Benvenuti Schibriani!

Benvenuti nella gilda degli Undead Spirits,

luogo e patria dei racconti ritrovati su un antico manoscritto,

redatti da me su questo Blog.

Buona lettura.

Schibrio.

Prossimamente sul blog:

Le memorie di Yorpach: L'investitura di Darren Butler - Parte seconda (progress: 06 %)
Mi scuso con i lettori per l'improvviso cambio di programma, ma dalla trascrittura degli antichi testi ho notato che il racconto "Il matrimonio" risulterebbe troppo lungo per i limiti da me imposti nella lunghezza della singola storia. Indi per cui attuerò una separazione dello stesso in 4 racconti diversi: "La triste storia di Fleur Lacroix"; "L'investitura di Darren Butler"; "La rivoluzione dei regni"; e per finire "Il matrimonio". La prossima avventura vedrà narrare la storia di Darren Butler prima e durante la rivoluzione dei regni e vi porterà a conoscere la storia di uno dei protagonisti principali della saga "Le memorie di Yorpach".

Buona lettura.

Monday, March 15, 2010

Le memorie di Yorpach: L'investitura di Darren Butler - Prima parte

La prima parte del racconto "Le memorie di Yorpach: L'investitura di Darren Butler" dev'essere letto seguendo l'ordine dei racconti precedenti:
"La battaglia dei due regni"
"La fuga"
"La triste storia di Fleur Lacroix"
La seconda parte é in fase di scrittura.


Buona lettura.




Quel fendente poteva dividere in due una persona.
Per sfortuna di un povero albero la spada si incassò nella corteccia, ferendolo malamente. Quel braccio abbronzato, forte e muscoloso reggeva ancora l’elsa della lama incastonata, che vibrava costante dall’urto. Dalla chioma fluente castana e dagli occhi incisivi neri un tenebroso, quanto giovane, Darren Butler s’allenava in quel bosco. I pettorali nudi e allenati sobbalzavano durante i respiri affannosi del giovane che vestiva solamente di due calzoni sporchi di terra e due calzari di cuoio. La folta barba castana e i baffi nascondevano il viso del futuro cavaliere dal quale spiccavano solamente quel naso minuto e gli scuri occhi che mai si distraevano. I capelli di media lunghezza cadevano ribelli sulla fronte giovane e lasciavano colare sudore sul viso pallido del guerriero. La lama scivolò sulla ferita dell’albero uscendone illesa. Roteò sulla mano del campione e fendette l’aria con un sonoro “Swissshhh”, e poi ancora mimò un “montante” (dal basso verso l’alto) e subito dopo un “roverso” (colpo orizzontale parallelo al terreno) terminando sulla parte opposta alla ferita dell’albero precedente tagliato che, privato di una stabilità, cadde esattamente dopo che l’arma se ne andò per l’ultima volta dal suo corpo tondo. Un cavallo si avvicinò al galoppo verso quella radura nel boschetto ai pressi di SkyWorp. Darren riconobbe subito quel manto rossastro di “Percival”, il ronzino di suo fratello. Un frisone dal manto corvino che calcava la terra con i suoi zoccoli ferrati. In groppa all’animale, Calvin Butler accorciava le distanze tra lui e suo fratello. Il combattente ripose lo spadone a due mani nel fodero alla cintura ed attese l’arrivo di Calvin. Quando raggiunse Darren, un diciannovenne dal bell’aspetto scese dal destriero e si scostò con le dita i capelli caduti sulla fronte. Si avvicinò al fratello con un sorriso entusiasta
-Fratello!- Esordì subito il ragazzo a piena voce.
Darren rispose prontamente -Novità Calvin?-
L’eccitazione del fratello più giovane non lasciò un minimo di pathos, perché attaccò -Fratello caro, mi sono innamorato!-
Darren rimase sgomento dalla notizia. Suo fratello innamorato di una fanciulla. Nella sua mente prendeva già forma questa possibile sposa di Calvin: Capelli corvini lunghi fino alle spalle, occhi neri luccicanti, viso pallido e leggermente paffuto, zigomi arrossati dal sole, naso appuntito e allungato, il tutto accompagnato da un corpo non troppo magro. Pensava di conoscere suo fratello e gli abitanti della città di SkyWorp. Pensava di sapere anche chi fosse la designata. Si sbagliava. -Mi congratulo con te caro fratello. E l’altra parte cosa ne pensa?-
-Anche lei è innamorata di me fratello adorato! Me l’ha detto stamane. E’ venuta a trovarci e dopo una passeggiata al mercato ci siamo dichiarati!-
-Grandioso Calvin! Hai 19 anni ed è ora che ti ammogli anche tu. Chi è la fortunata che avrà l’onore di avere mio fratello come consorte?-
-Fratello caro è ancora troppo presto per il matrimonio. Non da parte mia, ma dalla sua!-
-I genitori non le concedono la mano? Potrei far leva sul Duca Moore tramite Eric e concerti la mano della fanciulla…-
-No Darren. Non è di SkyWorp! La conosci anche tu. È l’amica di Lady Ward: Fleur Lacroix!-
Il cuore del guerriero ebbe un sobbalzo. Conosceva di nome Fleur Lacroix. Si diceva fosse una guerriera impareggiabile e una maestra d’arme. Darren Butler in cuor suo era molto diffidente da queste dicerie, ma ora avrebbe potuto vedere coi propri occhi la bravura di questa ragazza, che perlopiù risultava fosse una possibile promessa sposa per suo fratello. Qual miglior occasione per constatare che moglie potesse essere questa chiacchierata Fleur Lacroix. Calvin lo osservò impaziente di un’approvazione che tardava ad arrivare. Arrivò sotto forma di un sorriso competitivo. Annuì unendo le mani e portandole all’altezza del petto dove il fratello lo imitò, poggiandovi sopra le sue -Sono felice per te fratello caro, però ti chiedo il permesso di valorizzare la tua amata in un duello. Dicono che sia una maestra d’arme molto brava!-
-Certo fratello! Ma il permesso non lo devi chiedere a me. Se vuoi seguirmi te la presento.-
I due uomini si allontanarono a piedi verso il centro della città seguiti da Percival.

-Signori Butler è un altro maschietto!-
Per Sarah Dumbledor e Charles Butler, la notizia del medico era straordinariamente bella. Cinque anni prima la coppia partorì il primogenito maschio, Darren, e quel giorno raddoppiarono dando la vita a Calvin.
Charles Butler prima di ammalarsi di cuore è stato capitano dell’esercito nel ducato di SkyWorp. Stimato da tutti i commilitoni salvaguardò la sicurezza del territorio da briganti e tagliagole fino alla sua sostituzione. Sarah Dumbledor, salvata dalle grinfie di alcuni predoni che avevano assalito il gruppo con il quale viaggiava, si innamorò del suo difensore proprio nella figura del comandante Charles, dove ella venne ricambiata. Prenderle la mano fu cosa facile, dato che Sarah perse entrambi i genitori e quindi risultava orfana. Si sposarono dopo un anno con un matrimonio ecclesiastico, dove vi presenziò l’intera città e il Duca Donald Moore. Costruirono una casa nei pressi della città, a fianco di uno dei due mulini di SkyWorp.
La città era strutturata non molto diversamente dalla città attigua Cobhiris: Senza mura essendo una piccola città presentava tre ingressi agibili con carri e animali; Il primo ingresso, il più grande si estendeva fino all’ingresso della roccaforte del Duca; Lungo la strada vi si poteva trovare una chiesa dove un ministro del culto leggeva nei giorni di festa antichi testi religiosi; Davanti al luogo di culto si scorgevano dei campi di grano e proprio dietro delle risaie; Delle casupole di legno e pietra coprivano poi il resto della strada fino all’ingresso della città; Dalla rocca partivano quattro strade che si diramavano ai quattro angoli del borgo: La prima strada comprendeva una locanda e al suo lato opposto l’armeria dei soldati; Al fianco della struttura d’arme entrava nella scena anche l’alloggio delle guardie, un grande cubo in pietra dalla capacità di 30 soldati assonnati; Attraversando la strada, lavorava il ferro il fabbro della città; Il vicino del fabbro era un uomo dallo sguardo bieco che gestiva la falegnameria; La via terminava all’entrata dello “scalpellino” che lavorava ogni giorno alla pietra che giungeva dalla cava sulle montagne di Hilpeìn nel ducato di Vittens nel Nord-est del regno di Targis; Tornando indietro alla fortezza e proseguendo sulla seconda diramazione potevamo trovare: Il piccolo cantone del falconiere sempre intento ad addestrare quei difficili volatili; Ai suoi pressi bersagliato dagli escrementi degli uccelli si era posizionato il mulino a vento che macinava il grano e produceva farina e luppolo per la locanda e i cittadini; sul lato opposto un vecchio zoppo comandava i suoi tre figliuoli nella mungitura delle vacche e delle pecore, in aggiunta alla loro tosatura e alla nutrizione degli stessi oltre che dei suini e galline; Questi poi vendevano i beni alimentari prodotti dagli animali ai popolani, e i beni di consumo alla conceria a fianco che due donne ben in carne provvedevano a trasformare le pelli in veri e propri capolavori di vestiario; La terza strada conduceva alle prigioni del ducato mentre nell’ultima si trovavano gli ultimi servizi della città: Sul ciglio dell’incrocio si posizionava il carretto dello spazzino che attaccava il turno al primo mattino e sul far della sera girando per la città raccattando rifiuti e prodotti organici che svuotava poi fuori dalla città in una conca scavata apposta per quel genere di prodotto; Al suo fianco un triste quanto grazioso cimitero si stagliava lungo quella distesa erbosa, dove varie croci piantate suscitavano tremenda malinconia per le persone scomparse; Davanti al cimitero, come a significare qualcosa che solo chi ha avuto la sfortuna di farne uso pare aver capito, vi era un patibolo dove posto sopra due gogne dall’aspetto truce si mostravano alla popolazione che vi faceva passaggio; Fuori dal villaggio meli e aranci coloravano l’entrata della cittadella. La Roccaforte ducale era simile alla limitrofa fortificazione di Cobhiris tranne che per due torri di osservazione posizionate ai lati della stessa, presidiate da alcuni soldati. Situata su quattro piani e avendo quindi le segrete all’esterno era così disposta: Al piano terra risiedeva l’atrio e la camera dei ricevimenti; Una scala enorme portava al primo piano i nobili, mentre una scala a chiocciola all’interno di una nicchia era di utilità alla servitù; Al primo piano si trovava il bagno, dove una magnifica vasca in legno enorme lo riempiva, vicino alla stanza del duca, alla camera della duchessa, alla cameretta del primogenito e quella dei futuri figli; Al secondo piano risiedevano le camere degli ospiti di rango elevato compreso di bagno personale; Quanto all’ultimo piano, venivano stipati nelle loro camere, la servitù del Forte e i loro figli. L’economia di SkyWorp seguiva quella reale di Targis. Con l’utilizzo della moneta si scambiavano i prodotti e parte di questi guadagni venivano tributati mediante tasse al Duca, che a sua volta devolveva metà di questi tributi in cambio del comando su quelle terre come feudatario (valvassore).
La moneta era così giunta: Il taglio più grande era chiamato “Targio” ed era rappresentato da monete d’oro con il volto del Re di profilo in rilievo; la moneta intermedia prodotta in argento invece, chiara rappresentazione dei feudi più grandi, era detto “Girotta” dove prende il nome dal ducato omonimo nei pressi della capitale; La moneta più piccola invece si faceva chiamare “Räme”, ed era si fatta di rame ma la sua detta nomenclatura derivava da un ducato limitrofo alla contea di Sfera, dal nome appunto omonimo alla moneta.
Ma proprio laggiù, vicino a quel mulino, dentro quella casa, che si era appena concluso il parto di Calvin Butler, mentre davanti alla Roccaforte del ducato due bambini di cinque e nove anni correvano per la strada con dei bastoni alla mano. Darren, il più piccolo dei due, menava fendenti con il sorriso sulle labbra senza colpire l’avversario. Eric invece, schivava con maestria i colpi del suo amico cercando di trovare un punto scoperto del corpo. I randelli si scontrarono e il contraccolpo li allontanò. Le risate crescevano di volume. Molti paesani si voltarono ad osservare lo spettacolo offerto dai due giovani fanciulli con divertente godimento. Il più grande dei due roteò con il corpo cercando di colpire l’avversario di lato, ma l’altro parò con difficoltà il colpo. Darren Butler in quel periodo aveva appena iniziato gli allenamenti con il padre, mentre il piccolo Duca Eric Moore era istruito da un allenatore personale. Il legno di Eric colpì infine la spalla di Darren poggiandosi sul collo. Molti individui batterono le mani aspettando il contrattacco.
In quel momento arrivò una carrozza trainata da dei splendidi cavalli bianchi. Il calesse era rifinito in legno bianco dagli interni in stoffa purpurea e contornato da rifiniture dorate. Il cocchiere era vestito con dei calzoni verdi e una camicia gialla, sul capo una cuffietta rossa. Presto si affrettò a scendere dalla guida e si avvicinò alla piccola porticina, aprendola verso l’esterno e inchinandosi. La popolazione lasciò lo sguardo ai due giovani per rivolgerlo all’ultimo arrivato. Perfino Darren ed Eric si arrestarono dal combattimento. Dalla carrozza ne discese un uomo abbastanza alto abbigliato con una veste gialla sotto ad un mantello largo color porpora. Un cappello nero risaltava un viso lungo e magro, la barba ben fatta, un naso piccolo e dalle linee marcate e due occhi neri che sembravano penetrarti l’anima. L’ormai quarantenne Duca Arnòld Bertrand calcò la terra della strada verso il castello del suo compagno d’arme. Darren Butler rimase senza fiato alla vista del Duca di Cobhiris, nonostante come amico avesse un futuro Duca. Non gli era permesso entrare nella rocca e vedere il signore, perciò era la prima volta che vedeva una persona di rango elevato. La figura regale si perse tra le mezze porte dell’entrata della roccaforte, lasciando i popolani tornare taluni ai propri lavori, altri all’osservare la fine del combattimento dei bambini, i quali cominciarono subito dopo il passaggio del pomposo individuo.

Le spade s’azzuffarono di nuovo, ma quel giorno era diverso da quello in cui combatterono 9 anni prima. I muscoli di Darren Butler si erano sviluppati sopra quel corpo da quattordicenne, al contrario di Eric Moore troppo impegnato negli studi per allenarsi. L’abilità scolastica del figlio del Nobile Butler stazionava sulla lettura di testi semplici, mentre il suo amico era in grado di leggere e scrivere con abilità stupefacente. L’abilità del combattimento di Darren era perfetta e precisa. La lama toccò di piatto la coscia del vecchio amico, che spostandosi all’indietro dal dolore, venne caricato sulla spalla dove un altro livido gli venne inflitto. Un sorriso di sfida abbozzò sul viso serio del ragazzo più giovane. Eric attaccò l’amico provando uno “sgualembro rovescio” ed arretrò di un passo. Utilizzando un “mezzotempo” Darren individuò la mossa nemica e avanzando verso il rivale lo colpì al braccio. Eric cadde a terra tenendosi il braccio, mentre la lama non affilata della spada del quattordicenne si appoggiò al collo del piccolo Duca. La spada scomparve e al suo posto fece ingresso una mano tesa dell’amico sorridente -Penso che tuo padre mi frusterà dopo che vedrà come ti ho ridotto!-
-Ci puoi scommettere!- Annuì ironicamente il diciottenne Eric accettando l’aiuto offerto dall’amico e rassettandosi in piedi. Sul ciglio della strada il fratellino di Darren di 9 anni batteva le mani eccitato.
Eric poggiò la mano sulla spalla dell’amico con aria fiera -A Targis tra qualche mese ci sarà un torneo Darren. Mio padre vorrebbe averti al suo fianco!- annunciò ad un incredulo Darren -Ce l’hai fatta Darren! Inizierai l’apprendistato da scudiero! E durante il torneo presenzierà anche il Re non dimenticarlo. Mio padre parlerà di te. Oggi oltre al duello sono venuto a dirti che hai un udienza con mio padre per domani mattina! Dovrai farti un bagno e avere decenza di parteciparvi!!-
Darren rimase basito dalla notizia. Fantasticò con la mente al momento del torneo quando avrebbe passeggiato al fianco del Duca Donald Moore portandogli armi e scudi. Fu risvegliato da uno scossone dell’amico che ridendo si congedò lasciandolo solo nei propri pensieri. Girando l’angolo della locanda per poco non si scontrò con una ragazza di 15 anni. Gli occhi del giovane Darren si soffermarono sulla pura bellezza che la ragazza mostrava in quel suo viso lungo e sottile, contornato da quei splendidi capelli castano rossicci raccolti in una treccia lunga fino all’anca, adornato poi da due lucidi occhi neri e un nasino delizioso che dava modo di risaltare quelle labbra sottili e rosate. La pelle della ragazza era pallida, chiaro segno di una poca esposizione alla luce solare. Indossava una vestaglia giallastra e trasportava su una mano un cesto pieno di bucato. Il giovane futuro scudiero se ne innamorò subito e per la seconda volta nella giornata rimase immobile nei suoi sogni, mentre la giovane ragazza dagli occhi neri passava al suo fianco e lasciava la scena con un sorriso.
I piedi si muovevano veloci verso la casa in pietra vicino al mulino. Entrò con violenza rifugiandosi nella sua stanza. La casa era su un piano ed era palese che ospitava un personaggio di rilievo, ovvero il capitano delle guardie ducali Charles Butler. La conformazione della struttura della casa era di quattro comode stanze; La prima si accedeva dall’ingresso di questa e dava accesso alla cucina e sala da pranzo, addobbata con oggetti prodotti a mano e arazzi simboleggianti i colori del ducato; Nella stanza a fianco vi era costruita la camera da letto dei due figli riempita dei giochi di Calvin e da armi spuntate e rotte di Darren datele dal padre quali scarti dell’esercito; La camera attigua era adibita ai due coniugi tappezzata da veli bianchi e da un bellissimo mobile in cedro contenente i vestiti del nucleo famigliare, oltre che da un letto matrimoniale; L’ultima camera era di utilizzo e concessione a “Cetra” la serva di casa che rassettava, rammendava, puliva per conto del padrone di casa. Darren Butler si adagiò sul giaciglio costituito da un lenzuolo con l’interno in piume, e ad occhi aperti spaziò nei pensieri tra la scelta del Duca come proprio scudiero e la misteriosa ragazza dai capelli rossastri.
Si risvegliò di mattina presto con i primi raggi di sole che nascevano ad est visibili dalla finestra di camera sua. Scattò in piedi vestendosi con delle calzoni arancioni e una tunica bianca. Si rassettò i capelli e infilatosi le scarpe di stoffa partì alla volta della Fortezza con forte apprensione. L’entrata era composta da due enormi battenti custoditi da altrettante guardie corazzate e armate di alabarda. Al suo avvicinamento le guardie si spostarono e aprirono le porte. L’atrio della rocca apparve agli occhi del ragazzo da quella Volta in pietra aperta. Proseguì lungo il percorso non nascondendo una certa ansia, passando così il varco e riuscendo ad avere un ampia visuale. L’atrio era composto da enormi arazzi del ducato che coprivano circa il 60 % della stanza; Il pavimento era di tasselli in legno incastonati tra loro e dal portone alle scale un drappo rosso ne congiungeva le estremità. Intorno alla stanza si potevano ammirare armi d’oro affisse alle pareti, armature nobiliarie lucide appoggiate ai piedistalli ad ognuno dei quattro angoli, e credenze contenenti oggetti quali premi di giostre e medaglie. Passeggiò fino a metà sala sul drappo rosso, e attese.
Dopo diversi minuti arrivò un paggio tutto trafelato. Vestiva con calzoni e veste corta sul marroncino chiaro e un basco verde sul capo.
-Darren Butler, il Duca Donald Moore è pronto a riceverla. Se vuole seguirmi…- E lasciò morire la frase mentre si allontanava. Darren lo seguì verso una porta di media dimensione ed entrarono dentro ad una stanza bianca. Un quadro enorme con lo sfondo di una battaglia era situato proprio dietro ai tre grandi scranni ove sedevano il Duca Donald Moore in mezzo, la moglie Elizabeth White alla sua sinistra, e dall’altro lato il figlio della coppia Eric Moore che adagiava sul seggio con un sorriso fiero per l’amico arrivato. Le pareti laterali avevano molti quadri, raffiguranti membri della casata precedenti.
-Darren Butler!- Attaccò Donald Moore ergendosi in tutta la sua poderosa statura davanti al ragazzo impaurito -Inginocchiati figlio di Charles Butler!-
Darren ubbidì posando entrambe le ginocchia al terreno e chinando la testa.
-Ho discusso con mio Figlio e tuo padre riguardo a questa proposta. Come tu sai solo i figli dei Signori possono intraprendere la carriera di scudieri e poi, se si è valorosi anche cavalieri. Mio figlio ha un grandissimo rispetto per te, e dato il suo rifiuto a investire questo ruolo, ha raccomandato te come suo sostituto. Questo da te richiede assoluta obbedienza ai miei comandi e accompagnarmi ad ogni mio spostamento, sia se sono semplici tornei e giostre, sia se sono battaglie con rischi mortali. Giuri di proteggermi da ogni pericolo e assistermi fino alla fine? Se accetti giuralo, altrimenti torna indietro per quella porta!-
Dopo alcuni minuti di solenne silenzio la voce candida e gravida di potere di Darren pronunziò -Lo giuro sulla mia vita!-
Il sorriso sul volto di Donald Moore apparve in contemporanea con la mano destra in movimento verso la spalla sinistra del nuovo scudiero. Darren venne preso da una gioia irrefrenabile e mancò poco di bagnar d’urina il pavimento del Duca. -Alzati scudiero!!- ordinò Donald Moore, e il ragazzo ubbidì -Domani inizierai l’addestramento seguito dal maestro di Figlio Eric: Frank Palmer. All’alba ti aspetterà. Vedi di esserci scudiero!-
-Si, mio signore!- Rispose il giovane Darren inchinandosi e uscendo dalla stanza senza dare di schiena al suo signore. Una volta fuori dalla sala dei ricevimenti corse con tutto il fiato a disposizione oltre l’ingresso della Roccaforte, oltre l’incrocio delle stradine, oltre la chiesa, verso il boschetto ai margini della città, dove con un urlo sfogò la sua gioia e i suoi bisogni fisiologici.

Frank Palmer tese un pazzo di metallo spuntato a forma di spada al giovane scudiero. Sul viso di Darren si stampò un sorriso di orgoglio. Sullo scranno ad un angolo della radura vicino al cimitero di SkyWorp sedeva Eric Moore visibilmente felice per l’allenamento che stava per intraprendere il suo miglior amico e osservava i due combattenti scambiarsi i convenevoli ed iniziare il finto combattimento.
-Il Signor Duca mi ha detto di istruirti sulle varie armi che si usano nei tornei e in battaglia. Inoltre mi ha anche detto che devo valutare le tue capacità combattive. Quindi prima di iniziare a spiegarti le varie armi ti sottoporrò ad un piccolo duello. Te la senti?-
Darren osservò l’anziano maestro d’arme e alzò un cipiglio curioso. L’uomo vestiva con delle braghe rosse e una camicia marroncina. Indossava anche delle scarpe scuoiate di vacca e una tunica bianca con un cavallo nero sul petto chiaro segno di riconoscimento della casata dei Moore. Il suo viso era scavato dalle rughe dell’età e barba e baffi erano lunghi e scomposti, esattamente come i capelli brizzolati fino alle spalle che ondulavano a destra e sinistra ad ogni movimento. Gli occhi marroni fissavano quel corpo in via di sviluppo del futuro cavaliere mentre gli consegnava la spada smussata. Il ragazzo la prese inchinandosi con la testa e la impugnò saldamente con una mano. I due si misero nelle rispettive posizioni uno di fronte l’altro e si fronteggiarono. La spada di Darren colpì con violenza quella dell’insegnante e il contraccolpo le distanziò. Il maestro osservò di nuovo il ragazzo con sguardo deciso e menò un fendente. Lo scudiero parò il allontanando di nuovo l’arma nemica, ma al posto di contrattaccare fece un passo indietro offrendo al suo avversario un bersaglio facile. Frank Palmer marchiò subito il ragazzo come un principiante, sottovalutandolo. Sbagliò nel farlo. Caricò il fendente facile concessogli da Darren e vibrò la lama. Il giovane guerriero a quel punto corse in avanti lasciando sconcertato il pover’uomo che smarrì l’attacco e si ritrovò il pezzo di ferro senza filo avversario sul collo e quei gelidi occhi neri che l’osservavano con un sorriso -Se fosse stata vera e fossimo stati in battaglia, sarebbe morto maestro!-
Gli occhi sgranati del maestro stavano riconsiderando il livello di combattimento del giovane e della velocità con cui l’ha battuto. Dopo aver imparato i nomi di alcune armi usate nei tornei tra quelle portate dal maestro, Darren Butler finì la prima giornata di tirocinio e facendo tintinnare il sacchetto delle monete decise di passare per il mulino a comprare del pane per lenire la fame che sopraggiungeva.
Camminò lungo la strada verso casa sua passando la locanda, la chiesa, l’alloggio del falconiere che salutò con un gesto cordiale, fino ad arrivare al primo dei due mulini sulla strada.
Rose Whiterman chiamò il marito che sonnecchiava beatamente sulla sedia, che si svegliò di soprassalto -Che vuoi moglie?- Chiese burberamente l’uomo
-C’è qui il piccolo Butler che vorrebbe del pane! Ha 36 Rame da spendere.-
-Donna, vai a prendere due pagnotte!- Inveì alla moglie, poi focalizzò bene il ragazzo sulla porta e intavolò un discorso -Bene bene il figlio di Charles Butler. Calvin giusto?-
-Lei è in errore signore. Sono Darren, il maggiore. Ogni giorno compro qui da lei.-
-Ah Darren. Giusto. Giusto. Mi confondo sempre. Come passano le tue giornate figlio grande di Butler?-
-Bene signore. Sono stato nominato scudiero del duca Moore!- gonfiò il petto il giovane ragazzo mostrandosi orgoglioso.
L’uomo alzò un cipiglio curioso -Dici il vero? È un grande onore sai? Il Duca Moore è molto influente a corte. Dovresti andarne fiero.-
-Lo sono signore!!-
In quel momento tornò la moglie con due pagnottelle di grano duro e le consegnò al ragazzo al prezzo di 12 Rame. Darren le prese e uscì diretto verso casa mangiando la prima.

La spedizione del Duca Moore partì in questa sequenza: i 3 cavalli in prima fila erano cavalcati dai migliori soldati scelti da Charles Butler. I due cavalli successivi erano i due paggi che avrebbero dovuto rappresentare la casata dei Moore e portavano entrambi la bandiera con il cavallo nero sullo sfondo bianco. Il calesse che li seguiva trasportava il Duca Donald Moore e il figlio Eric ed era condotto da un garzone brizzolato. Dietro alla carrozza seguitava a cavallo Charles Butler affiancato dal figlio con un giovane animale datogli apposta per quest’incarico. Battezzò il destriero Storef. Dietro allo scudiero e al capo delle guardie, altri 4 soldati cavalcavano in coda per prevenire assalti posteriori. La carovana parti dalla fortezza di SkyWorp in direzione di Targis e al torneo che si sarebbe compiuto una settimana più tardi.
Passando davanti alla chiesa, il cappellano Roger Bugs con in mano un testo sacro uscì dall’ingresso e benedì la comitiva per il lungo viaggio da affrontare. Continuarono il viaggio superando le varie casupole ai margini della strada, dove bambini curiosi s’affacciavano alle finestre salutando con le manine. Darren rispose ad alcuni di questi saluti con un sorriso sulle labbra. La Duchessa White all’ultimo piano della fortezza scrutava la spedizione ormai ridotta ad un puntino polveroso che si allontanava sempre più lungo la strada principale di SkyWorp. A lei, in quel momento, toccava amministrare il feudo mentre il marito si trovava assente e non perse tempo. Chiamò a raccolta tutti i servitori e gestì i loro ruoli. Poi chiamò il comandante in carica delle guardie e sistemò il pattugliamento delle strade con i militari rimasti, infine chiamò il cuoco e fece preparare il pranzo. Fatto tutto ciò si rilassò nella vasca di legno laccato in un tonificante bagno caldo, riscaldato precedentemente da un servo di corte.
Il Duca Moore invece sonnecchiava beatamente nel baldacchino imitato dal figlio. Dietro alla carrozza, Charles istruiva il figlio sul compito che avrebbe dovuto svolgere. Uscirono dal ducato di SkyWorp e si inoltrarono verso la Marca di Rënëdan al confine con la regione di Targis. Il viaggio sarebbe durato due giornate però, a distanza di poche ore dalla partenza, il gruppo venne attaccato dai briganti allettati dalla carrozza sfarzosa.
Ad avvistare il convoglio capitò a Samuel Lestrange, di vedetta su un altopiano mentre il resto dei suoi compagni dormivano beatamente nascosti agli occhi dei passanti accampati dentro delle tende grossolane. L’uomo alto e robusto scavalcò i massi mentre i capelli lunghi rossicci sobbalzavano sulle spalle ad ogni movimento. Raggiunse i compari e li svegliò silenziosamente. I cavalli dei briganti erano legati nei paraggi, con le corde annodate a degli abeti. I 20 fuorilegge in groppa ai loro animali lasciarono una nube di polvere, capitanati dal loro capo Michael Fresner. Quest’ultimo nel regno di Targis era considerato molto pericoloso: Occhi neri e capelli corvini, naso lungo e ingobbito, una cicatrice sul collo procuratasi in un combattimento contro le guardie reali, faccia grande e scarna segno di una forte denutrizione dovuta ad una vita reietta. Galoppava verso la carovana. Galoppava verso un possibile tesoro. Galoppava per vivere, ma in realtà galoppava per morire. Charles rallentò l’andatura e si voltò verso la radura deserta. Il figlio imitò il comportamento del padre senza capire. Osservò con aria interrogativa il padre che accortisi dell’espressione del figlio spiegò -C’è troppa calma. Gli uccelli da quella parte sono scappati in massa come spaventati da qualcosa. Stai in guardia figlio mio. Potrebbe non succedere niente, ma queste strade sono spesso frequentate da banditi. Mi raccomando, il Duca deve essere protetto!-
Darren annuì serio e scrutò l’orizzonte indicato dal padre. Le montagne si intravedevano spiccare alte dietro al bosco alla destra del gruppo, gli zoccoli tamburellavano lenti sulla pianura terrosa che comunicava con la città di Rënëdan, quando la prima freccia penetrò nel legno della carrozza verso il tetto. Il convoglio si arrestò e i soldati in guardia si misero in posizione. I 20 briganti galoppavano verso di loro a piena velocità, taluni a spade sguainate altri con archi incoccati. L’urlo feroce dei malviventi nella carica raggelò i pochi soldati della spedizione. Nove contro venti era la situazione finale, dato che i portantini e l’autista del cocchio non erano addestrati a combattere. Darren e Charles Butler sorridevano mentre i predoni diventavano più grandi. Con un colpo di stivale Storef partì prima al trotto per giungere al galoppo in breve e andare incontro ai primi briganti. Charles tentò di fermarlo senza esserne in grado, lanciandosi a sua volta verso il nemico. I rimanenti soldati formarono un semicerchio intorno alla carrozza preparandosi alla battaglia. Uno dei briganti tese la corda dell’arco e mirò verso il ragazzo al galoppo verso un suo compagno. Charles notando il movimento sguainò la spada lanciandola verso l’arciere e trapassandogli lo sterno, che cadde sul terreno mentre il suo cavallo continuava la propria folle corsa.
Darren Butler incontrò il primo dei lestofanti e immediatamente incrociò la lama. Le spade si colpirono a vicenda molto rumorosamente. Con uno stocco, Il ragazzo, deviò l’arma avversaria verso l’alto e sbilanciandosi sul cavallo trapassò l’anca dell’uomo. Il colpo inflitto provocò la caduta di entrambi i combattenti, l’uno ferito e l’altro privato di un bilanciamento. I cavalli proseguirono diversi metri prima di rallentare, mentre i due rivali ruzzolarono sul campo terroso. Darren sbatté la testa contro il suolo e si provocò delle leggere contusioni sui gomiti e ginocchia, ma rialzatosi prontamente trovò l’uomo ferito che agonizzava nel suolo mentre alcuni compagni si avvicinavano. Con un colpo secco Darren menò un fendente recidendo di netto la testa dell’uomo. I 7 fuorilegge in avvicinamento rimasero basiti dalla scena crudele compiuta da un ragazzino. Quello più vicino sguainò l’ascia e accostandosi al giovane scudiero provò, al galoppo, a menare un fendente. Darren Butler si lanciò nella terra polverosa mentre l’ascia mancava il bersaglio e le zampe dell’animale gli passavano davanti. Il ragazzo intercettò un secondo cavallo dove sopra cavalcava un brigante dai capelli lunghi rossi. Calcolò la traiettoria di passaggio e l’arma tenuta in mano. Portava un arco, al quale stava incoccando una freccia. Passò davanti all’adolescente e quest’ultimo caricò il colpo misurato con un potente “montante” tranciando la gamba nemica di netto durante il transito. Il bandito privato della stabilità di una gamba cadde da cavallo, incrociato poi dallo scudiero che finì la sua vita trapassandogli il cuore. La tunica bianca di Darren era sporca di sangue e terra e ogni tratto adolescenziale del ragazzo era svanito. Il suo cuore pompava adrenalina ed era al massimo dell’eccitazione. Non era felice perché stava uccidendo persone, ma solamente perché sia suo padre che il Duca lo stavano osservando combattere e avrebbero misurato la sua prestazione. Non doveva morire però. Il primo bandito tornò con l’ascia sempre in mano, intento a finire il lavoro mancato poco prima, seguitato da altri due compagni. Altri 4 sopraggiungevano dalla parte opposta diretti verso Charles Butler. Intanto gli ultimi 11 fuorilegge, guidati da Michael Fresner si avvicinavano alla mezzaluna di soldati e alla carrozza del Duca Moore.
Quando la carrozza si arrestò, Eric si svegliò di soprassalto mettendo mano alla spada posta a lato passeggero. Di norma le armi venivano tolte per non impacciare la persona stessa durante l’entrata, la seduta e l’uscita dalla carrozza. Il piccolo Duca svegliò il padre avvisandolo del trambusto esterno, e questi mostrò subito un aria preoccupata, scostando la tendina delle piccole finestrelle e provando a osservare lo scontro.
Il cocchiere entrò con la testa all’interno del calesse avvisando i Nobili del problema. Il Duca Moore si acquattò sempre più all’interno visibilmente spaventato, mentre il figlio tentò di uscire, braccato all’ultimo dal braccio poliposo del padre -Dove credi di andare Figlio Mio? Non penserai di combattere vero? Tu sei mio figlio, non puoi esporti alla morte!!-, e il figlio di rimando rispose -Non credo di andare Padre… Sono sicuro di andare!!! I soldati hanno bisogno di me, e soprattutto Darren!!-
-Eric, è uno scudiero. Combatterà con valore e ti proteggerà. Stai qui con tuo padre.-
-No Padre, è prima di tutto un mio amico e compagno! Darei io stesso la mia vita per lui, ora mi lasci andare per favore!-
La mano artigliosa del Duca Moore allentò la presa consentendo al ragazzo di uscire dal calesse brandendo una spada e avvicinandosi alla mezzaluna dei soldati che lo osservavano con curiosità e rispetto. Il giovane assistette alla battaglia di Darren verso tre uomini, e quella del padre contro quattro uomini. Rimase pietrificato quando il suo migliore amico trafisse un uomo a cavallo cadendo lui stesso. La scena era lontana e il giovane Duca sperò con tutto il cuore che Darren non fosse rimasto ferito. Poi lo vide rialzarsi e combattere contro un altro uomo, il quale venne disarcionato dal futuro cavaliere. Un brigante a cavallo con un ascia in mano si stava però avvicinando al corpo adolescenziale del suo migliore amico.
Darren si accorse del suo nemico e riuscì a schivare il fendente della scure, provando lui stesso un affondo senza però riuscirvi. Ingaggiò battaglia quindi con un altro fuorilegge. Questo, occhi marroni nascosti da borse negli occhi e capelli castani portati in una coda, brandiva una spada bastarda e un piccolo scudo rovinato. Darren con la sua spada ad una mano deviò il fendente avversario con un montante, ferendo alle gambe posteriori il cavallo del nemico che, privato di una stabilità, cadde di lato schiacciando la gamba del brigante. Lo scudiero si avvicinò all’uomo che l’osservava ad occhi sbarrati e calò la ghigliottina. Il sangue sgorgava a fiotti dalle vene recise sul collo scoperto dell’uomo e bagnava il terreno circostante. Il fuorilegge con l’ascia imitato dal suo compagno con in mano una spada ad una mano, scesero da cavallo per un confronto due contro uno verso l’adolescente spadaccino.
Il padre invece compì un combattimento memorabile. Il capitano della guardia notò avvicinarsi il primo brigante a cavallo. Prese la mira e lanciò la spada verso il fuorilegge trapassandogli il collo. Il contraccolpo lo smontò da cavallo facendolo cadere disteso sulla schiena. Charles corse verso la prima salma lasciata, con un gesto secco sfilò l’arma dal collo taurino del morto e si preparò ad affrontare il secondo. Quest’ultimo arrivò al galoppo tenendo un’ascia bipenne con entrambe le mani. Il capitano non si lasciò spaventare; Si mise in traiettoria di arrivo del cavallo e appena giunse calò un montante sulla giugulare dell’animale, recidendo molte arterie. Il destriero si inchinò in avanti cadendo in un disordinato ruzzolone insieme al suo padrone. Charles corse verso il nemico e affondò la lama nella sua schiena. Ne mancavano solamente due. Arrivò il seguente sopra un “Murgese” nero, ma la lama del capitano delle guardie dopo aver deviato la traiettoria del fendente nemico, lo trafisse ad un rene, facendolo stramazzare al suolo. Infine pose fine alle sue sofferenze calando la punta della spada nel suo cuore. Il padre di Darren si trovò ora ad affrontare l’ultimo dei suoi avversari visibilmente preoccupato per la sua sorte verso un combattente così esperto. Rallentò la folle corsa cercando di guadagnare tempo. Arrivò a pochi metri dal capitano delle guardie che l’attendeva con un sogghigno di sfida. Arrestò il cavallo strattonando le redini e studiò l’avversario, che non perse tempo e lanciò la spada come fosse una lancia. Il predone rimase ad osservare l’avvicinarsi della lama con stupore. Si accorse del dolore e dell’elsa che spuntava dal suo petto. Un grumo di sangue fiottò dalla bocca, poco prima di vedere il terreno avvicinarsi e colpirlo con violenza. La vita lo abbandonò in pochi secondi.
Darren aspettava a piè fermo i due avversari che si avvicinavano appiedati verso lui brandendo, in posizione difensiva, due spade. La prima lama fendette l’aria e cozzò contro la sua. Il contraccolpo allontanò le due armi, ma la seconda era in avvicinamento. Riuscì a deviare anche il secondo colpo, ma questa mossa lo sbilanciò indietro. Il primo uomo ritornò all’attacco graffiando la spalla del ragazzo che iniziò a zampillare sangue. Fortuna volle che la ferita inflittagli risultasse essere sulla parte non utilizzata del combattente, che si lanciò con un gesto furioso sui due farabutti, mulinando la lama con una serie di “sgualembri”, che disorientò i nemici lasciandoli con una difesa scoperta da quegli attacchi. Sgozzò il primo uomo e colpì la lama del secondo la quale, data la potenza dell’attacco, colpì il volto del bandito lasciando una cicatrice che partiva dalla fronte fino alla bocca. Questa volta invece toccò all’uomo perdere l’equilibrio, e Darren non si fece prendere dal panico trafiggendogli lo sterno.
Padre e figlio si volsero ad osservare i compagni in difficoltà.
Eric si stava battendo con coraggio usando le tecniche impartitegli dall’amico e compagno Darren. Schivava e bloccava i colpi, provando lui stesso ad attaccare. Il suo avversario era Michael Fresner e si notava immediatamente la parità di maestria dei due rivali. Eric schivò un montante portato dal basso spostandosi di lato e deviando la traiettoria. Provò poi con uno sgualembro a mozzare la testa dell’uomo, senza risultato. Le due lame si scontrarono di nuovo in una danza circolare, prima in un senso e poi nell’altro. Eric avvertiva i muscoli delle braccia diventare sempre più pesanti per il peso dell’arma. Dall’altro lato anche Michael Fresner sentiva la stanchezza avvicinarsi. Due briganti morirono per mano delle guardie Ducali. Un soldato del Duca perì sgozzato da un bandito dai capelli chiari. Il sangue scorse rapido sul campo terroso quel giorno. Tra i fuorilegge ci furono altre tre perdite. Le morti della fanteria di SkyWorp erano ridotte soprattutto grazie alle armature in acciaio di cui erano rivestiti i militari, al contrario dei nemici vestiti da abiti consunti. Per pura sfortuna altre due lame uccisero altrettanti soldati, riducendo così il numero a quattro uomini escluso Eric che continuava il suo combattimento privato contro il capo dei predoni. Le quattro guardie uccisero altri 3 furfanti riducendone drasticamente il numero.
Darren Butler recuperò Storef che pascolava poco lontano dell’erbetta soffice, incosciente della situazione intorno ad esso. Ne salì in sella e si lanciò in aiuto dei compagni passando a fianco del genitore inzaccherato dal sangue dei suoi morti attorno a lui.
Arrivò giusto in tempo per usare la sua lama su un altro dei briganti, riducendone il numero a tre elementi. Le guardie Ducali compirono un’altra vittoria uccidendo gli ultimi due banditi, proseguendo la loro furia verso il capo di quella che fu una banda di briganti raminghi. Darren Butler arrestò la marcia dell’esercito con un cenno: Eric avrebbe dovuto combattere da solo per dimostrare il suo valore sul campo.
Il diciottenne combatté strenuamente la sua battaglia personale quel giorno. Le sue braccia continuavano sempre più a diventare pesanti, seguite dalla spossatezza della lunghezza dello scontro. Il suo avversario continuava ad attaccarlo ripetutamente con pesanti fendenti, ma essi si mostravano sempre più deboli mano a mano che il duello proseguiva. Eric se ne accorse e sfruttando un “passo incrociato” portò il piede sinistro avanti, facendo così arretrare l’avversario, per poi riposizionarsi sulla guardia normale e deviare la lama di Michael, che perse l’equilibrio dovuto al contraccolpo. Questo inconveniente gli costò la vita.
Eric squarciò con velocità il collo taurino del ex-capo dei briganti, ponendo fine all’imboscata tesa. L’esercito del Duca Moore risultò a fine scontro decimato a 4 soldati, esclusi i due portabandiera, il cocchiere, Darren e suo padre, e completamente illesi: Il Duca Donald Moore e il figlio Eric.
Charles Butler raggiunse i commilitoni e abbracciò il figlio -Figlio, mi hai reso molto orgoglioso di te oggi! I miei elogi!-
Poi si rivolse ai suoi uomini -Mi congratulo con tutti voi, ma non dobbiamo perdere ulteriore tempo! Portiamo al sicuro il Duca Moore all’interno del castello di Targis! In marcia!-
La carovana si rimise in marcia verso il regno di Anaïs Leclerc. Charles Butler usò dei teli legati al suo cavallo per trascinare i corpi dei soldati periti nella battaglia, affinché potessero essere sotterrati con i dovuti onori. Sopra un cavallo dei corpi morti cavalcava ora insieme al migliore amico, Eric Moore. Darren avanzava placido e distaccato.

La spedizione entrò nei confini del regno di Targis. La strada maestra in terra battuta tracciava la direzione da seguire, a fianco enormi aceri erano disposti a formare boschetti sinistri. Trovarono ristoro presso il primo villaggio sulla strada, dove si rifocillarono e ripartirono alla volta del castello e del torneo.


Prosegue nel racconto: Le memorie di Yorpach: L’investitura di Darren Butler – Seconda Parte.

Monday, February 22, 2010

Le memorie di Yorpach: La triste storia di Fleur Lacroix

Questo racconto narra la storia di Fleur Lacroix prima delle vicende esposte in "La battaglia dei due Regni". Seppur questo scritto é da considerarsi un'analessi va letto esclusivamente seguendo l'ordine cronologico de "La battaglia dei due Regni" e "La fuga".
Buona lettura.



-Io Helena Lacroix prendo te Alexander Bertrand,Re di Cobhiris e padrone di queste terre come mio sposo. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita…-
-Ecco! L’hai detta bene questa sorella adorata. Più la ripeti e più te la ricordi!-
-Fleur… J'ai peur de faire des erreurs…- L’azzurro candido e impaurito degli occhi di Helena incrociarono quelli della sorella.
-Andrà tutto bene sorellina. Vedrai!-
Le due donne sedevano al bordo della finestra al secondo piano della torre di Cobhiris, nella stanza da letto di Fleur Lacroix, la gemella della futura regina. La promessa sposa indossava una lunga tunica azzurra fino alla caviglia, tenuta da una cintura bianca e sul corpetto sfoggiavano le maniche abbottonate, una verde e l’altra gialla; Sull’abito una sopraveste tenuta da un fermaglio d’oro e ai piedi delle babbucce in stoffa azzurra; La sorella invece aveva addosso una tunica dalle maniche in stoffa nera ricamate con un quadrato bianco, e al suo interno un sole nero a raggi spirali bianchi per lato, e il busto interamente in pelle nera fino all’altezza delle ginocchia tenuto alla vita da una cintura scura dalla fibbia bianca, sulla quale si ergeva una daga dal fodero laccato nero da un lato e un sacchetto per le monete dall’altro.
-Insegnami ancora un po’ Fleur cara- chiese la sorella. Con un cenno Fleur accettò preparandosi. Da un sacco posto nelle vicinanze ne cavò un coltello strano lungo sui 15 cm dalla forma sottile ed acuminata, dove l’elsa si fondeva insieme ad un guanto di metallo sul dorso tra la terza e la quarta falange, creando un arma maneggevole, sicura e letale per gli attacchi ravvicinati (in India si chiama Katara o Katar). L’arma venne creata appositamente per lei da suo padre, un noto fabbro della città di Sfera.
Questa città, prima che morisse Guillaume Lacroix, era una città di media grandezza, gestita dal Conte François De Blanc, che a sua volta serviva il Re Anaïs Leclerc du Targis. Le mura della cittadella separavano le costruzioni da eventuali attacchi dei famosi assassini e briganti che infestavano Yorpäch. Fuori dalle mura si trovavano le piantagioni contadine che per motivi di spazio non potevano essere coltivate in città, infatti capitava che si potevano scorgere campi di grano rosso e biondo, uva, riso, cotone, carrubo e varie piante di agrumi e meli. All’esterno della centro abitato non vi erano solo terre che venivano bonificate e fertilizzate a rotazione biennale, ma passeggiavano anche pastori con mandrie di mucche o greggi di pecore. A cavallo uscivano, per andare ai loro accampamenti nel bosco, i vari cacciatori, i quali poi rivendevano le prede al mercato della città. I taglialegna disboscavano ogni giorno alcuni alberi del bosco nelle vicinanze e offrivano i loro servigi alla popolazione in cambio di danaro. Le mura erano fortificate con pietra solida e circondavano la città in modo sferico, da lì il nome della cittadella. Stazionavano 6 torri lungo le mura tutte alla stessa distanza l’una dall’altra per avere un maggiore avvistamento di un possibile pericolo. Al centro di Sfera si ergeva la fortezza del Conte, situata su 4 piani. La sua forma era tondeggiante, in perfetta simmetria con lo stile del villaggio: al piano interrato come la maggior parte delle fortezze del regno di Targis, si trovavano le segrete. La prigione della fortezza contava tre stanze: La prima aveva lo scopo funzionale di registrare le entrate e le uscite, la seconda si trovavano le celle dei dissidenti, banditi e criminali minori, e l’ultima conteneva le stanze di prigionia per gli assassini e stupratori in attesa della pena di morte. Il piano terra comprendeva l’androne, una grande stanza sfarzosa contenente specchi d’oro, mobili laccati, arazzi con i simboli del regno e della Contea e in fondo alla sala due scale speculari d’oro e legno portavano al primo piano, dove si trovavano le stanze da letto del Conte, della Contessa, degli ospiti oltre che la sala dei ricevimenti e della musica. All’ultimo piano si trovavano le stanze degli inservienti di palazzo (camerieri, faccendieri, cuochi, stallieri). La città si estendeva lungo la sfericità della stessa e ne richiamavano l’aspetto: Le case di pietra erano tondeggianti e presentavano dei tetti a fungo in paglia inumidita da una sostanza catramosa per evitare che prendessero fuoco con il sole. Gli esercizi presenti nella città erano molti: Si contavano almeno 2 conciatori per le pelli e le pellicce oltre che abiti in cuoio e lana; 1 Fabbro (Guillaume Lacroix per l’esattezza) del quale si vociferava fosse il migliore del regno; 1 chiesa; 2 mulini a vento per la lavorazione del grano; un pozzo comune per la raccolta dell’acqua; 1 forno per la produzione di pane; una locanda per la distribuzione di bevande e generi alimentari; una via adibita solo al mercato dove sono presenti bancarelle di compravendita; uno speziale per la cura di malattie o di epidemie; uno spazzino per lo smaltimento di rifiuti, organici e non, prodotti dalla popolazione; due fattorie per la produzione di uova, formaggi e concime. A fianco alla fortezza potevamo ammirare l’armeria, completa al suo interno di rastrelliere colme di armi, e l’alloggio dei soldati impegnati ogni giorno a pattugliare la città sia come difesa ad attacchi esterni, sia come guardia militare contro i banditi interni. Ai colpevoli di crimini maggiori veniva riconosciuta la pena di morte e portati sul patibolo dove si trovavano la forca e la ghigliottina comandata e gestita da un boia nominato dal Conte; per quanto riguardava i colpevoli di reati leggeri venivano condannati a passare delle giornate alla gogna senza cibo e acqua sotto gli occhi degli abitanti oppure venivano torturati alla ruota (sistema di tortura mediante il tiraggio di una corda per mezzo di una ruota sui quattro arti del corpo umano). In un modo o nell’altro quest’ultimi venivano rilasciati in buona fede che tale gesto non si sarebbe più ripetuto.

-Che cos’è Padre?- Chiese la piccola Fleur all’età di 5 anni a suo padre mentre era intento sulla fabbricazione di uno strano guanto. La risposta arrivò borbottando -Un’arma nuova piccola mia. Vedi qui? Ho allungato la lama e l’ho fusa con il guanto dopo averla incastrata in modo da non ferire chi la indossa se si dovesse sciogliere la fusione, anche se è altamente improbabile che succeda perché ho usato tutta la legna più la pece e anche la polvere segreta per alzare la temperatura del forno per potergli permettere una resistenza maggiore alle solite banali armi-
-Posso averla padre? Posso?- Gli occhi azzurri della bambina supplicarono il padre che, impietosito dalla passione della figlia per le armi, gliela regalò con la promessa di non farla vedere a nessuno altrimenti il Conte gliel’avrebbe portata via. Si sa, i bambini sono facilmente raggirabili e la piccola bambina bionda mantenne la promessa.
Un anno dopo nella fucina di suo padre la piccola Fleur assistette all’omicidio del genitore.
Quel giorno di metà giugno sedeva su uno scranno molleggiando le gambe avanti indietro, mentre osservava suo padre lavorare ad una daga per un amico che non vedeva da molto tempo giunto da lontano per rivederlo e chiedergli la commissione. L’uomo misterioso, a prima vista sui quarant’anni, dopo i convenevoli con l’amico fabbro fece conoscenza con la figlia. La bambina lo prese in simpatia e scherzò un po’ con lui. Questo misterioso individuo era abbastanza alto e indossava un mantello. L’unica parte visibile era il capo, dove una barba e baffi folti brizzolati si congiungevano allo stesso colore dei capelli nascondendo la bocca e restringendo il viso a un nasone rosa e a due occhi castani. Delle rughe si allungavano dalle palpebre e sulla fronte.
Sotto l’accondiscenda del padre la fanciulla estrasse dal sacco al suo fianco l’arma costruita dal fabbro un anno prima suscitando l’interesse dell’uomo.
-Guillaume. Hai superato te stesso!! Complimenti!- si complimentò l’individuo
-Grazie Cristianè! Questo mi fa onore!-
Cristianè si avvicinò alla bambina abbozzando un sorriso -Posso vederlo piccolina?-
Con una certa reticenza Fleur acconsentì mostrando l’oggetto. L’uomo afferrò delicatamente l’arma, la soppesò e la studiò con ammirazione -E’ tuo?- chiese infine alla piccola figura pallida di fronte a lui e come risposta ricevette un cenno di capo affermativo a testa bassa -Ehi, non avere paura di me. Non mangio i bambini. Come ti chiami?-
-F…Fleur… signore- rispose con timore la fanciulla
-Hai fratelli Fleur?-
Fleur annuì delicatamente e confermò -Una sorella, ma a lei non piace vedere papà lavorare e quindi rimane con nostra madre-
Guillaume si introdusse nel discorso -Cristianè, questa fanciulla continua a dirmi che da grande vorrebbe continuare il mio lavoro, per questo è qui. Pensa, Dio mi ha voluto dare due femmine e visto che si è accorto di avere sbagliato ne ha fatta crescere una con pensieri da maschio-
-No caro amico, potresti sbagliare. Penso che sia più per rispetto tuo e dell’affetto che prova per te! Su una cosa devo però darti ragione: ama le armi. Ho visto come ti osserva mentre stai facendo la daga che ti ho chiesto, ma quando sono entrato mentre stavi facendo l’usbergo laggiù giocava con un coltellino del tutto disinteressata. Potrebbe diventare una brava…-
Ma il padre assunse un aria alterata e spaventata -No Cristianè!!! Amico mio. In nome della nostra amicizia, non mia figlia! Te ne prego. Vorrei che continuasse il lavoro di suo padre.-
-Certo Guillaume! Stavo scherzando. Ne ho già 2 a cui badare!-
-Due? Non hai solo… come si chiama… ah già: Gaël il ragazzo biondino?-
-Sei indietro caro compagno. Si è aggiunta anche una bambina orfana di 8 anni di nome Pheobe. Proviene dalla città di SkyWorp nel sud di Targis!-
Proprio in quel preciso momento la porta della fucina si spalancò tramite un possente calcio. Entrarono tre guardie armate di alabarde e dall’usbergo rosso con lo stemma reale intimando di rimanere fermi. Non portavano l’elmo e questo significava che non era un azione di battaglia. Indossavano comunque una cotta di maglia leggera, dei calzari in stoffa e sulla cintura pendeva una spada. Una di esse fece un passo srotolando un plico dove ne lesse poi il contenuto -Per ordine di Sua Altezza il Re Anaïs Leclerc du Targis, regnante di Targis, giudico il qui presente Cristianè Bernard come ricercato di assassinio e lo condanno alla prigionia di giorni 2 nelle segrete di Sfera e alla sentenza di morte al terzo giorno per decapitazione. La cerimonia verrà applicata nella piazza centrale sotto gli occhi dei presenti. In caso di rifiuto la sentenza si svolgerà immediatamente per mano delle guardie reali.-
Guillaume cercò di affrontare verbalmente le guardie -Ma come vi permettete a comportarvi così sotto gli occhi di una bambina!- Indicò la figlia nascosta dalla paura di fianco allo scranno. Scostando il corpo del l’amico dalle guardie armate continuò la protesta -Andate fuori di qui a fare queste cose- e inavvertitamente poggiò la mano su una picca scatenando la rivalsa opposta. L’alabarda penetrò nel petto dell’uomo che si inginocchiò sputando sangue sotto le urla di dolore della figlia e un sibilo di sgomento da parte di Cristianè. Scivolò in posizione fetale contorcendosi e dimenandosi dal dolore. L’amico di Guillaume afferrò la daga costruita per lui e attaccò. L’azione risultò fulminea e sorprendente: Dal basso verso l’alto mirò un fendente sul primo soldato tagliando la carta della sentenza fino ad arrivare al viso paffutello contornato da una folta barba ispida, il quale venne segato dalla violenza del colpo. La faccia si spaccò in due mentre gli altri soldati cercavano di assimilare l’accaduto. I capelli lunghi e grigi dell’assassino rotearono opposti alla successiva preda. Gli occhi castani squadrarono quella esile figura nascosta sotto l’usbergo rosso e partirono alla carica, schivando l’affondo della picca e infilzando la corta spada nella carotide del malcapitato soldato. L’ultimo soldato fece cadere l’alabarda e sguainò la spada fermandosi ad osservare terrificato gli occhi di ghiaccio e l’espressione infuriata della bambina a pochi passi da lui. Inserita nella mano, un guanto di ferro di molte misure più grande, dal quale sporgeva una corta lama. Proprio questo tentennamento gli costò la vita. Cristianè fece scivolare la lama affilata dello spadino sulla gola, mettendo fine alla sua esistenza. Fleur era sgomenta e immobile quando il braccio dell’assassino la cinse e le comandò di seguirlo. La bambina si lasciò trasportare fuori dall’edificio verso il cavallo con il quale era arrivato l’uomo. Montarono in sella e scapparono mentre una pattuglia di soldati di Sfera accortisi del misfatto provarono a seguirli appiedati, venendo quindi seminati per le vie della città. Un corno venne suonato per avvertire la fuga e molte guardie si mobilitarono. Le sbarre del portone vennero abbassate mentre gli zoccoli dell’animale di Cristianè superavano l’ombra in discesa del cancello e schiacciavano la terra battuta all’esterno delle cinta murarie. Dardi lanciati da balestre circondavano i due fuggiaschi e uno di questi graffiò la coscia del cavallo che per poco non imbizzarrì. Calmato al galoppo dall’uomo, continuarono il loro viaggio: Una terrorizzata Fleur verso una meta indefinita e uno sconvolto Cristianè verso casa sua. Entrambi nei loro pensieri vi era la figura paterna e amica di Guillaume Lacroix, morto per proteggerli.

Uno spadino comparve nella mano di Helena Lacroix cercando, con un affondo, di colpire la sorella. Di tutto rimando Fleur parò il colpo usando il palmo della mano sulla parte piatta dell’arma scostandola di lato mentre sfoderava la sua daga dal fodero e piroettando sul pavimento, la accostava al collo della sorella. Helena rimase pietrificata dalla rapidità del contrattacco. Provò di nuovo. Si allontanò lo spazio necessario ad un nuovo assalto e mulinò lo stocco verso la figura vestita di nero davanti. I due fili delle lame si incrociarono con un debole clangore. Fleur spostò la guardia a sinistra sbilanciando la forza impressa dal fendente. Helena spostò il suo corpo in avanti e per poco non perse l’equilibrio mentre la sorella calò la spada verso il suo fianco. La sorella in difficoltà bloccò e deviò l’attacco con grande fatica e provò a contrattaccare menando uno “sgualembro” (Colpo diagonale dalla spalla al fianco opposto), ma l’azione venne bloccata da Fleur con naturalezza -Piede destro davanti e sinistro di lato sorella!! Devi andare in guardia!- proruppe Fleur all’avversaria. Helena seguì il consiglio colpendo di piatto la lama dell’assassina. Rimasero in quella posizione diversi secondi. La futura regina ansimava e cercava di riprendere fiato, mentre la sorella era in attesa della mossa successiva per nulla affaticata. La lama dello spadino riprese vita puntando al collo di Fleur. Quest’ultima per nulla preoccupata schivò la mossa e con abile destrezza colpì con il piatto della daga lo stomaco della sorella che si accasciò boccheggiante al suolo.
La lama della daga si poggiò sulla schiena di Helena dolcemente. In quel momento entrò nella stanza una ragazza dai capelli rossicci raccolti in uno chignon, vestita di una tunica bianca e una cintura color latte in vita. I suoi occhi violacei ammirarono stupefatti la posizione bellicosa delle due donne timorosi di aver assistito ad un litigio e quindi di subire ritorsioni per l’intrusione privata. L’adolescente abbassò immediatamente lo sguardo imbarazzato. Fleur fece sparire la lama nel fodero e la sorella ne seguì l’esempio poggiando la sua arma su una cassapanca nelle vicinanze. La giovane donna dai capelli rossi continuò a rimanere come pietrificata.
-Puoi parlare ancella. Ci sono novità? - chiese bruscamente Fleur alla ragazzina sulla porta, che parve risvegliarsi dall’asprezza delle parole pronunciate.
-Mia signora… Il Re Alexander Bertrand du Cobhiris chiede un udienza privata con lei mia signora!- Si rivolse a Helena inchinandosi leggermente col busto. Le due sorelle incrociarono gli sguardi maliziosi e sorrisero -Udienza privata? Dove?- chiese questa volta la promessa sposa.
-Nella stanza reale mia signora!- tentennò l’ancella.
-Je crois qu'il veut faire l'amour!- scherzo Helena alla sorella alzando i cipigli in maniera maliziosa. Fleur rise di gusto e annuì.
-Vai pure sorella cara. Penso che in quella disciplina sei migliore te di me!!- si burlò l’assassina. Le guance di Helena e dell’ancella si arrossarono dalla vergogna, e mentre la prima sorrise malignamente alla maestra d’armi, la seconda tenne lo sguardo incollato al pavimento di marmo.
Uscirono dalla enorme stanza adibita per la sorella della futura regina. Una camera dalle pareti bianche adornate di statue a ridosso delle mura e ad arazzi con i colori della casata. Il buco nella parete dalla forma ovale a ‘mo di finestra era velato da un tendaggio purpureo e nascondeva i pezzi di vetro a mosaico che componevano l’apertura. La porta in radica opposta alla finestra chiudeva la stanza altrimenti irraggiungibile. Un letto faceva padrone della camera. Un comodo giaciglio dalle lenzuola rosa e dalle federe bianche profumate con uno strano olio aromatico. Fleur slacciò la cintura facendola cadere sul pavimento che tintinnò al tocco della daga e lasciò che il suo corpo cadesse nelle braccia comode del lettone. Pensò alla vita che si prospettava davanti agli occhi della sorella e combattendo contro un intrepido orgoglio, fu felice per lei. Se non fosse stato per Cristianè tutto questo non sarebbe mai successo. I sogni la abbracciarono con dolcezza e la riportarono indietro di 11 anni.

-Già di ritorno maestro?- Chiese Gaël Fontaine alla figura ammantata sul destriero appena arrivata, mentre la zappa si incassava nella terra. Poi osservò con curiosità la piccola bambina alle sue spalle. Il ragazzo undicenne fermò il suo lavoro e rimase in assorta contemplazione
-Dentro al rifugio, svelto! Chiama anche Pheobe!-
-Si sta allenando in palestra. La chiamo subito!- Lasciò cadere la zappa e prese a correre verso il retro della casa visibilmente preoccupato.
Il rifugio era una casupola in legno di modeste dimensioni. Le finestre erano dei rettangoli neri dal quale si poteva avere accesso all’interno della casa agilmente se non quando in casi di assedio delle assi di egual misura potevano essere facilmente incastrate per prevenire intrusioni. Il legno della casupola era foderato con un secondo muro interno sempre dello stesso materiale. La prima parete serviva come protezione dal freddo della regione e il doppio muro per resistere agli attacchi. La porta era in noce con cardini in acciaio nati dalle mani di Guillaume Lacroix, mentre il tetto in pietra rendeva quel riparo sicuro come una fortezza a fronte di frecce infuocate o di attacchi da balista leggera. Dietro alla casupola un cubo in pietra conteneva la palestra di Cristianè Bernard dove si stava allenando Pheobe Ward. I nuovi arrivati entrarono nella casa. La bambina osservò la pulizia che albergava sovrana. Nella stanza principale, a prima veduta un parente alla lontana di un salotto ospitava un tavolo in legno con sei sedie; un piccolo camino acceso con sopra un paiolo quasi in ebollizione che emanava un fragrante profumino di minestra; Le pareti in legno resinoso contribuivano a diffondere un aroma di alberi in un bosco, così spoglie e nude senza nessun ornamento tranne per quei pochi arnesi da cucina appesi a dei chiodi. Il pavimento in fredda pietra rendeva più confortevole la convivenza e posava su tutto il perimetro della casa, comprese le due camere adiacenti alla stanza principale: La prima, più grande, vi riposavano i due (fino a quel momento) adepti del famoso assassino; La seconda invece era la camera da letto dell’uomo. Quello stesso giorno nella stanza più grande si aggiunse una terza branda di paglia per Fleur, la nuova arrivata.
-Maestro!- Gaël e Pheobe si prostrarono in ginocchio davanti a Cristianè fermi sull’uscio. L’uomo sorrise e portò avanti a se una spaesata Fleur -Ragazzi questa è la figlia dell’uomo che sono andato a trovare due giorni fa. Per cause nefaste rimarrà da noi per un po’. Trattatela bene mi raccomando!!-
L’uomo uscì e ne tornò con un sacco dove al suo interno ne estrasse cibarie, comprate in città poco prima di trovare il padre di Fleur, che distribuì a tutti i bambini e il guanto di Fleur sotto lo stupore degli altri due. La bambina lo prese e cominciò a giocarci mentre masticava del pane raffermo aspettando la zuppa preparata dal ragazzino più grande. Nella sua mente il ricordo del giorno prima, della picca nel corpo di suo padre e i suoi occhi vitrei nella pozza di sangue. Suo padre o senza i convenevoli, il suo papà. Morto da innocente per errore. Come riportava la pergamena? “Per ordine di Sua Altezza il Re Anaïs Leclerc du Targis, regnante di Targis…” Fleur era decisa già all’età di 6 anni a vendicarsi della morte di suo padre verso la figura del Re.
Strinse i pugni e osservò il guanto sul tavolo al suo fianco. Si, era proprio decisa a farlo.
Cristianè captò dai gesti, i pensieri della fanciulla e avvicinandosi le sussurrò: -So quanto ti fa male dentro Fleur. Per me tuo padre era un grande amico e la sua morte è assai dolorosa. Se vuoi posso insegnarti come difendere te stessa e le persone a te care, ma non devi pensare assolutamente a vendicarti di ciò che è stato fatto! Certe cose non possono essere cancellate, ma altre possono essere rimediate. Cara Fleur, per l’amicizia di tuo padre, io mi prenderò cura di te. A sfera ti conoscono, non puoi tornare. Almeno per il momento. Vuoi imparare come difenderti piccola Fleur?-
La bambina non scostando lo sguardo dal Katar annuì. Lo fece con tutta se stessa: coraggio per difendere se stessa e i suoi cari; tristezza per la perdita della persona che amava; gioia per non essere sola in quei momenti nefasti; fierezza per le scelte mature che si prefissava mantenere. Una bambina può anche essere piccola ma nel dolore si avverte una crescita ed una forza nel continuare a non mollare mai. E Fleur strinse più assiduamente i pugni, guardò in faccia l’interlocutore e annuì -SI signor Cristianè. Per tutti quelli che hanno bisogno. SI!- Si sentiva un eroina.

-Madame Fleur!- Un omino bassetto e grassottello entro ossequioso a testa bassa nella camera della fortezza di Cobhiris. Fleur aprì gli occhi di ghiaccio e squadrò il soffitto bianco. Si ricordò immediatamente che era nuda sul letto e i suoi vestiti sulla sedia. Con un rapido balzo si arrotolò la coperta sul corpo rosa e cercò il suo Katar. Si fermò a fare mente locale, quindi si girò verso l’ometto immobilizzandolo con uno sguardo gelido -Se ci provi un'altra volta ti ammazzo! Non si bussa nella camera di una signora?-
-Mi scusi! Mi scusi! Non accadrà più lo giuro!- strillò umilmente perdono il paffuto paggio, ma a Fleur non scappò l’occhio soddisfatto dell’uomo al pensiero del suo corpo nudo. Decise di lasciare perdere -Anche perché se ricapita sarà l’ultima cosa che vedrai! Di che cosa hai bisogno?- e mentre parlava si accorse che nella mano dell’omino vi era una pergamena chiusa in ceralacca. Sapeva già chi era il mittente.
-Una lettera da Calvin Butler di SkyWorp, Madame Fleur! Per lei!-
Nel cuore della ragazza si accese un fuocherello di passione e ardore oltre alla bramosia per la lettura immediata del plico.
Quando l’ometto se ne andò la giovane donna staccò la ceralacca e srotolò il messaggio.
Riportava questo testo:
“Cara Fleur, mia amata.
Spero con tutto il cuore che questa lettera ti giunga mentre alloggi nel castello di Alexander Bertrand in Cobhiris. Ogni giorno osservo le stelle e la stella più luminosa tra tutte mi ricorda la tua bellezza così pura e sensuale. La tua mancanza da SkyWorp strugge il mio cuore, e rimango in attesa del tuo arrivo o di un tuo messaggio.
Mio fratello è stato investito del ruolo di cavaliere dal Re Eric Moore tre settimane dopo la tua partenza e io sono diventato suo scudiero il giorno dopo. Darren non vede l’ora di misurarsi ancora con te in un duello, e sembra convinto di poterti battere. Ti manda i suoi saluti.
A volte mi sembra di vederti per le strade della città e quando provo a scoprirlo con mio rammarico scopro che ho sbagliato. Ho ancora in mente la fragranza stupenda che indossi quando i nostri corpi si incontrano e la tua pelle delicata così gentile e liscia. Sento irrimediabilmente la tua mancanza e sai che non ho scrupoli nell’infrangere le regole. A SkyWorp sei bene accetta anche in questo periodo turbolento.
Tanti saluti quanti sono i fiori del nostro prato, là dove tu rimani quello più bello.
Tuo Calvin Butler.
Fleur stringeva la dura carta della lettera con gli occhi lucidi di felicità. Una lacrima ne discese sulla guancia, prontamente arrestata dal palmo della ragazza. Nella sua mente vi era un turbinio di emozioni, ma quello che prevaricava sugli altri era senza dubbio la gioia.
Si avvicinò allo specchio posto davanti al letto e maledicendo quei capelli disordinati decise di andare a fare un bagno. Si vestì di tutto punto e capelli al vento marciò verso l’uscita.
Lungo in corridoio del secondo piano non si vedeva anima viva se non qualche ragnetto sulle pareti in pietra che si rifugiava dalla paura nelle fenditure. Svoltando il primo angolo notò una serva di corte giocare con una piccola spada cercando di mimare fendenti e affondi con grande difficoltà. Quando si accorse di Fleur con un sobbalzo fece cadere l’oggetto che risuonò sulla pietra e cercò di dare spiegazioni tentennando mezze parole.
-Tranquilla, tranquilla!- le sorrise per confortarla -Mi chiedevo… Posso fare un bagno?-
-Certamente Madame. Padrona mia lo preparo subito!- Con un inchino fece per allontanarsi.
-Aspetta!!- La bloccò sul nascere Fleur -Preparamelo e basta. Sono abituata a farmelo da sola, non ho bisogno che qualcuno mi lavi e soprattutto che mi rivesta. Prima però vieni qui!-
La giovane servitrice si avvicinò. Fleur avvicinò la bocca al suo orecchio e le sussurrò -Non dirò nulla promesso. Però se vuoi imparare a combattere basta solo che bussi alla mia porta! Ora puoi andare a preparare la vasca!-. La serva si inchinò profondamente tenendo la veste con le dita e abbassando gambe e testa, e partì verso il bagno sorridendo. Fleur volse lo sguardo al panorama che si stendeva oltre alla finestra, e il pensiero principale volse al suo Calvin Butler.
L’acqua della vasca era magnificamente calda, così rilassante e purificante. I sali da bagno usati facevano risaltare un profumo di rose e pesche e Fleur si ritrovò a pensare. Ma non a Calvin Butler, quanto più al giorno in cui arrivò a casa di Cristianè Bernard.

La minestra calava lentamente nel piatto sul tavolo davanti alle quattro figure nella camera. Il silenzio regnava sovrano finché Gaël non lo ruppe esordendo rivolto alla bambina nuova -Come ti chiami tu?-
-Fleur Lacroix, per servirla-
-Fleur, qui non si serve nessuno!! Tu sei padrona solo di te stessa!- Precisò Cristianè introducendosi nel discorso. La bambina osservandolo mestamente annuì timida, ma Gaël rimboccò: -E come mai sei qui?-
Fleur seguitò per rispondere, ma l’interruppe il maestro che rispose: -E’ qui perché ha perso qualcuno esattamente come te piccolo Gaël! Il nostro compito sarà quello di istruire la piccolina per diventare come noi!-
-Ma maestro! Sono due bambine! Non capisco cosa ci fanno qui!!!-
-Spiegati meglio Gaël-
Il bambino guardò le due presenze femminili nella stanza con aria stizzosa -Sono due femmine. Non potranno mai diventare delle brave assassine!!-
Fleur rimase sgomenta. Assassina aveva appena pronunziato quel giovane ragazzo biondo dagli occhi verdi. Lei non voleva essere un assassina, ma solo proteggere chi aveva bisogno
-Gaël per Dio!! Voi non siete assassini e rifletti su ciò che hai detto! Se io nella mia vita ho abbracciato l’arte dell’assassinio mercenario è stato solo per le mie capacità e la morbosa voglia di danaro. Per qualche moneta ho ucciso delle persone, esattamente come gli assassini dei tuoi genitori hanno fatto! Poi ho capito! Ho capito che era sbagliato! Che la vita è un dono cui hanno diritto solo le persone meritevoli. Per quello vi sto istruendo: Per vedere da voi, chi ha diritto di vivere e chi no, per proteggere altri bambini come voi dalle perdite famigliari. Gaël caro, tu sei il mio primo discepolo, non mi cadere in tentazioni omicide. Agisci secondo il bene di Yorpach. Per quanto riguarda le femmine come “assassine” perché non possono esservene? Non hanno due braccia come te? Non hanno due gambe come te? Non hanno un cervello come te? Pensi che non abbiano forza per imbracciare una spada? Ah che stolto. Guarda cosa usa la piccola Fleur. Quel guanto lo sa alzare perfino una bambina, figurati da adulta cosa può fare!-
Ma Cristianè aveva già capito il motivo del disappunto del suo primo allievo dagli sguardi affascinati che egli lanciava nella direzione dell’ultima arrivata. Sorrise dentro se e incrociando le braccia annuì -Bene giovani promesse! Voi due avete pomeriggio libero, ma tu…- e indicò la piccola Fleur -...Tu vieni in palestra con me. È ora che inizi a capire quello che insegno a queste pesti!-
-Prendi quella daga Fleur!- ordinò Cristianè, all’ingresso della piccola palestra, alla piccola confusa bimba davanti a lui, indicando una rastrelliera piena di armi dalla quale in evidenza si vedeva un piccolo spadino di 20 cm sporgere ad un estremità. Cristianè sfilò dal fodero sulla cintura la sua lama, un coltello lungo sui 25 cm. La bambina tornò dal maestro con l’arma, tenendola con una mano in modo maldestro. L’uomo capì subito che la graziosa fanciulla non aveva mai toccato un arma prima di allora.
Fleur era terrorizzata dalla statura raddoppiata rispetto alla sua, ma cercò comunque di darsi coraggio pensando alla morte di suo padre mentre cercava di proteggerla. Nella mente gli occhi vitrei di suo papà, la caduta, il sonoro tonfo, il sangue che zampillava. Chiuse gli occhi dalla rabbia e urlò di rabbia, di frustrazione, di odio, di disperazione, di dolore. Urlava e piangeva. Cristianè rimase esterrefatto. Fleur si inginocchiò tenendosi la pancia mentre furiose lacrime le scorrevano sul viso. Tutti i sentimenti repressi vennero fuori in quel momento. Poi con una carica improvvisa calò il corto spadino sulla superficie legnosa del pavimento della palestra che rimbalzò rumorosamente. Con l’oscurità delle palpebre rivide nella mente la tozza figura del soldato che uccise il padre. Lo vide vivo, mentre rideva amaro sul corpo di Guillaume. Lei lo osservò con odio e partì alla carica per ucciderlo. La guardia reale rimase immobile dall’assoluta quanto inaspettata mossa della bambina, che con un solo gesto graffiò la gamba dell’uomo con la lama del suo spadino. Poi aprì gli occhi accorgendosi che effettivamente la sua spada era sporca di sangue e che al suo fianco un fiero Cristianè poggiò la mano sulla spalla della bimba mentre la sua gamba zampillava fluido rossastro -Fleur, sei rapida e agile! Non ho fatto in tempo a pararlo!!-
La fanciulla lasciò la presa sull’arma portandosi le mani vergognosamente alla bocca ed azzardò -Mi… Mi scusi signor Cristianè!! n'était pas mon intention de le faire!!! s'il vous plaît Monsieur Cristianè, Pardonnez-moi de ce que j'ai fait…-
-Stai tranquilla piccolo fiore. Lascia stare la lingua di Sfera e parla quella di Yorpach. Hai dimostrato di avere grinta, tenacia e determinazione. Sono le doti necessarie se vuoi diventare quello che ti prospetti. Ora vado a medicarmi con delle erbe e torno dopo. Intanto allenati un po’ da sola. Cerca di trovare un equilibrio tra spada e mente. Quando torno, ti insegno delle mosse.- e lo disse con un sorriso orgoglioso. Fleur annuì serena e improvvisò un sorriso. L’uomo si allontanò zoppicando lasciando la bambina da sola sul pavimento di legno della palestra. Sola con i suoi pensieri.

Sola come in quella sfarzosa vasca di legno cesellato nella roccaforte del Re di Cobhiris, mentre gli effluvi naturali dei Sali disciolti nell’acqua la ristoravano. Osservò il foro sul pavimento a ridosso del muro, a pochi passi da dove giaceva. Sentiva in effetti uno strano stimolo corporale. Si erse dalla vasca silenziosamente ed afferrando il panno lasciatole dalla serva se lo fasciò intorno al corpo avvicinandosi al rudimentale gabinetto. Espletati i bisogni corporei tornò a pulirsi nella tinozza tiepida uscendone fresca e pulita come una rosa.
S’adagiò la tunica nera sul corpo e calzò anche un calzone aderente cucitosi da sola per le cavalcate e per non mostrare le sue preziosità femminili durante i movimenti. Infilatasi le comode calzature in stoffa uscì a grandi falcate dal bagno verso l’uscita della rocca.
Appena fuori volse lo sguardo alle scuderie situate proprio a fianco del torrione centrale dove un giovane Daniel Dumas strigliava il suo cavallo da battaglia “Daarig” con grande cura. Si inchinò alla splendida fanciulla bionda entrata nella stalla salutandola con i cortesi convenevoli. Fleur chiese al giovane cavaliere bruno dagl’occhi cobalto dove fosse il proprio cavallo, e questi del tutto ammaliato dalla bellezza della donna l’accompagnò.
Il Camargue bianco uscì al galoppo dalle scuderie portando sulle proprie spalle la bellezza scultorea di Fleur Lacroix in direzione del Regno di SkyWorp, dal suo amato Calvin Butler.

Thursday, February 11, 2010

Le memorie di Yorpach: La fuga

Questo é un "Sequel/Spin off" del racconto "La battaglia dei due regni" presente su questo Blog. Consiglio al lettore di aver concluso la lettura del racconto principale prima di proseguire con questo scritto.

Schibrio



TUM TUM TUM
Un sonoro bussare sulla porta in mogano svegliò dal sonno profondo Victor Lefevre. Alzò un cipiglio castano e osservò il duro legno scuro dell’ingresso dallo scranno dove tranquillamente pisolava. Sperò che non fosse un controllo del comandante e a voce ferma chiese l’identificazione. Nessuna risposta. Pensò ad uno scherzo di qualche buontempone. Chiuse bofonchiando le palpebre pesanti e appoggiò la testa alla dura roccia cercando di riprendere il sonno interrotto.
La porta bussò di nuovo.
Le palpebre scattarono leste e gli occhi marroni squadrarono il rettangolo buio della porta. Provò di nuovo a domandare di riconoscere le proprie generalità a chiunque avesse bussato. Stessa risposta precedente, silenzio assoluto.
Alzò la poderosa mole dallo scranno con aria dubbiosa. La divisa nera con una torre bianca sulla parte pettorale era indosso a quell’uomo sulla quarantina. Cicatrice sulla guancia destra, barba incolta e lunga qualche centimetro, naso a patata, taglio degli occhi sottile e fronte rugosa completavano il viso burbero di Victor.
A fianco del tavolo pieno di documenti dove stava riposando pochi attimi prima trovò la picca e l’elmo che aveva appoggiato qualche ora prima. La luce delle torce rischiarava debolmente quella stanza priva di finestre. Inforcò l’elmo sulla testa e mosse un passo verso la porta con crescente tensione. L’elmo copriva il cranio lasciando spazio al viso in modo da essere più reattivi durante gli attacchi con lo sfavore però di essere più vulnerabili ai colpi portati al volto. La porta era munita di spioncino e l’omone lo sfruttò per dare un’occhiata all’esterno. La strada deserta era piastrellata con sassi schiacciati e in lontananza si udivano zoccoli di cavallo e urla di bambini festosi. Victor pensò che probabilmente era in corso la sfilata dei cavalli militari del Re e fece spallucce. Sentì una voce femminile chiedere aiuto nelle vicinanze e provò il crescente impulso di vedere cosa stesse accadendo. Con la mano sulla trave di chiusura si arrestò pensando a un espediente per entrare. Osservò di nuovo la strada deserta dallo spioncino cercando di sporgere la vista il più possibile. A destra riuscì a vedere mezzo carretto abbandonato sul ciglio della strada mentre a sinistra vide il proseguimento della strada deserta. Davanti a lui una casupola in pietra all’apparenza vuota. La voce della donna non tornò. Martellò un pensiero, che l’avessero uccisa? Sfilò la trave dalla porta e aprì l’uscio verso l’esterno. Fece un passo guardando con circospezione i dintorni rimanendo sulla soglia. Si aspettava di vedere un cadavere vicino al carretto abbandonato, ma quello che trovò fu una daga.
Proprio dritta in gola, scagliata da una mano spuntata dal cornicione proprio sopra il portone. Gorgogliò qualche parola incomprensibile portandosi le mani alla gola e arretrando spaventato. Un’ombra scese dal cornicione e con agilità toccò terra con quelle scarpe di stoffa nere. Gli occhi marroni di Victor Lefevre, prima di abbandonare il mondo, squadrarono l’esile figura smascheratasi, partendo da quei piedi nascosti da scarpe scure, proseguendo per delle gambe snelle e sottili unite a delle allenate cosce occultate da lunghi pantaloni di pelle nera. Continuò poi la visione in quei secondi rimastigli di vita squadrando quei fianchi così perfetti e quel busto magro deliziato da due seni pronunciati sotto quella sensuale divisa in cuoio scuro. Mentre la testa ruotava all’indietro non mancò di osservare un viso latteo perfezionato da splendidi occhi azzurri e da quei capelli biondo oro portati in una coda. Morì avendo visto la ragazza più bella e pericolosa del regno di Yorpäch: Fleur Lacroix.
La leggiadra coda di cavallo ondulò e il viso si trovò ad osservare con occhi gelidi la porta spalancata. Piroettando su se stessa la giovane assassina colpì con un calcio l’angolo del portone chiudendolo con vigore. Percorse la buia stanza di pietra superando la scrivania sommersa da fogli ingialliti e lo scranno dove poco prima sonnecchiava la sua vittima, raggiungendo la volta di legno che dava accesso al lungo corridoio illuminato da deboli torce accese.
Entrò nell’angusto passaggio e rimase in ascolto. Avvertì deboli bisbigli provenire dalla stanza seguente, probabilmente altre due sentinelle. Annoiata dall’attesa fischiò, attirando così volutamente l’attenzione della pattuglia che immediatamente reagì.
Quattro enormi piedi calcarono la dura pietra del passaggio, quando gli occhi dei loro padroni si accorsero di un ombra verso all’ingresso dell’androne. Il primo soldato, Lucas, avvistò un luccichio metallico poco prima che il suo cuore venisse infilzato da una lama lunga 37 cm. Il secondo militare subito dietro sguainò la spada bastarda lunga 120 cm tenendola con ambo le mani pronto alla battaglia. L’ombra, per niente turbata, iniziò a correre mentre il tonfo secco del corpo in fin di vita di Lucas risuonava nello spazio tetro. Étienne, il secondo guardiano, caricò il peso della spada all’indietro per far fronte all’attacco. La lama graffiò il muro poroso del corridoio in pietra mentre i passi rapidi della figura oscura si avvicinavano. La corporatura femminile in avvicinamento saltò sul muro laterale in contrapposizione all’arma puntata. Nella mano sbocciò un Katar ad una punta, un arma lunga 15 cm con il manico adattato alla struttura del palmo per dei colpi rapidi e precisi nelle situazioni di corpo a corpo. L’assassina camminò due passi sulla parete raggiungendo l’uomo in pochi istanti, dove colpì la sentinella con un solo, preciso, affondo al collo nudo. Étienne caracollò a terra boccheggiante mentre il suo fluido vitale abbandonava il corpo unendosi a quello del compagno, e i piedi di Fleur toccavano terra. Le dita della falange del povero uomo ebbero due contrazioni muscolari prima che il cuore e il cervello smisero di dare impulsi.
La bionda letale proseguì il resto di corridoio rimasto entrando nella successiva stanza. L’armeria era abbastanza modesta. Le rastrelliere contavano una decina d’armi l’una tra alabarde, mazzafrusti, balestre, spade bastarde, spade lunghe, lance, archi, scudi e pezzi di armatura quali elmi, spalline e usberghi. La stanza era illuminata da deboli spiragli di luce esterna provenienti da feritoie strette sulle mura laterali. Il Katar rimase tra le dita della giovane donna mentre avanzava verso una rastrelliera cogliendo un pugnale di 25 cm con la mano libera. Sul muro opposto al passaggio una porta in legno celava la stanza seguente, posto che ce ne fosse una. Si approntò a scoprirlo.
Spinse la porta in un sonoro cigolio ed entrò.

-Mio signore!- Daniel Dumas si inginocchiò dinanzi al trono dove si ergeva la reale figura di Alexander Bertrand sovrano di Cobhiris. Il re indossava un completo di stoffa gialla sotto ad un mantello di lana rosso, e una corona d’oro portata sul capo. La barba nera cresceva su un viso stanco e sfibrato, con borse sotto gli occhi verdi e rughe sulla fronte. La ripresa della serenità dopo la morte prematura della giovane moglie era lenta e difficile anche a distanza di ormai quasi due anni dalla vittoria contro SkyWorp.
-Parla DD!- ordinò a voce ferma il Re, sistemandosi meglio sul trono.
-Mio signore ho una pessima notizia da riferire! Si tratta di “Dama Fleur”!-
-Ha portato a termine l’incarico?- Alexander cambiò tonalità, usando una nota ansiosa e eccitata nel contempo.
-Si mio signore! Però…- DD indugiò qualche istante prima di proseguire -è scomparsa!!-
-COME SCOMPARSA?!?- tuonò la voce irritata del Re di Cobhiris -COSA SIGNIFICA CIO’??-
-Non so come rispondere Maestà! Mi è stato riferito dalla serva di Fleur che non è rientrata la notte scorsa e manca anche stamane!-
La figura reale meditò qualche istante prima di deporre la sua decisione -DD trova Kishma Moreau e cercatela insieme. No non cercatela, trovatela!!! Trovala e portala da me! Prima porta da me la serva, dovrei farle delle domande!!-
-Si mio signore!- DD si alzò e voltandosi venne richiamato dal suo superiore
-DD, se fallisci ti manderò a fare compagnia a Darren Butler! Non mi deludere!-

La mano stanca lasciò cadere la ciotola vuota sul pavimento delle segrete della rocca di Cobhiris. Il nero di quegli occhi privati della vita libera fissavano distrattamente le sbarre della cella dove era segregato da quasi due anni come prigioniero di guerra in attesa del momento di essere processato. Momento che non si è mai presentato. La stanzetta, se così si può definire, era piccola e angusta. Ad un lato si trovava della paglia come giaciglio per il sonno e una piccola buca per i bisogni corporali che venivano smaltiti una volta al mese, indi per cui il tanfo di sostanze biologiche impestava l’aria creando un olezzo dall’odore vomitevole per chi non vi fosse abituato. Ma Darren Butler si era abituato ormai impotente a quel puzzo durante quella prigionia.
Nelle sue pupille scure volteggiava ancora il ricordo del campo innevato del regno di Cobhiris due anni prima, quando una giovane donna poco più che ventenne sgozzò Eric Moore, Re di SkyWorp. Storef, il cavallo di Darren Butler, era ancora al galoppo verso una possibile salvataggio del proprio Re, quando il corpo privo di vita di Eric Moore lasciò il regno di Ɏorpäch inondando di liquido scuro il bianco candido della neve pomeridiana del primo giorno dell’anno. Sgomento dalla sconfitta subita dal suo regno fece cadere le armi e si arrese al suo destino. Il cavallo si arrestò lentamente all’approssimarsi dei due combattenti a fianco della figura morta di Eric Moore, nell’ordine alfabetico di Daniel Dumas e Fleur Lacroix. DD fece per sguainare la spada ma venne bloccato da Fleur accortasi dello stato arrendevole del nemico. Passarono attimi silenziosi fino all’arrivo di Alexander Bertrand in groppa al suo cavallo da battaglia Schibrio. Il Re di Cobhiris osservò la corporatura reale riversa nella neve con gioia non nascondendo però l’angoscia per la perdita della donna amata. Alzò lo sguardo verso il cavaliere imbattuto rassegnato al suo destino e pronunziò -Darren Butler, cavaliere e protettore del Re di SkyWorp, il tuo regno ha subito una sconfitta dopo aver attaccato senza ritegno e motivo il mio Reame. Hai agito per salvaguardare la libertà della tua famiglia e hai affrontato questa battaglia per volere del tuo superiore. Ti dichiaro perciò in stato di arresto come prigioniero di guerra ed abiterai nelle segrete del regno fino a che non verrai processato e quindi deciso sulla tua sorte. Accetti questa proposta o preferisci morire con onore a fianco del tuo Re?-
Darren Butler rise amaramente. Passare il resto dei suoi giorni in una segreta buia e umida ad aspettare un giudizio che sicuramente sarà stato negativo non era una prospettiva interessante. Stava per replicare la seconda proposta quando due occhi di ghiaccio si piazzarono davanti ai suoi mentre una mano soffice e delicata gli voltava leggermente la testa di lato. Poi vide gli occhi avvicinarsi con violenza al viso e sentì un dolore acuto alla tempia. La vista iniziò ad annebbiarsi e l’udito ad abbassarsi. Vide il terreno innevato avvicinarsi sempre più e delle scarpe di stoffa scure avvicinarsi. Infine sentì una voce femminile ordinare -Portiamolo via!- prima che la mente del cavaliere andasse nel regno delle fantasie.
Si risvegliò nella stessa cella che avrebbe osservato due anni più tardi posando una ciotola vuota sul pavimento, rendendosi conto di essere vivo.
Ogni giorno era sorvegliato costantemente da due guardie con l’ordine di bloccare qualsiasi tipo di suicidio o fuga il prigioniero avesse intenzione di utilizzare e più di una volta è stato barbaramente percosso per futili motivi. Il cibo e l’acqua veniva regolarmente distribuito una volta al dì attraverso le spesse sbarre d’acciaio che delimitavano la cella con l’anfitrione di guardia. Più di una volta Darren Butler invidiò i suoi carcerieri, liberi di poter uscire all’aria aperta durante il cambio della guardia; Molto spesso pensava alla compagna che avrebbe dovuto sposare a guerra finita, al figlio nato dalla loro unione e a suo fratello che sperava fosse finalmente entrato nel regno dei cieli e ogni volta che accadeva si lasciava andare in un pianto disperato: li amava tutti e tre.
Sulla soglia dei trent’anni Darren Butler era un corpo privato dell’anima, scaraventato in una cella fetida, aggregato alla compagnia di ratti e ragni, disidratato, malmenato e lasciato a marcire. Morto, ma cosciente. Vivo, ma distrutto.

Mentre Darren Butler si trovava immerso nei pensieri in una cella protetta da due guardie poco lontano da lì, Fleur entrava nella stanza adiacente alla piccola armeria della struttura. Proprio durante l’ultima missione portata a termine due giorni prima scoprì che qualcuno aveva l’intenzione di aiutare la fuga di Darren Butler dalla prigione di Cobhiris. La stanza illuminata da feritoie simili a quelle della piccola armeria presentava un aspetto malconcio: otto brande erano disposte metà sul lato sinistro e metà su quello opposto. Il pavimento era di pietra ruvida così come le pareti. Fleur fece un rapido calcolo. Tre sentinelle erano uscite al mattino e sarebbero rientrate alla sera per il cambio; altre tre erano morte per mano sua nel corridoio e all’ingresso; ne mancavano altre due se i calcoli non erano sbagliati. La giovane bionda era in grado di leggere e scrivere oltre che contare grazie agli insegnamenti di Cristianè Bernard, il famoso assassino di Ɏorpäch, che istruì lei e la rivale Pheobe Ward prima di diventare la moglie di Eric Moore sia nell’arte dell’assassinio che in quello scolastico.
Chiuse gli occhi annusando l’aria rarefatta pensò alla cicatrice che portava sulla schiena, un dono del nemico che sarebbe scappato a breve dalle segrete di Cobhiris. I ricordi si diradavano e superavano le barriere del tempo nella mente dell’assassina fino ad arrivare al momento in cui il cavaliere imbattuto posava dinanzi al Re a battaglia finita due anni prima.
-Darren Butler, cavaliere e protettore del Re di SkyWorp, il tuo regno ha subito una sconfitta dopo aver attaccato senza ritegno e motivo il mio Reame. Hai agito per salvaguardare la libertà della tua famiglia e hai affrontato questa battaglia per volere del tuo superiore. Ti dichiaro perciò in stato di arresto come prigioniero di guerra ed abiterai nelle segrete del regno fino a che non verrai processato e quindi deciso sulla tua sorte. Accetti questa proposta o preferisci morire con onore a fianco del tuo Re?-
Darren Butler si mise a ridere. Fleur, ancora dolorante per la ferita infertale, prese la decisione di mantenere in vita il suo nemico per vederne la sofferenza durante gli anni di prigionia. Lo tramortì con una testata e insieme al compagno Daniel Dumas lo portarono nelle segrete del regno sorvegliato costantemente dai soldati a servizio di Alexander Bertrand rimasti vivi dopo la battaglia: I soldati scelti presidianti della Torre Est.
Le palpebre si dischiusero e due occhi azzurro ghiaccio scrutarono l’alloggio fino alla successiva porta.
-mon dieu!! combien de portes!!!- bestemmiò Fleur seccata dalle numerose porte. Doveva far presto, a breve sarebbe avvenuta la fuga di un prigioniero di guerra. Si avvicinò al portone e lo spinse con ambo le mani. Una spada calò verso la ragazza mentre un fiotto di luce artificiale le illuminava il viso.

-Darren Butler, il cavaliere imbattuto del regno di SkyWorp! Non hai una bella cera-
Il cuore di Darren Butler per poco non esplose.
-Tu…- Incapace di credere all’evento, la testa del detenuto si scosse in diniego. Da dietro alle sbarre riusciva a vedere, avvolta dalla luce artificiale delle candele, quella donna di trent’anni ancora avviluppata della sua sensuale bellezza. L’ex cavaliere osservò quella forma ondulata di capelli castano rossastri e gli occhi neri e duri della figura femminile. Il corpo era coperto con una veste lunga e bianca che le copriva spalle e piedi. Le braccia nude e piccole prendevano il colore pallido della pelle e terminavano con dei tintinnanti bracciali d’oro sui polsi. Una mano stringeva la chiave della cella e l’altra poggiava sull’elsa della spada che portava in vita.
-Mia amata! Ho pensato a te e a nostro figlio tutti i giorni! Mi siete mancati!- Sul volto del passato guerriero lacrime di gioia scivolavano copiose e pulivano le zone sporche dal lerciume. Allungò la mano verso la sbarra scrutando il viso sorridente della sua amata. Il suo pensiero volse alla libertà e al ricongiungimento con la sua famiglia, quando la voce ferma della donna lo informò -Nostro figlio è morto Darren!- La mano quasi contro il freddo metallo della cella si bloccò a mezz’aria come tenuta da fili invisibili e ascoltò con angoscia il proseguo della notizia -Ucciso dalle guardie reali di Cobhiris dopo la presa di SkyWorp! Lui e molti altri. Ho dovuto allearmi a Cobhiris per salvaguardare la mia vita!-
L’urlo angoscioso a stento si bloccava nella gola dell’uomo in preda ad una isteria mentale. La perdita del figlio era una notizia troppo sconcertante.
-Io…-
-Non ti preoccupare. A breve dovresti essere libero abbastanza per sfogarti!-
Ma Darren Butler voleva morire. Tutte le angherie subite, le umiliazioni, e l’ultima notizia hanno eliminato l’ultimo briciolo di umanità nell’uomo che era. Un clangore vicino allarmò la donna davanti la cella che sfoderando la spada si posizionò davanti alla porta.
Interminabili momenti passarono, Darren Butler in silenzio cercava di non far scoprire la posizione alla sua amata, lei di rimando restava immobile pronta ad affrontare l’intruso, quando la porta si spalancò. La donna castana calò la spada su Fleur Lacroix che proprio quel giorno compiva 23 anni. La bionda ragazza si spostò di lato schivando il colpo e con un calcio incastrò la lama tra il suo piede e lo stipite della porta tra gli occhi increduli della compagna del guerriero. Il Katar comparve di nuovo e graffiò il braccio della figura femminile nemica che lasciando l’arma si allontanò dalla porta. Fleur entrò calciando nella stanza precedente l’arma abbandonata. Squadrò la donna con in mano le chiavi della cella e sorrise -Buona giornata Kishma Moreau! Cosa ci fai quaggiù?- chiese alla figura bianca con una nota di sarcasmo.
-Stavo per chiederti la stessa cosa Fleur Lacroix! Ti cerchiamo tutti alla rocca… Un momento… Non dirmi che tu…- Kishma sgranò gli occhi
Il Katar penetrò nella spalla della donna con precisione chirurgica. Il dolore arrivò immediato e la veste bianca si colorò di rosso sotto l’urlo di terrore del prigioniero segregato.
-E stai zitto tu!!- Inveì la bionda verso il detenuto. Un foulard di seta bianco precedentemente allacciato con un nodo a cappio magicamente apparve nelle mani di Kishma chiudendosi con estrema velocità nel polso della avversaria. Fleur se ne accorse provando a liberarsi senza riuscirci. Il nastro bianco passò attraverso una delle sbarre tornando nelle mani della donna che tirando con forza scaraventò la rivale contro la cella con un clangore vibrante. Il Katar spezzò la trappola mentre una agile forma scivolava fuori dalla stanza divincolandosi dall’attacco. Una sentinella, allarmata dal rumore,apparve dalle scale vicino al portone. Le scale portavano alle altre segrete della rocca dove ulteriori prigionieri erano reclusi. Fleur subito allarmò il guardiano indicando la porta al suo fianco e spiegando brevemente la fuga del bandito. Darren Butler era pietrificato. La sua unica possibilità era sfumata a causa di Fleur Lacroix, quando avvenne l’incredibile. Il Katar affondò nella nuca della sentinella voltatasi verso il portone e un sorriso apparve sulle labbra della giovane donna.
-Ora decidi: O aspetti che la tua morte sopraggiunga domani con la Forca o esci di qui e torni ad essere quello di un tempo?-
Darren Butler si accigliò -Parli con me?-
-No parlo con la guardia morta!- rispose stizzita Fleur guardandolo -Imbecille! Certo che parlo con te!-
-Si sono finalmente decisi a darmi una fine?- proseguì domandando l’uomo
-Stai zitto e ascolta Darren!!- Fleur si avvicinò alla sagoma moribonda del prigioniero incollando lo sguardo al suo -Sono passati due anni. Tu non sai nemmeno cos’è successo dopo la tua prigionia. Sei stato dimenticato, recluso, dichiarato morto e sepolto. Solo una settimana fa, prima che partissi per una missione che il Re ha deciso di eliminare tutti i prigionieri per… dare un esempio alla popolazione di cosa succede a chi trasgredisce le leggi. La tua data è fissata per domani mattina. Ci sono delle esercitazioni oggi in città e operai stanno montando il palco per le esecuzioni…-
-E tu sei venuta qui per assicurarti che la mia fine sopraggiunga affrontando la mia amata e riducendola in fin di vita vero???? L’assassina del Re: Fleur Lacroix, una sporca sgualdrina al servizio di sua maestà “ti lascio marcire laggiù fino alla forca” che dio vi maledica!!!-
Fleur rise. La sua risata era pura e cristallina e lambiva le segrete risuonando gioiosa. L’ex cavaliere si infuriò calciando le sbarre nervosamente.
-Mi assicuro che la tua fine sopraggiunga ammazzando le guardie, Darren?!?- Il carcerato la osservò dubbioso, ascoltando le sue parole -Il tempo stringe e tu devi uscire di qui!-
Il Katar si infilò nella chiavistello della cella e iniziò a armeggiare la serratura sotto gli occhi increduli di un individuo dimenticato.
-Perché stai facendo questo Fleur? E perché non hai aiutato la mia amata?-
-Perché la tua amata ora è dalla parte del nemic… Ascolta… l’ultima missione che ho affrontato mi ha aperto gli occhi e noi tutti siamo in grave pericolo. Tu, io, tuo figlio…-
-E’ vivo? O dio sia lodato… E’ in vita?-
-Si Darren! E’ vivo ma purtroppo ci sono diverse cose che devi sapere…- la serratura scattò e la porta si aprì cigolando -Ecco fatto! Te le dico in viaggio. Ora usciamo da qui e allontaniamoci dalla capitale!-
Darren Butler si immobilizzò sulla porta disorientato -Quale capitale?-
-Te l’ho detto che ci sono molte cose che devi ancora sapere!- rispose Fleur facendo spalluccie -Muoviti ora se non vuoi che ti porti io sulle spalle- additandogli la testa in ricordo di due anni prima.
Le gambe del fuggiasco si mossero dalla gabbia lasciandola definitivamente.

Le gambe correvano stanche, la perdita di sangue la stava indebolendo. La mano teneva un lembo di stoffa come tampone sulla ferita alla spalla. Kishma era furiosa con la traditrice del regno. Nei suoi pensieri sapeva che ormai Darren Butler poteva essere libero e quindi arrivare alla verità. Quando aveva architettato il sistema per eliminarlo con l’approvazione del Re non aveva fatto i conti con un possibile tradimento. Non era ancora brava come Fleur Lacroix, ma poteva contare su strategie di attacco impeccabili. Normale che gli assassini migliori di Yorpäch fossero due donne: Più agili, più veloci e più scattanti rispetto ai goffi uomini con i loro attributi maschili che creano impaccio.
Gli operai stavano lavorando incessanti alla costruzione del patibolo quando guardarono la graziosa donna con una veste bianca insanguinata. Tornarono al lavoro dopo che questa scomparve alla loro vista dimenticandosi ben presto della figura candida.
DD scese dal suo poderoso cavallo “Daarig” con un balzo e si accinse a sostenere la caduta della donna ferita confuso dal suo stato. -Dama Murieau! Cosa accadde mia signora?-
Kishma sputò un grumo di sangue a terra prima di rispondere con voce strozzata -Fleur… DD… cc…di… Fleur… t…a…tri…e…-
-GUARDIEEEE!!!- chiamò DD ad un piccolo plotone nei dintorni estraneo alla scena.
I soldati accorsero di corsa e aiutarono Daniel a trascinare verso la rocca la donna ferita. Il pensiero di DD accorse subito alla reazione che avrebbe avuto il Re durante la visione del corpo martoriato della sua nuova compagna. Lasciò la pattuglia portare dal medico la forma insanguinata e si mise a seguire, portando anche il suo inseparabile cavallo, le tracce di sangue lasciate nella pavimentazione. Osservò i falegnami al lavoro sul patibolo sentendosi disgustato all’idea che non avessero offerto soccorso ad una donna ferita. Proseguì imperterrito verso le tracce rosse sempre meno fresche fino a giungere davanti all’entrata delle prigioni.
Seppur le suddette segrete fossero al piano sotterraneo del palazzo reale di Cobhiris, per raggiungerlo bisognava aggirare la roccaforte fino a trovarsi sul muro posteriore. Le segrete erano costruite sotto due livelli. Il primo livello comprendeva l’androne dove un ufficiale di guardia segnava le entrate e le uscite; uno stretto corridoio comunicava tra la stanza precedente e l’armeria delle guardie carcerarie; La stanza successiva invece era l’alloggio delle guardie di presidio e una porta divideva la camera dalla prima cella; La prima cella era destinata a prigionieri di guerra importanti e per due anni è stata usufruita da Darren Butler; a fianco alla porticina comunicante si trovava la discesa delle scale verso il secondo livello. Quest’ultimo ambiente era scavato in tre stanze; La prima svolgeva la funzione di magazzino dove si tenevano e preparavano i ranci per i detenuti separato dalla seconda camera da una volta in pietra; la seconda comprendeva 8 celle (quattro per lato) dedite a contenere prigionieri di guerra minori e ladri; l’ultima, non meno importante, erano stipate altre quattro locali di prigionia (due per lato) principalmente destinate ad assassini e truffatori. Fleur e Kishma non sono classificate dal Reame come assassine, ma come “Funzionari del Regno” che comporta privilegi assoluti.
Al portone di ingresso DD estrasse la spada lucente osservando, dall’uscio spalancato, il corpo a terra all’interno dell’androne. Si avvicinò all’uomo constatandone la morte e proseguì verso il corridoio con estrema attenzione. Superò i due corpi morti e notò che erano degli omicidi provocati dalle mani di un esperto nel mestiere. Quei stupendi occhi azzurri sondarono l’armeria buia in cerca di un movimento e facendo attenzione a non provocare alcun rumore si avvicinò alla porta per gli alloggi. Proseguì oltre sempre a passo felpato scrutando l’anticamera della cella dove poco prima risiedeva Darren Butler. Nessuna traccia di movimenti e rumori, tranne quelli provenienti dalle stanze inferiori. Sul pavimento della saletta due sentinelle giacevano morte in evidente stato di battaglia. Si fermò a curiosare la prima, la quale presentava un foro preciso alla base del cranio. Capì subito che vi era un assassino all’opera e scese le scale stando attento ad ogni cambiamento dell’ambiente. Il magazzino risultò vuoto e continuò imperterrito senza paura il percorso della prigione. Aprì la stanza e venne investito da un tanfo putrescente. Alcuni prigionieri chiedevano dell’acqua, altri cibo, altri urlavano e creava nell’aria una cacofonia insopportabile dove comunque risultava priva di minacce. Avanzò cercando di resistere al frastuono fino alla successiva stanza certo del ritrovamento dei fuggiaschi ma si trovò una spiacevole sorpresa. La stanza era vuota tranne che per l’unico detenuto in una delle celle macchiatosi di aver stuprato una donna per poi assassinarla.
La rabbia pervase il cavaliere dagli occhi chiari che corse verso l’uscita. Proprio quando si trovava nel corridoio che udì il nitrito del suo cavallo e gli zoccoli scalpitanti che si allontanavano. Uscì all’esterno urlando di rabbia non potendo far altro che osservare sgomento la fuga di Darren Butler e Fleur Lacroix sul suo cavallo. Daarig galoppò fedelmente e Fleur giratasi verso il suo vecchio compagno ai piedi della porta alzò la mano in segno di saluto. Un saluto beffardo.

-FUORI DA QUESTA STANZA!!!- ordinò il Re Alexander Bertrand ai servi intenti a lavare il sangue dalla donna supina nel letto. Il medico era intento a macinare delle erbe per calmare l’emorragia quando irruppe la figura reale in un evidente stato di agitazione. Si inginocchiò ai piedi del giaciglio e appena i servitori furono andati, cominciò a piangere. Il medico si avvicinò applicando un miscuglio verdastro alle ferite con estrema cautela. Kishma mosse la mano fino a toccare quella di Bertrand -Mia amata se puoi dimmi chi ti ha ridotto così! Dimmi solo il nome e farò in modo che soffra come non ha mai sofferto in tutta la sua vita!!!-
La donna ferita lasciò scivolare lungo la guancia una tenera lacrima cristallina e sforzò il volto per fissare negli occhi il suo compagno di vita, poscia con una grande sofferenza nei movimenti dichiarò -F…F…Fleur!!!-
Il colpo fu doloroso nella mente del Re. Può Fleur averlo tradito? Può l’assassina al suo servizio ferire a morte la sua futura moglie? Alexander era incredulo e confuso. Pensò che forse Fleur aveva visto il responsabile, o magari l’avesse inseguito. Per quello che, probabilmente, non si trovava quella mattina nei suoi alloggi. Kishma si addormentò per lo sforzo e il medico proseguì con le cure.
-Medico! C’è qualche possibilità di sopravvivenza?-
-Mio signore la ferita è fresca e non ha colpito punti vitali. Non ha fatto in tempo a infettarsi perché abbiamo agito rapidamente, però i rischi ci sono lo stesso. Potrebbe aver contratto il tetano se la lama non era rigogliosa e potrebbe morire nel giro di qualche settimana. Però sono fiducioso perché il sangue sembra buono!-
-Speriamo… Speriamo!!!-
In quel mentre Daniel Dumas irruppe nella stanza inginocchiandosi davanti al Re -Mio signore mi hanno informato che potevo trovarla qui. Come sono le condizioni di Dama Morieau?-
-Discrete DD. Ora e subito, chi o che cosa ha ridotto così la mia futura moglie?-
-Mio signore penso che non sia ancora pronto alla notizia però lei è il mio Re ed io ubbidisco. Fleur Lacroix ha assassinato 7 guardie e ha liberato Darren Butler. Sono fuggiti insieme! …con il mio cavallo… mio signore.-
Il Re assimilò con lentezza le informazioni, le elaborò, pensò qualche secondo a distribuire una risposta e preso da un raptus isterico sputò saliva inveendo contro il suo campione -FLEUR LACROIX??? LA MIA FLEUR??? COSA DIAMINE FACEVI MENTRE TI RUBAVA IL CAVALLO? DORMIVI? NON HAI NEMMENO UNA FERITA! NON AVETE COMBATTUTO!! IN NOME DI DIO COSA SIGNIFICA TUTTO CIO’? PERCHE’ FLEUR DOVREBBE FARMI QUESTO? DANIEL…trovala!!! Trovala, uccidila, violentala, squartala, falle ciò che vuoi… Ma voglio il suo corpo davanti ai miei occhi. VAIIIIII!!!-
-Si mio signore- Daniel si inchinò fino a toccare il pavimento con la fronte e alzandosi uscì di corsa verso le stalle.
Alexander Bertrand du Cobhiris tornò al capezzale e pregò Dio di rimettere in sesto la donna ferita tutta la notte.

-Attenta! Dietro di te!- urlò Darren Butler alla sua salvatrice. Fleur si girò poco prima che la lama colpisse il suo corpo, riuscendo a deviare il colpo. L’ultima sentinella del piano sotterraneo era salita a controllare come mai il suo collega tardasse nel ritorno scoprendone il corpo privo di vita appena vicino alle scale. L’uomo, Gilbert di nome, avvistò la giovane donna mentre apriva la cella ad un prigioniero e sfilò l’arma lentamente dal fodero per attutire il rumore. Poi con grazia scivolò dietro alla bionda e provò un fendente. Il detenuto urlò di stare in guardia e la ragazza si voltò utilizzando una passata (piede sinistro avanti e ruotare con l’anca) e evitando l’attacco. Il Katar colpì di piatto la lama avversaria (trovar spada) deviando la direzione e portandosi al suo fianco gli squarciò il basso torace. Gilbert lasciò la presa sull’arma portando le mani sulle frattaglie che fuoriuscivano dallo stomaco cadendo a terra con spasmi di dolore.
-Andiamo via!- Urlò Fleur al fuggitivo prendendolo per mano e trascinandolo per le varie stanze.
Uscirono alla luce del sole primaverile e Darren dovette proteggersi gli occhi con una mano continuando a seguire la sua salvatrice fino ad arrivare ad un carretto ai margini della strada. Si nascosero dietro e aspettarono il passaggio di qualcuno a cui rubare un mezzo di trasporto. La dea fortuna volle premiarli con il più veloce cavallo da battaglia del regno di Cobhiris. Daniel Dumas abbandonò il suo stallone per entrare nelle segrete.
-Ti ricordi come si cavalca?- sussurrò Fleur al suo compagno il quale, evidentemente risentito, imbronciò il viso con sguardo sinistro.
-Ero il miglior cavaliere di SkyWorp prima che tu diventassi adulta, Fleur Lacroix!!- rispose stizzito l’ex detenuto.
-Allora Sali su quel dannato cavallo e portaci via da qui!!!-
Darren Butler camminò verso il cavallo con naturalezza per non spaventare l’animale, gli cinse le briglie e salì sulla sella con notevole difficoltà. Fleur si avvicinò dubbiosa -Sicuro di poter cavalcare?-
-Risparmiati i commenti e sali!!! Prova te a passare due anni di vita in una sporca segreta e poi ne riparliamo!!!-
Fleur fece spallucce e salì dietro al fuggitivo. Presero il galoppo rapidamente mentre l’urlo di DD risuonava per la strada. La giovane ragazza si voltò, salutandolo con la mano.
I due fuggitivi e Daarig cavalcarono fuori da Cobhiris attraverso il portico aperto nelle mura (da poco costruite) della città.