti le varie armi ti sottoporrò ad un piccolo duello. Te la senti?-
Darren osservò l’anziano maestro d’arme e alzò un cipiglio curioso. L’uomo vestiva con delle braghe rosse e una camicia marroncina. Indossava anche delle scarpe scuoiate di vacca e una tunica bianca con un cavallo nero sul petto chiaro segno di riconoscimento della casata dei Moore. Il suo viso era scavato dalle rughe dell’età e barba e baffi erano lunghi e scomposti, esattamente come i capelli brizzolati fino alle spalle che ondulavano a destra e sinistra ad ogni movimento. Gli occhi marroni fissavano quel corpo in via di sviluppo del futuro cavaliere mentre gli consegnava la spada smussata. Il ragazzo la prese inchinandosi con la testa e la impugnò saldamente con una mano. I due si misero nelle rispettive posizioni uno di fronte l’altro e si fronteggiarono. La spada di Darren colpì con violenza quella dell’insegnante e il contraccolpo le distanziò. Il maestro osservò di nuovo il ragazzo con sguardo deciso e menò un fendente. Lo scudiero parò il allontanando di nuovo l’arma nemica, ma al posto di contrattaccare fece un passo indietro offrendo al suo avversario un bersaglio facile. Frank Palmer marchiò subito il ragazzo come un principiante, sottovalutandolo. Sbagliò nel farlo. Caricò il fendente facile concessogli da Darren e vibrò la lama. Il giovane guerriero a quel punto corse in avanti lasciando sconcertato il pover’uomo che smarrì l’attacco e si ritrovò il pezzo di ferro senza filo avversario sul collo e quei gelidi occhi neri che l’osservavano con un sorriso -Se fosse stata vera e fossimo stati in battaglia, sarebbe morto maestro!-
Gli occhi sgranati del maestro stavano riconsiderando il livello di combattimento del giovane e della velocità con cui l’ha battuto. Dopo aver imparato i nomi di alcune armi usate nei tornei tra quelle portate dal maestro, Darren Butler finì la prima giornata di tirocinio e facendo tintinnare il sacchetto delle monete decise di passare per il mulino a comprare del pane per lenire la fame che sopraggiungeva.
Camminò lungo la strada verso casa sua passando la locanda, la chiesa, l’alloggio del falconiere che salutò con un gesto cordiale, fino ad arrivare al primo dei due mulini sulla strada.
Rose Whiterman chiamò il marito che sonnecchiava beatamente sulla sedia, che si svegliò di soprassalto -Che vuoi moglie?- Chiese burberamente l’uomo
-C’è qui il piccolo Butler che vorrebbe del pane! Ha 36 Rame da spendere.-
-Donna, vai a prendere due pagnotte!- Inveì alla moglie, poi focalizzò bene il ragazzo sulla porta e intavolò un discorso -Bene bene il figlio di Charles Butler. Calvin giusto?-
-Lei è in errore signore. Sono Darren, il maggiore. Ogni giorno compro qui da lei.-
-Ah Darren. Giusto. Giusto. Mi confondo sempre. Come passano le tue giornate figlio grande di Butler?-
-Bene signore. Sono stato nominato scudiero del duca Moore!- gonfiò il petto il giovane ragazzo mostrandosi orgoglioso.
L’uomo alzò un cipiglio curioso -Dici il vero? È un grande onore sai? Il Duca Moore è molto influente a corte. Dovresti andarne fiero.-
-Lo sono signore!!-
In quel momento tornò la moglie con due pagnottelle di grano duro e le consegnò al ragazzo al prezzo di 12 Rame. Darren le prese e uscì diretto verso casa mangiando la prima.
La spedizione del Duca Moore partì in questa sequenza: i 3 cavalli in prima fila erano cavalcati dai migliori soldati scelti da Charles Butler. I due cavalli successivi erano i due paggi che avrebbero dovuto rappresentare la casata dei Moore e portavano entrambi la bandiera con il cavallo nero sullo sfondo bianco. Il calesse che li seguiva trasportava il Duca Donald Moore e il figlio Eric ed era condotto da un garzone brizzolato. Dietro alla carrozza seguitava a cavallo Charles Butler affiancato dal figlio con un giovane animale datogli apposta per quest’incarico. Battezzò il destriero Storef. Dietro allo scudiero e al capo delle guardie, altri 4 soldati cavalcavano in coda per prevenire assalti posteriori. La carovana parti dalla fortezza di SkyWorp in direzione di Targis e al torneo che si sarebbe compiuto una settimana più tardi.
Passando davanti alla chiesa, il cappellano Roger Bugs con in mano un testo sacro uscì dall’ingresso e benedì la comitiva per il lungo viaggio da affrontare. Continuarono il viaggio superando le varie casupole ai margini della strada, dove bambini curiosi s’affacciavano alle finestre salutando con le manine. Darren rispose ad alcuni di questi saluti con un sorriso sulle labbra. La Duchessa White all’ultimo piano della fortezza scrutava la spedizione ormai ridotta ad un puntino polveroso che si allontanava sempre più lungo la strada principale di SkyWorp. A lei, in quel momento, toccava amministrare il feudo mentre il marito si trovava assente e non perse tempo. Chiamò a raccolta tutti i servitori e gestì i loro ruoli. Poi chiamò il comandante in carica delle guardie e sistemò il pattugliamento delle strade con i militari rimasti, infine chiamò il cuoco e fece preparare il pranzo. Fatto tutto ciò si rilassò nella vasca di legno laccato in un tonificante bagno caldo, riscaldato precedentemente da un servo di corte.
Il Duca Moore invece sonnecchiava beatamente nel baldacchino imitato dal figlio. Dietro alla carrozza, Charles istruiva il figlio sul compito che avrebbe dovuto svolgere. Uscirono dal ducato di SkyWorp e si inoltrarono verso la Marca di Rënëdan al confine con la regione di Targis. Il viaggio sarebbe durato due giornate però, a distanza di poche ore dalla partenza, il gruppo venne attaccato dai briganti allettati dalla carrozza sfarzosa.
Ad avvistare il convoglio capitò a Samuel Lestrange, di vedetta su un altopiano mentre il resto dei suoi compagni dormivano beatamente nascosti agli occhi dei passanti accampati dentro delle tende grossolane. L’uomo alto e robusto scavalcò i massi mentre i capelli lunghi rossicci sobbalzavano sulle spalle ad ogni movimento. Raggiunse i compari e li svegliò silenziosamente. I cavalli dei briganti erano legati nei paraggi, con le corde annodate a degli abeti. I 20 fuorilegge in groppa ai loro animali lasciarono una nube di polvere, capitanati dal loro capo Michael Fresner. Quest’ultimo nel regno di Targis era considerato molto pericoloso: Occhi neri e capelli corvini, naso lungo e ingobbito, una cicatrice sul collo procuratasi in un combattimento contro le guardie reali, faccia grande e scarna segno di una forte denutrizione dovuta ad una vita reietta. Galoppava verso la carovana. Galoppava verso un possibile tesoro. Galoppava per vivere, ma in realtà galoppava per morire. Charles rallentò l’andatura e si voltò verso la radura deserta. Il figlio imitò il comportamento del padre senza capire. Osservò con aria interrogativa il padre che accortisi dell’espressione del figlio spiegò -C’è troppa calma. Gli uccelli da quella parte sono scappati in massa come spaventati da qualcosa. Stai in guardia figlio mio. Potrebbe non succedere niente, ma queste strade sono spesso frequentate da banditi. Mi raccomando, il Duca deve essere protetto!-
Darren annuì serio e scrutò l’orizzonte indicato dal padre. Le montagne si intravedevano spiccare alte dietro al bosco alla destra del gruppo, gli zoccoli tamburellavano lenti sulla pianura terrosa che comunicava con la città di Rënëdan, quando la prima freccia penetrò nel legno della carrozza verso il tetto. Il convoglio si arrestò e i soldati in guardia si misero in posizione. I 20 briganti galoppavano verso di loro a piena velocità, taluni a spade sguainate altri con archi incoccati. L’urlo feroce dei malviventi nella carica raggelò i pochi soldati della spedizione. Nove contro venti era la situazione finale, dato che i portantini e l’autista del cocchio non erano addestrati a combattere. Darren e Charles Butler sorridevano mentre i predoni diventavano più grandi. Con un colpo di stivale Storef partì prima al trotto per giungere al galoppo in breve e andare incontro ai primi briganti. Charles tentò di fermarlo senza esserne in grado, lanciandosi a sua volta verso il nemico. I rimanenti soldati formarono un semicerchio intorno alla carrozza preparandosi alla battaglia. Uno dei briganti tese la corda dell’arco e mirò verso il ragazzo al galoppo verso un suo compagno. Charles notando il movimento sguainò la spada lanciandola verso l’arciere e trapassandogli lo sterno, che cadde sul terreno mentre il suo cavallo continuava la propria folle corsa.
Darren Butler incontrò il primo dei lestofanti e immediatamente incrociò la lama. Le spade si colpirono a vicenda molto rumorosamente. Con uno stocco, Il ragazzo, deviò l’arma avversaria verso l’alto e sbilanciandosi sul cavallo trapassò l’anca dell’uomo. Il colpo inflitto provocò la caduta di entrambi i combattenti, l’uno ferito e l’altro privato di un bilanciamento. I cavalli proseguirono diversi metri prima di rallentare, mentre i due rivali ruzzolarono sul campo terroso. Darren sbatté la testa contro il suolo e si provocò delle leggere contusioni sui gomiti e ginocchia, ma rialzatosi prontamente trovò l’uomo ferito che agonizzava nel suolo mentre alcuni compagni si avvicinavano. Con un colpo secco Darren menò un fendente recidendo di netto la testa dell’uomo. I 7 fuorilegge in avvicinamento rimasero basiti dalla scena crudele compiuta da un ragazzino. Quello più vicino sguainò l’ascia e accostandosi al giovane scudiero provò, al galoppo, a menare un fendente. Darren Butler si lanciò nella terra polverosa mentre l’ascia mancava il bersaglio e le zampe dell’animale gli passavano davanti. Il ragazzo intercettò un secondo cavallo dove sopra cavalcava un brigante dai capelli lunghi rossi. Calcolò la traiettoria di passaggio e l’arma tenuta in mano. Portava un arco, al quale stava incoccando una freccia. Passò davanti all’adolescente e quest’ultimo caricò il colpo misurato con un potente “montante” tranciando la gamba nemica di netto durante il transito. Il bandito privato della stabilità di una gamba cadde da cavallo, incrociato poi dallo scudiero che finì la sua vita trapassandogli il cuore. La tunica bianca di Darren era sporca di sangue e terra e ogni tratto adolescenziale del ragazzo era svanito. Il suo cuore pompava adrenalina ed era al massimo dell’eccitazione. Non era felice perché stava uccidendo persone, ma solamente perché sia suo padre che il Duca lo stavano osservando combattere e avrebbero misurato la sua prestazione. Non doveva morire però. Il primo bandito tornò con l’ascia sempre in mano, intento a finire il lavoro mancato poco prima, seguitato da altri due compagni. Altri 4 sopraggiungevano dalla parte opposta diretti verso Charles Butler. Intanto gli ultimi 11 fuorilegge, guidati da Michael Fresner si avvicinavano alla mezzaluna di soldati e alla carrozza del Duca Moore.
Quando la carrozza si arrestò, Eric si svegliò di soprassalto mettendo mano alla spada posta a lato passeggero. Di norma le armi venivano tolte per non impacciare la persona stessa durante l’entrata, la seduta e l’uscita dalla carrozza. Il piccolo Duca svegliò il padre avvisandolo del trambusto esterno, e questi mostrò subito un aria preoccupata, scostando la tendina delle piccole finestrelle e provando a osservare lo scontro.
Il cocchiere entrò con la testa all’interno del calesse avvisando i Nobili del problema. Il Duca Moore si acquattò sempre più all’interno visibilmente spaventato, mentre il figlio tentò di uscire, braccato all’ultimo dal braccio poliposo del padre -Dove credi di andare Figlio Mio? Non penserai di combattere vero? Tu sei mio figlio, non puoi esporti alla morte!!-, e il figlio di rimando rispose -Non credo di andare Padre… Sono sicuro di andare!!! I soldati hanno bisogno di me, e soprattutto Darren!!-
-Eric, è uno scudiero. Combatterà con valore e ti proteggerà. Stai qui con tuo padre.-
-No Padre, è prima di tutto un mio amico e compagno! Darei io stesso la mia vita per lui, ora mi lasci andare per favore!-
La mano artigliosa del Duca Moore allentò la presa consentendo al ragazzo di uscire dal calesse brandendo una spada e avvicinandosi alla mezzaluna dei soldati che lo osservavano con curiosità e rispetto. Il giovane assistette alla battaglia di Darren verso tre uomini, e quella del padre contro quattro uomini. Rimase pietrificato quando il suo migliore amico trafisse un uomo a cavallo cadendo lui stesso. La scena era lontana e il giovane Duca sperò con tutto il cuore che Darren non fosse rimasto ferito. Poi lo vide rialzarsi e combattere contro un altro uomo, il quale venne disarcionato dal futuro cavaliere. Un brigante a cavallo con un ascia in mano si stava però avvicinando al corpo adolescenziale del suo migliore amico.
Darren si accorse del suo nemico e riuscì a schivare il fendente della scure, provando lui stesso un affondo senza però riuscirvi. Ingaggiò battaglia quindi con un altro fuorilegge. Questo, occhi marroni nascosti da borse negli occhi e capelli castani portati in una coda, brandiva una spada bastarda e un piccolo scudo rovinato. Darren con la sua spada ad una mano deviò il fendente avversario con un montante, ferendo alle gambe posteriori il cavallo del nemico che, privato di una stabilità, cadde di lato schiacciando la gamba del brigante. Lo scudiero si avvicinò all’uomo che l’osservava ad occhi sbarrati e calò la ghigliottina. Il sangue sgorgava a fiotti dalle vene recise sul collo scoperto dell’uomo e bagnava il terreno circostante. Il fuorilegge con l’ascia imitato dal suo compagno con in mano una spada ad una mano, scesero da cavallo per un confronto due contro uno verso l’adolescente spadaccino.
Il padre invece compì un combattimento memorabile. Il capitano della guardia notò avvicinarsi il primo brigante a cavallo. Prese la mira e lanciò la spada verso il fuorilegge trapassandogli il collo. Il contraccolpo lo smontò da cavallo facendolo cadere disteso sulla schiena. Charles corse verso la prima salma lasciata, con un gesto secco sfilò l’arma dal collo taurino del morto e si preparò ad affrontare il secondo. Quest’ultimo arrivò al galoppo tenendo un’ascia bipenne con entrambe le mani. Il capitano non si lasciò spaventare; Si mise in traiettoria di arrivo del cavallo e appena giunse calò un montante sulla giugulare dell’animale, recidendo molte arterie. Il destriero si inchinò in avanti cadendo in un disordinato ruzzolone insieme al suo padrone. Charles corse verso il nemico e affondò la lama nella sua schiena. Ne mancavano solamente due. Arrivò il seguente sopra un “Murgese” nero, ma la lama del capitano delle guardie dopo aver deviato la traiettoria del fendente nemico, lo trafisse ad un rene, facendolo stramazzare al suolo. Infine pose fine alle sue sofferenze calando la punta della spada nel suo cuore. Il padre di Darren si trovò ora ad affrontare l’ultimo dei suoi avversari visibilmente preoccupato per la sua sorte verso un combattente così esperto. Rallentò la folle corsa cercando di guadagnare tempo. Arrivò a pochi metri dal capitano delle guardie che l’attendeva con un sogghigno di sfida. Arrestò il cavallo strattonando le redini e studiò l’avversario, che non perse tempo e lanciò la spada come fosse una lancia. Il predone rimase ad osservare l’avvicinarsi della lama con stupore. Si accorse del dolore e dell’elsa che spuntava dal suo petto. Un grumo di sangue fiottò dalla bocca, poco prima di vedere il terreno avvicinarsi e colpirlo con violenza. La vita lo abbandonò in pochi secondi.
Darren aspettava a piè fermo i due avversari che si avvicinavano appiedati verso lui brandendo, in posizione difensiva, due spade. La prima lama fendette l’aria e cozzò contro la sua. Il contraccolpo allontanò le due armi, ma la seconda era in avvicinamento. Riuscì a deviare anche il secondo colpo, ma questa mossa lo sbilanciò indietro. Il primo uomo ritornò all’attacco graffiando la spalla del ragazzo che iniziò a zampillare sangue. Fortuna volle che la ferita inflittagli risultasse essere sulla parte non utilizzata del combattente, che si lanciò con un gesto furioso sui due farabutti, mulinando la lama con una serie di “sgualembri”, che disorientò i nemici lasciandoli con una difesa scoperta da quegli attacchi. Sgozzò il primo uomo e colpì la lama del secondo la quale, data la potenza dell’attacco, colpì il volto del bandito lasciando una cicatrice che partiva dalla fronte fino alla bocca. Questa volta invece toccò all’uomo perdere l’equilibrio, e Darren non si fece prendere dal panico trafiggendogli lo sterno.
Padre e figlio si volsero ad osservare i compagni in difficoltà.
Eric si stava battendo con coraggio usando le tecniche impartitegli dall’amico e compagno Darren. Schivava e bloccava i colpi, provando lui stesso ad attaccare. Il suo avversario era Michael Fresner e si notava immediatamente la parità di maestria dei due rivali. Eric schivò un montante portato dal basso spostandosi di lato e deviando la traiettoria. Provò poi con uno sgualembro a mozzare la testa dell’uomo, senza risultato. Le due lame si scontrarono di nuovo in una danza circolare, prima in un senso e poi nell’altro. Eric avvertiva i muscoli delle braccia diventare sempre più pesanti per il peso dell’arma. Dall’altro lato anche Michael Fresner sentiva la stanchezza avvicinarsi. Due briganti morirono per mano delle guardie Ducali. Un soldato del Duca perì sgozzato da un bandito dai capelli chiari. Il sangue scorse rapido sul campo terroso quel giorno. Tra i fuorilegge ci furono altre tre perdite. Le morti della fanteria di SkyWorp erano ridotte soprattutto grazie alle armature in acciaio di cui erano rivestiti i militari, al contrario dei nemici vestiti da abiti consunti. Per pura sfortuna altre due lame uccisero altrettanti soldati, riducendo così il numero a quattro uomini escluso Eric che continuava il suo combattimento privato contro il capo dei predoni. Le quattro guardie uccisero altri 3 furfanti riducendone drasticamente il numero.
Darren Butler recuperò Storef che pascolava poco lontano dell’erbetta soffice, incosciente della situazione intorno ad esso. Ne salì in sella e si lanciò in aiuto dei compagni passando a fianco del genitore inzaccherato dal sangue dei suoi morti attorno a lui.
Arrivò giusto in tempo per usare la sua lama su un altro dei briganti, riducendone il numero a tre elementi. Le guardie Ducali compirono un’altra vittoria uccidendo gli ultimi due banditi, proseguendo la loro furia verso il capo di quella che fu una banda di briganti raminghi. Darren Butler arrestò la marcia dell’esercito con un cenno: Eric avrebbe dovuto combattere da solo per dimostrare il suo valore sul campo.
Il diciottenne combatté strenuamente la sua battaglia personale quel giorno. Le sue braccia continuavano sempre più a diventare pesanti, seguite dalla spossatezza della lunghezza dello scontro. Il suo avversario continuava ad attaccarlo ripetutamente con pesanti fendenti, ma essi si mostravano sempre più deboli mano a mano che il duello proseguiva. Eric se ne accorse e sfruttando un “passo incrociato” portò il piede sinistro avanti, facendo così arretrare l’avversario, per poi riposizionarsi sulla guardia normale e deviare la lama di Michael, che perse l’equilibrio dovuto al contraccolpo. Questo inconveniente gli costò la vita.
Eric squarciò con velocità il collo taurino del ex-capo dei briganti, ponendo fine all’imboscata tesa. L’esercito del Duca Moore risultò a fine scontro decimato a 4 soldati, esclusi i due portabandiera, il cocchiere, Darren e suo padre, e completamente illesi: Il Duca Donald Moore e il figlio Eric.
Charles Butler raggiunse i commilitoni e abbracciò il figlio -Figlio, mi hai reso molto orgoglioso di te oggi! I miei elogi!-
Poi si rivolse ai suoi uomini -Mi congratulo con tutti voi, ma non dobbiamo perdere ulteriore tempo! Portiamo al sicuro il Duca Moore all’interno del castello di Targis! In marcia!-
La carovana si rimise in marcia verso il regno di Anaïs Leclerc. Charles Butler usò dei teli legati al suo cavallo per trascinare i corpi dei soldati periti nella battaglia, affinché potessero essere sotterrati con i dovuti onori. Sopra un cavallo dei corpi morti cavalcava ora insieme al migliore amico, Eric Moore. Darren avanzava placido e distaccato.
La spedizione entrò nei confini del regno di Targis. La strada maestra in terra battuta tracciava la direzione da seguire, a fianco enormi aceri erano disposti a formare boschetti sinistri. Trovarono ristoro presso il primo villaggio sulla strada, dove si rifocillarono e ripartirono alla volta del castello e del torneo.
Prosegue nel racconto: Le memorie di Yorpach: L’investitura di Darren Butler – Seconda Parte.

